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La voce della Politica

«Il Pd che vorrei fare» Il programma di Adduce

12/08/2009

«Questo Partito democratico ha bisogno di rinnovare, ma anche di radicare. Deve costruire alleanze, ampie ma non indistinte, fondate su programmi solidi e vincolanti. Deve costruire un partito con regole certe e capace di dare risposte al Paese sui temi del lavoro e dell’economia anche in tempi di crisi». S a l vat o r e Adduce , già parlamentare, già consigliere regionale, già dirigente della Lega delle cooperative, ora candidato alla segreteria regionale del Pd, per la mozione Bersani, ha illustrato il proprio programma. Con l’obbligo di spiegare, innanzitutto, come mai l’area lucana che fa riferimento alla mozione Bersani non è stata in condizione di presentare un’unica candidatura (oltre ad Adduce, infatti, è in campo anche la candidatura di Roberto Speranza). Un punto di debolezza nei confronti dei candidati che si riconoscono nella mozione Franceschini (Erminio Restaino) e nella linea Marino (Sabino Altobello).
Per Adduce, «è dannosa una contrapposizione tutta teorica fra “par tito nuovo” e “partito vecchio”». «Ciò che serve - ripete lui - è un partito ben organizzato e con regole chiare al proprio interno. Con un gruppo dirigente che sia capace e autonomo. Non serve dividersi fra pro-giovani e pro-vecchi». Percui, spiega Adduce, «concretezza, radicamento e ripartenza saranno le parole d’ordine del Pd, in Italia e in Basilicata», all’interno di «un confronto costruttivo, a cominciare da una segreteria lucana indipendente, autonoma e autorevole, in grado di raccogliere le istanze delle anime del partito e portare quell'esperienza politica e istituzionale che rappresenta l’indispensabile valore aggiunto».
Adduce ha analizzato lo stato attuale del Pd: «la politica non è solo comunicazione; è necessario fare politica, scegliere, decidere e poi, ovviamente, si pone il problema di comunicare quanto si è fatto». È così, sostiene Adduce, che si costruisce «un partito concreto e radicato sul territorio». Ma, fatte le debite specificazioni, Adduce poi dice che è necessario «puntare al dialogo interno» . Un dialogo che si fonda su «programmi chiari» e sulla «tutela del dissenso». Le energie vanno non possono essere dispersi in una continua litigiosità interna.
La Basilicata stavolta non è stata capace, come invece è accaduto spesso in passato, di « fare sintesi» all’interno del partito (e neppure nella stessa area Bersani) ma, afferma Adduce, «il confronto resta un metodo necessario». Con l’impegno però, ha aggiunto, «ad accettare la regola di una conclusione e di un percorso unitario dopo il congresso».
Sul futuro del partito, Adduce ha evidenziato «l'importanza di coalizioni con partiti che condividano programmi solidi e vincolanti». E su obiettivi chiari: «il patto fra centro e periferia, ad esempio; o un patto europeo per il lavoro nell’ambito del quale riusciamo a rappresentare il mondo del lavoro (lavoratori e sindacati), quello dell’impresa, i giovani». Infine la questione delle primarie: «Il Partito democratico deve stabilire una regola valida una volta per tutte. Io credo che, soprattutto per la scelta delle posizioni istituzionali apicali, sarebbe giuste farle». Il pensiero corre alle regionali del 2010.
MIMMO SAMMARTINO
Gazzetta del Mezzogiorno



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