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 APPELLO AGLI UOMINI D’ONORE

 Sono potenti.

Condizionano la scelta dei ruoli pubblici ed istituzionali, tessono relazioni con qualunque parte politica, influenzano le inchieste giudiziarie, ispirano articoli sui giornali.

Apparentemente sono puliti e cortesi, servizievoli, disponibili e anche buoni: è gente perbene, come si può pensar male di loro?

            In carcere non ci vanno, nessun tribunale riesce a mandarli dietro le sbarre, e se salgono sul banco degli imputati al limite si chiude sempre tutto fra una prescrizione e un’archiviazione.

Loro sono il Potere.

 

In carcere ci vanno gli altri. Quelli con le mani ancora sporche di sangue e con il bottino ancora nella borsa, quelli che sono continuamente costretti a nascondersi o a cambiare una cella con l’altra, quelli che non hanno abbastanza soldi per “convincere” tutti della loro innocenza.

È a loro che ci rivolgiamo a sedici anni dalla scomparsa di Elisa Claps.

 

Un tempo nel vostro mondo c’era un codice d’onore in base al quale non si faceva del male a donne e bambini; Elisa quando è scomparsa incominciava a diventare donna ma aveva ancora un cuore da bambina.

Esiste ancora quel codice? C’è ancora fra di voi chi si indigna per la sorte capitata a questa giovane ragazza? È rimasto almeno un uomo d’onore per il quale il male a donne e bambini è inammissibile e per cui nessun potente per quanti soldi possa avere merita di essere coperto?

Noi crediamo di si.

Crediamo che qualcuno fra di voi conosce la verità su Elisa. Crediamo che nei vostri ambienti qualcuno conosce i nomi degli Intoccabili e i volti del Potere che hanno coperto i responsabili o il responsabile di quella scomparsa.

È a costoro che ci rivolgiamo: noi non condividiamo le vostre scelte, e le combattiamo, siamo però convinti che vi assale spesso la rabbia quando vedete che Loro in carcere non ci vanno quasi mai, voi invece ci finite anche solo per un piccolo sospetto; voi costretti ad inventarvi di tutto per un pugno di soldi in tasca, Loro invece non sanno come spenderli per non dare troppo nell’occhio; voi sempre schivati e guardati con pregiudizio perché delinquenti, Loro invece rispettati e riveriti da tutti.

Trasformate dunque quella rabbia in scatto d’orgoglio, appellatevi a quell’onore che per voi ancora conta qualcosa e confidatevi quei nomi. Passateveli di bocca in bocca, materializzateli sulle vostre labbra, portateli alla luce del sole e fateli diventare di dominio pubblico.

Arrivate voi, lì dove la giustizia non è ancora arrivata e sia il vostro onore a ridare dignità ad una bambina che non ha fatto in tempo a diventare donna.

Non vi chiediamo di farlo per un principio di legalità o per un senso di giustizia, fatelo per Elisa.

 

P.S. Uno di voi ultimamente mi ha detto che sapeva molte cose ma non avrebbe parlato perché non è un infame: spiegategli voi che la vera infamia è il silenzio complice.

 

 

 

                    

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