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Il futuro della Basilicata: sviluppo sostenibile o terra di conquista delle multinazionali?? La Regione Basilicata sta risentendo molto della crisi mondiale dell’economia con chiusura di fabbriche, perdita di posti di lavoro, disoccupazione, abbassamento del Pil; tutto questo è cominciato dal 2006 e continua tuttora a ritmo accelerato; al di là del contesto internazionale attuale ci chiediamo se si è sbagliato il modello di sviluppo lucano, e se vi è qualcosa di specifico che riguarda solo questa Regione. Il cittadino si chiede spesso perché i piccoli e numerosi paesi della Regione si spopolano continuamente, perché i suoi abitanti diminuiscono complessivamente ad ogni indagine demografica, perché la propria Regione non riesce a trattenere i suoi giovani, i quali dopo aver terminato il ciclo di studi medi e superiori preferisce rimanere nelle grandi e medie città della propria formazione e non fare più ritorno a casa. La risposta è semplice e disarmante: i giovani rimangono laddove vi sono il lavoro, l’accoglienza, la fruizione del tempo libero, la migliore possibilità per se e per il proprio futuro. E chi ha trascorso tutta la sua esistenza in questa Regione e che può considerarsi il passato ed il presente si chiede: quale sarà il futuro del suo territorio? A quali fattori esso è legato? E’ indubbio che la demografia e lo sviluppo sociale siano legati all’economia, alla possibilità di trovare le risorse sufficienti e necessarie per sostenerla e dare la possibilità di essere produttivi nella propria Regione, nel proprio luogo. Questa possibilità deve attraversare tutti i ceti sociali e deve trasmettersi ad ogni strato della popolazione; solo cosi si può invertire il trend attuale, bloccare la migrazione, considerare il luogo di origine quello della propria esistenza. Il fenomeno dell’inversione di tendenza è difficile che si realizzi spontaneamente, può accadere che i paesi scompaiano definitivamente tra non molti anni; per realizzare la ripresa e bloccare l’esodo deve intervenire la politica con i suoi piani, i suoi programmi, le sue scelte, i suoi investimenti. E’ chiaro che per fare questo devono essere utilizzate tutte le risorse che possiede la Regione, del suolo e del sottosuolo. Queste risorse sono l’agricoltura, il paesaggio, il turismo legato all’ambiente urbano ed extra urbano, il capitale umano, il territorio, le energie alternative. La Basilicata è l’unica regione meridionale il cui territorio non sia stato sequestrato completamente da fenomeni malavitosi e mafiosi, è nell’indole del lucano rispettare lo stato e le sue regole, fidarsi dei politici che lo governano, avere un basso indice di conflittualità sociale ed una considerazione, al di là del merito, della bontà delle scelte della politica. Vi sono in questa Regione le condizioni migliori per uscire dalla crisi economica ed occupazionale realizzando un percorso virtuoso di politiche rispettose dell’ambiente, ma nello stesso tempo efficaci e produttive. Il nostro territorio è grande rispetto alla popolazione che lo abita, si può utilizzare per ottenere energie alternative al petrolio quali il fotovoltaico (terzo in Europa), il solare termico, l’eolico, le biomasse utilizzate in loco per alimentare centrali di non più di 5 Megawatt, la stessa energia idroelettrica, alternativa ed ecologica. Questo incrementerebbe molto il settore e darebbe un grande impulso all’occupazione utilizzando risorse umane nei processi produttivi, salvaguarderebbe l’ambiente della Regione, creerebbe un modello di sviluppo alternativo alla coltivazione di combustibili fossili e al possibile impianto di centrali nucleari. Invece questa Regione rischia di diventare un immenso campo petrolifero, un’area di accoglienza di rifiuti industriali, una colonia energetica al servizio di tutto il Paese. Benché si affermi pubblicamente che il futuro energetico della Regione sarà ecocompatibile, pulito e privo di nucleare, le recenti affermazioni di organi di gestione dei servizi elettrici che dicono che “con il nucleare si alleggeriscono le bollette energetiche”, sono il preludio alla possibile allocazione di una centrale nucleare sul territorio della Regione e del sito unico delle scorie nucleari. Il pericolo Scanzano Jonico non è completamente esorcizzato, potrebbe essere riproposto da questo governo nazionale. In Basilicata vi sono le migliori condizioni per creare un modello di sviluppo alternativo alla industrializzazione selvaggia, ai campi petroliferi che non portano occupazione, alle centrali nucleari che sono un forte pericolo per l’ambiente, alle megacentrali a biomasse quali quella del Mercure e di Stigliano o alle megacentrali termoelettriche di Salandra e Pisticci, di recente autorizzate con decreto del Ministro Prestigiacomo e che rischiano di dare il colpo mortale all’area della Val Basento, dove non solo non si avviano le necessarie e dovute opere di bonifica, ma si continua a programmare l’insediamento di impianti inquinanti (si pensi all’impianto di stoccaggio del gas della Geogastock o per ultimo il progetto della porcilaia di Amadori). Noi vorremmo che la politica regionale si opponesse a tutto questo, affermiamo che queste scelte non vanno nella direzione di uno sviluppo sostenibile, che la stessa Regione deve cercare lo sviluppo economico ed il superamento della crisi occupazionale nelle risorse legate al territorio , salvaguardando la salute dei cittadini e l’ambiente in cui vivono. Potenza 20.5.2009
Dr. Vito Mazzilli Presidente della Sezione Regionale del WWF Italia
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