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Lettera aperta sulla costruzione di una strada “normale” del Toppo Vuturo nella montagna di Terranova


Cara Direttrice,

oltre alle endemiche  condizioni di scarso sviluppo  che interessano ancora la zona del Pollino, si è aggiunta un’altra sciagura che l’ha duramente colpita:  il Parco del Pollino.

La sua realizzazione è avvenuta, per farla breve, stravolgendo completamente quello che era l’originale progetto degli anni sessanta, che prevedeva al centro di esso lo sviluppo turistico  e quindi economico, con attore principale riconosciuto l’uomo e le sue necessità, oltre che, naturalmente, la salvaguardia dell’ambiente.

Oggi i risultati , anzi i danni che l’Ente Parco ha prodotto sono sotto gli occhi di tutti. In poche parole, per non annoiare i lettori, si è calata sulla regione una specie di cappa di cemento,come quella usata per bloccare la fuoruscita del petrolio nel golfo del Messico. I divieti sono stata la strategia usata per non smuovere niente, in una sorta di imbalsamazione conservativa.

Già prima dell’avvento del Parco Nazionale, i suoi abitanti ne curavano le bellezze e ne sfruttavano le   risorse messe generosamente a disposizione dalla natura, con sagacia e sapienza, consapevoli che la loro stessa esistenza  fosse  ineluttabilmente legata alla sacra montagna di Apollo, come era avvenuto per secoli.

Oggi, rifacendomi all’articolo  sulla protesta di  Saverio De Marco, membro  dell’AIW,  contro la costruzione di una strada “normale” del Toppo Vuturo nella montagna di Terranova, adatta al collegamento sicuro per la già esistente e collaudata pista di sci di fondo, non c’è più da stupirsi su come “ragionino” tutti gli ambientalisti nostrani e nazionali. Per questi conta sempre più l’animale e non l’uomo. Basti pensare allo scempio indecoroso che centinaia, se non migliaia di cinghiali affamati hanno fatto e fanno alle campagne, distruggendo raccolti alla faccia della fatica dei poveri contadini. Ora si  sono aggiunti anche i lupi che, secondo i dati relativi ai rimborsi della Regione, stanno sbranando greggi ed armenti, perché intoccabili perchè sono una specie “protetta”, nonostante, come è evidente, pochi siano le greggi pascolanti e pochissimi i pastori addetti.

Per tornare alla strada di Terranova, c’è da dire solo un cosa: va assolutamente fatta e bene per permettere il transito  scorrevole e sicuro di macchine che trasporteranno atleti, accompagnatori e tifosi per gare di sci che, grazie soprattutto all’opera dello Sci Club di Terranova, lodevolmente organizzato e guidato dal presidente Giovanni Izzi,  serviranno  a rivitalizzare l’economia locale.

Dopo anni di ambientalismo forzato e deleterio , con cui tanti personaggi si sono costruita una solida e ben remunerata carriera politica, è ora di gridare BASTA ed invertire una rotta che, se rimanesse con il timone attuale, porterebbe altra miseria e sottosviluppo, come se non bastassero quelli che abbiamo già in abbondanza.

Fa bene il sindaco Golia di Terranova a puntare i piedi, ma sarebbe ancora più efficace che lo facesse tutta la popolazione, unita e decisa che è stufa di quello che chiama “ il Porco” del Pollino, facendo intendere , con questa espressione, la  sua totale contrarietà  a questo mostro pseudo-ambientalista.

In chiusura, mi sia consentito rivolgere un affettuoso ricordo a Beppe Scutari , di cui ero amico  sin dalla sua  permanenza a Torino. Già allora si batteva per un Parco “vivo” e non  chiuso in una orrenda camicia di forza: anche per rispetto delle sue idee è giunto il momento di fare una specie di rivoluzione copernicana, riportando l’uomo al centro dell’attività  e della vita del Pollino, come un nuovo sole irradiante benessere e non ipocrisia. 

Giovanni Labanca

 

Via Voltri, 34 Milano

 

                    

 

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