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La voce della Politica

A tu per tu con Gaetano Fierro

1/09/2009

Incontro Gaetano Fierro, consigliere regionale in quota UDC,vice presidente della V Commissione Regionale, a Terranova di Pollino, durante una cena conviviale in una delle pizzerie più frequentate e tipiche della Valsarmento. La serata ,particolarmente mite,è rischiarata dalla luna che inonda di flebile luce le vette del Pollino. Siamo nel cuore del Parco e,tra un assaggio e l’altro delle prelibatezze culinarie che Carmine ci propone a ritmo serrato, lo scambio di battute,comincia,ovviamente dalla situazione del Parco stesso.

- Fierro,dopo quasi venti anni,cosa ne è del Parco del Pollino:la sua gestione ha prodotto i risultati che le popolazioni locali si attendevano, in fatto di sviluppo e di crescita economica?
- Secondo il mio parere e non solo, i risultati sono stati assai inferiori alla aspettative. Come tu stesso puoi constatare,essendo di Terranova,siamo molto lontani da quelle “fantastiche “ promesse fatte al momento della sua istituzione. Qualcosa si è mosso,ma è troppo poco per poter parlare di sviluppo nel vero senso della parola. C’è stata una crescita “burocratica” dell’Ente che non ha inciso,se non in minima parte,su quello che era il principale obiettivo:lo sfruttamento della montagna per creare vera occupazione.

- Insomma,tante chiacchiere per quasi niente?
- Hai detto bene. Basti pensare che dopo tante peripezie, anche giudiziarie, si è reso necessario il commissariamento dell’Ente, che solo ora ha un nuovo presidente, Domenico Pappaterra e,cosa quanto mai insolita per parlare di rinnovamento,un “nuovo” direttore,Annibale Formica, pedina quasi irremovibile dello scacchiere dirigenziale,fin dalla sua istituzione del ’90. Il che la dice lunga sulla reale volontà di voltare pagina definitivamente.

- Il solito carrozzone politico che,come tanti altri,ha sciupato risorse dello Stato , senza garantire il raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dalla legge istitutiva e,per di più,ha quasi preso in ostaggio gli abitanti della montagna con divieti assurdi,dettati solo dalla viscerale pratica del più deleterio ambientalismo,teso solo ad imbalsamare il sistema ecologico ed economico dei paesi interessati.
- Esatto. Lo dico con grande dispiacere, perché ho molto a cuore le sorti delle popolazioni di montagna che avrebbero meritato ben altra attenzione per la soluzione dei loro problemi.

- Attualmente, in base anche alla tua esperienza di assessore alle attività produttive prima e all’agricoltura,poi, hai una ricetta,delle proposte per un miglioramento della stagnante situazione?
- Proprio in questi giorni, presso il centro “ Il Forziere” di Casalvelino,ho avanzato una proposta che,in prima analisi,può sembrare dirompente,ma se ben esaminata senza pregiudizi politici e territoriali,può dare,secondo me,risultati diversi e sicuri. Eccola:l’idea cardine è la riunificazione delle aree protette di Campania,Basilicata e Calabria,quelle del Cilento,del Pollino,della Val d’Agri e del Lagonegrese, in un unico grande Parco,come esempio di Federalismo condiviso,con una gestione burocratica più snella e,per questo,più efficiente. Un grande Parco del SUD, Mediterraneo,considerate le molteplici affinità geologiche,antropologiche e culturali delle aeree in questione.

- Vuoi dire che ci saranno un solo presidente ed un solo direttore al posto degli attuali? Se così fosse,quale sarebbe la reazione di coloro che dovrebbero lasciare la comoda poltrona di comando?
- Qui sta il punto,caro Labanca. Bisogna avere il coraggio e la lealtà intellettuale e politica di vedere al di là della propria personale convenienza,altrimenti le cose non cambieranno mai,soprattutto nella nostre Regioni del Sud. Un primo passo significativo e di alto valore simbolico e politico è stato già compiuto da ben undici comuni del Cilento che,con un apposito referendum,hanno chiesto di staccarsi dalla Campania per essere aggregati alla Basilicata.

- Insomma, il famoso progetto della Grande Lucania?
- Si proprio quello. E su questo “tentativo” vanno poi imperniati i motori di sviluppo della crescita delle nostre Terre:l’Agricoltura ed il Turismo.
- Ma non se ne parla già da una eternità di Agricoltura e Turismo,come vocazioni innate della nostra regione,senza che si sia mai addivenuti a concreti e non effimeri risultati?

- Hai toccato un tasto giusto e,allo stesso tempo,dolente. Finora,ed i fatti lo confermano, non abbiamo saputo puntare con chiarezza di programmi su queste essenziali potenzialità. Abbiamo sempre proceduto a tentoni,tanto per soddisfare,more solito, più le esigenze dei politici locali che non l’interesse generale. Abbiamo valorizzato sempre meno le zone interne e di montagna. Sotto il mio mandato, come assessore all’Agricoltura,è stato varato il Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013,finanziato con ben 670 milioni di euro,appunto per dare maggiore attenzione alle aree rurali con problemi complessivi di sviluppo,rispetto alla pianura. Finora,devo ammetterlo a malincuore, di questi soldi,e i soldi ci sono,è stata spesa solo una minima parte, per manifesta incapacità programmatica e cecità politica.

- Non è una novità quella della incapacità della nostra Regione di non saper spendere il tesoro in suo possesso e,se lo fa,i rivoli di milioni di euro si disperdono in mille operette e non finanziano nessun piano a lunga scadenza. Insomma,ci siamo sempre vantati di spendere tutte le risorse europee,ma non abbiamo mai specificato e dimostrato,cosa assai importante,quello che concretamente si è realizzato.
- Purtroppo,è così e l’andazzo non sembra cambiare,visto che anche quest’anno corriamo il rischio concreto che i famosi fondi europei ci vengano ritirati per mancanza assoluta di progettualità

- Per lo sviluppo delle aree interne,quali potranno essere le armi migliori per realizzarlo?
- Propongo una ricetta semplice e fattibile:la liberalizzazione delle attività artigianali e ricettive,così come avviene,attualmente, per il commercio. In tal modo, si superano i maledetti vincoli burocratici che,come succede nel settore dell’agriturismo, spesso ritardano o bocciano l’avvio di attività idonee a sostenere la micro- imprenditoria locale. Il moltiplicarsi di trattorie rurali,bar e servizi pubblici vari servirebbe a moltiplicare ,di conseguenza,anche il numero degli occupati,in località che,ancora oggi,registrano un alto numero di immigrati.

- D’accordo. Purtroppo,secondo me,nella nostra Lucania si ragiona sempre in termini di privilegio per gli stessi territori. In sintesi,si parla solo delle famose quattro M: Matera, Melfi, Maratea, Metapontino.Mi sembra una lettura politicamente debole del nostro territorio,non ti sembra?
- Certo,hai perfettamente ragione. Dobbiamo assolutamente uscire da questa perversa logica “protezionistica” delle solite aree ben consolidate e volgere l’attenzione anche alle aree interne,soprattutto per lo sviluppo turistico. Ci aspettavamo molto di più dal Piano messo in atto dalla Regione,visto anche il costo complessivo di quasi 150 milioni di euro spendibili nel triennio 2009-2011. Con i mezzi a disposizione e l’elevato numero del personale addetto,propongo anche una politica che spieghi le ragioni per cui il turista debba preferire la nostra regione.

- E “contro” le 4 M, cosa suggerisci;quali altri scenari si possono proporre ai visitatori?
- Nel contesto della macro area interna,indichiamo ,con chiarezza,comprensori omogenei per tradizioni socio-economiche consolidate: il Vulture Alto Bradano ,il Marmo Platano,il Potentino,la Val D’Agri, il Senisese, il Lagonegrese,il Pollino, la Collina Materana ed il Metapontino.Tutti questi territori presentano peculiarità storico-ambientali di eccellenza e noi li presentiamo non come aree separate,ma come un unicum che viene trasversalmente promosso e visitato. All’interno di questi, identifichiamo,in maniera chiara e specifica, i relativi itinerari da realizzare:delle nevi (Rifreddo-Volturino-Sirino-Pollino);delle Città d’arte (Melfi-Venosa-Acerenza-Potenza);dell’Aglianico (Rionero-Barile-Rapolla-Ginestra-Maschito-Acerenza-Venosa);i luoghi delle Dolomiti Lucane (La Grancia- il Volo dell’Angelo);la via Francigena (Viaggiano-Avigliano-Lauria-Calvello-Lagonegro); le strade del grano e del pane, le strade dell’ulivo;l’itinerario della Magna Grecia,dei castelli e dimore fortificate (Federico II),dei laghi ( Monticchio-Camastra-Pertusillo-Sirino-S.Giuliano); i sentieri dei boschi e dei parchi (Pollino-Val D’Agri-Gallipoli Cognato);l’itinerario dei Sassi di Matera e delle chiese rupestri; i luoghi della poesia e della pittura (Tursi-Valsinni-Montemurro_Aliano); il progetto del Golfo di Policastro (Praia-Tortora-Maratea-Sapri);itinerari delle isole linguistiche (comunità albanesi) ed infine,i luoghi termali e i ristori della salute (gli agriturismi).

- Davvero una serie impressionante di “ occasioni”. Ma,di grazia,chi governerà tutto questo, questa mitopoiesi?
- Con l’introduzione del Titolo V, nella recente legislatura regionale,si apre una nuova fase di collaborazione tra i vari Enti. Mi spiego:la legge regionale n.7 del 2008 sul turismo ha precisato in modo più marcato,rispetto al passato, i ruoli e le competenze di ciascun attore politico. Alla Regione spetta il compito di “Indirizzo e Coordinamento”; all’Agenzia di Promozione Turistica (APT) quello di “Promuovere” sul territorio in modo operativo,in stretta collaborazione con gli Enti locali.
- Insomma,una specie di rivoluzione copernicana in cui si introduce il principio della “decentralità” a favore delle periferie,che dovrebbero,dunque,diventare le vere protagoniste del turismo ,con programmi propri e rispondenti maggiormente alle esigenze locali.
- Ben detto. Sarà proprio cosi o almeno ci auguriamo che sia,altrimenti avremmo fatto solo chiacchiere e tanti passi indietro,con buona pace di una vita migliore per le nostre genti,ormai stufe di aspettare il momento buono e definitivo.

- Fierro, in questo scenario molto interessante ,se non intrigante,che ruolo può giocare l’oro nero della Basilicata,cioè il petrolio, se da più parti si paventano pericoli per la salute pubblica con danni molto rilevanti ed accertati per lo stesso inquinamento e l’agricoltura?
- Anche in questo settore, è indispensabile usare la testa e non lasciarsi prendere dall’euforia della perforazione. Io sostengo che sia meglio limitare l’apertura di nuovi pozzi , pianificarla in più tempo,in modo tale da spalmare più a lungo possibile i benefici economici e,al tempo stesso,ridurre anche i pericoli evidenti dell’inquinamento,perché bisogna ricordarlo con fermezza,nella Valle dell’Agri,la protagonista principale era e deve essere l’agricoltura,altrimenti verrà sconvolto tutto il sistema antropologico,altre che economico.

- Più chiaro di così si muore. Fierro, per affrontare un altro argomento che certamente ti sta a cuore: cosa è e come è Potenza,oggi? E’ la città che avevi in mente di realizzare durante i tuoi lunghi anni da sindaco o è sempre una grande e malinconica incompiuta?
- Mi tocchi un nervo scoperto e mi risvegli sentimenti e sensazioni mai sopiti. Ti dirò subito che la Potenza di oggi non corrisponde totalmente a quella che avevo immaginato e programmato,anche se mi puoi obiettare che io ne sia stato il “responsabile” politico per più di quindici anni. Avevo in mente un capoluogo di regione degno di questo nome,una specie di Città regione con servizi eccellenti,sviluppo urbanistico adeguato ad accogliere le nuove generazioni, insomma una città che,oltre all’immagine,desse anche il vero senso di Capitale. Non tutto è andato per il verso giusto. In primis, abbiamo dovuto affrontare il terremoto dell’80,di cui abbiamo ancora tante ferite aperte. Ma detto questo,la politica,in generale,non mi ha aiutato e lo stesso potere economico cittadino non mi ha supportato nel migliore dei modi e,comunque,come speravo che accadesse. Mi spiego con alcuni esempi. Potenza non ha,per esempio,una vera Università,un ateneo all’altezza di quelli delle altri regioni,per il semplice motivo che,da noi,ancora oggi,vige la “regola” politica che qualsiasi cosa si faccia a Potenza,la si debba fare,quasi per par condicio,anche a Matera ed in altre cittadine più o meno importanti,vedi Lauria o Lagonegro.In questo modo, si disperde il patrimonio culturale e si sprecano anche i soldi,con il cattivo risultato di avere sempre un servizio mutilato,tanto che,per l’Università,gli stessi studenti potentini e lucani in genere preferiscono l’emigrazione verso le sedi del Milano,in particolare. Ed è francamente un vero peccato. La stessa cosa vale per la Sanità. In questo campo,fatte le debite eccezioni, a Potenza non possiamo contare sulle eccellenze,tanto che,soprattutto i ceti più abbienti preferiscono farsi operare fuori regione.

- E per quanto riguarda la crescita urbanistica della città,visto che dall’alto Potenza sembra una piccola New York, cosa prevedevi?
- Avevo pianificato quasi il raddoppio della popolazione entro venti anni,con un ricambio generazionale che avrebbe rinnovato il tessuto connettivo culturale ed economico. Ma,anche qui,nonostante la mia buona volontà,ho trovato ostacoli insormontabili da parte di chi ha voluto fermare la città,con la conseguenza, assai negativa , che Potenza non è cresciuta,mentre,al contrario,sono cresciuti a dismisura direi, paesi limitrofi come Tito e Pignola e si assiste,così,ad un pendolarismo dannoso che ha snaturato l’humus stesso della società potentina,ne ha arrestato lo sviluppo programmato e fatta di Potenza,come giustamente tu hai ricordato , una eterna incompiuta. E me ne dolgo,come penso,se ne siano pentiti anche coloro i quali,e sono stati tanti,hanno remato contro,non rendendosi conto che hanno fatto male anche a se stessi.
- Insomma,in sintesi,possiamo amaramente affermare che la “nostra” Potenza,ancora oggi, non è né carne né pesce.
- Proprio così,carissimo Labanca, purtroppo è proprio così!
La prelibata cena è finita. La luna,intanto,è sparita nella notte,tra le Serre silenti del Pollino: l’incantata montagna dei divieti,oggi;della speranza,domani. Forse.

Giovanni Labanca



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