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La voce della Politica
| TURISMO IN BASILICATA, GRUPPO UDC: DIFENDIAMO AREE INTERNE |
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2/07/2009 | (ACR) - “Il nostro ragionamento – affermano i consiglieri regionali Fierro, Mancusi e Ruggiero - ci porta a configurare la proposta dell’Assessorato regionale al Turismo delle quattro “M” come un immaginario cerchio che circoscrive la Basilicata con quattro punti strategici: Melfi, Matera, Metapontino, Maratea, tutti allocati ai bordi della macro-area interna della regione. Ai bordi di questo simbolico cerchio si sviluppano, a senso unico, le relazioni culturali, economiche e sociali della Basilicata con il resto del Paese. Ne consegue che i turisti che arrivano da fuori regione, principalmente dai territori di prossimità, attratti da questi quattro luoghi di eccellenza e, dopo una breve sosta, secondo le statistiche, non sono portati o guidati a scoprire, salvo eccezioni, il vero cuore della Basilicata, quello delle aree interne, per intenderci della montagna che, geograficamente, rappresenta l’80 per cento dell’intero territorio lucano, anch’esso ricco di attrazioni ma sconosciuto e primitivo: comunque patrimonio unico da offrire al mondo esterno. Si ripropone, così, attraverso la proposta del Governo regionale, una specie di riedizione del Grand Tour che, come accadde due secoli fa, orienta i forestieri a lambire la Basilicata senza che essi vengano sollecitati a penetrare nel suo cuore antico per scoprirla intimamente ed apprezzarla”.
“Noi, invece – sottolineano i consiglieri regionali dell’Udc - emendiamo la proposta del Governo regionale, mettendo al centro la conoscenza e valorizzazione delle aree interne. Non a caso, nel Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, la Basilicata è stata classificata interamente territorio rurale, differenziando la montagna e la collina quale “Area rurale con problemi complessivi di sviluppo”, mentre la pianura è identificata nelle “Aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata”. All’interno di questa macro-area rurale si concentra un vasto territorio costituito dai Parchi naturali nazionali e regionali, dai siti che ricadono nella Rete natura 2000 e dai territori classificati montani dall’Istat. Si tratta di un territorio strategico per l’intero ecosistema dell’Appennino meridionale, per l’alta concentrazione di patrimonio di biodiversità che vi ricade; ma è anche il territorio, come è noto, a maggior rischio di abbandono per le difficoltà strutturali in cui si realizza l’attività economica in generale, per i fenomeni di spopolamento che lo attraversano, per la senilizzazione che caratterizza il territorio agricolo, per la polverizzazione e frammentazione delle aziende agricole. Ciononostante è un territorio vasto che presenta opportunità di sviluppo illimitate se legate ai forti caratteri di naturalità che lo caratterizzano, alla diffusa presenza di foreste, ambienti fluviali e lacustri, paesaggi mozzafiato, ad un’offerta enogastronomica ricchissima e di qualità, basata su produzioni di nicchia con molte specificità locali già orientate verso la denominazione comunitaria e la certificazione, tradizioni rurali ed emergenze storico- culturali diffuse e presenti anche nel più piccolo dei comuni. Tutte risorse, oggi, frammentate all’interno dei singoli comparti, con scarse iniziative di integrazione intersettoriale e che, ai fini delle esigenze di salvaguardia e di valorizzazione che richiede l’area, pretendono interventi finalizzati a promuovere un sistema produttivo integrato con un modello di turismo rurale e sostenibile che, nel tutelare il patrimonio di biodiversità, faccia delle produzioni di qualità, della storia e della cultura locale e della tradizionale ospitalità lucana i suoi principali punti di forza; dove il rispetto dei vincoli imposti assuma i connotati di vero e proprio “valore aggiunto” delle attività economiche e delle azioni di marketing territoriale che si realizzano sul territorio regionale. Per la forte presenza che il bosco ha in questa area, è importante la funzione che questa risorsa (oggi ancora poco tutelata e scarsamente valorizzata) può assumere anche per la produzione di biomassa da destinare alla generazione di energia rinnovabile”.
“La nostra tesi – concludono Fierro, Mancusi e Ruggiero - continua con considerazioni di fondo sempre diverse, ritenendo che l’opportunità che ci offre il turismo sia un’occasione culturale ed economica da cogliere in pieno, in quanto recupera e valorizza i posti e territori nuovi di un’area del sud, ritenuta impropriamente marginale”.
basilicatanet.it |
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