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La voce della Politica

Al ministro Sacconi (Pdl) a Potenza: fischi all'ingresso, applausi all'uscita

2/06/2009

«Interverrò su Fiat, domani stesso chiamerò Fiat. Farò un primo intervento informale perchè fino ad ora abbiamo atteso per non disturbare il negoziato su Opel, ma ora il confronto partirà». Al ministro del lavoro Maurizio Sacconi (Pdl) a Potenza non poteva andare meglio: i fischi all’ingresso, gli applausi all’uscita. Non sarebbe andata meglio nemmeno se tutto il programma del tour di campagna elettorale fissato dai vertici del suo partito fosse fissato esattamente come da previsione. E invece no. Una delegazione di operai Fiat, Plastic Component e Sistemi Sospensioni di Melfi ha deciso di portare la protesta in trasferta da Melfi alla piazza che sta avanti a quel Teatro Stabile dove il ministro doveva parlare accanto ai candidati di vertice alla Provincia di Potenza, Aurelio Pac e, e al Comune capoluogo, Peppino Molinari.

Una cinquantina di lavoratori, tenuti sotto stretto controllo dalla Digos del vicequestore Guglielmo Santimone, hanno invaso la piazza già un ora prima dell’orario fissato per l’ar - rivo delministro, «per spiegare le nostre ragioni» dicevano non credendo che quel «faccia a faccia» per il quale avevano lavorato prima il sindaco di Melfi, Er nesto Alfonso Navazio (Pdl), poi il consigliere regionale Nicola Pagliuca (Pdl) si sarebbe concretizzato. E invece no. Il ministro accetta. E prima di prendere parte all’incontro di partito dedica circa 45 minuti ai lavoratori, incontrandoli nel ridotto del teatro, mettendosi davvero (tra le perplessità del servizio d’ordine) in mezzo a loro. Prima, il ministro si era trattenuto qualche minuto con i parlamentari lucani (i senatori Guido Viceconte, Egidio Digilio e Cosimo Latronico, e il deputato Vincenzo Taddei) per gli ultimi sviluppi della vicenda, poi ha voluto far ripercorrere quella situazione dalla voce dei lavoratori.

A parlare, per tutti, è stato Peppino Cillis (lui Fiom, ma c’erano tutti, da Vincenzo Tortorelli della Uilm a Antonio Zenga della Fim da Pino Giordano dell’Ugl, a Marco Roselli della Fismic), ha ripercorso il problema dei 13 interinali da un mese senza lavoro mentre arrivano lavoratori da altre parti di Italia, del rischio che l’aumento di produzione legato ai modelli «verdi» e al restyling della «Grande Punto» (si prevedono 500 nuovi posti) non produca un occasione per i 1700 interinali lucani espulsi dal lavoro, delle richieste sindacali di attingere per metà tra i lucani e per metà da altre regioni, della chiusura dell’azienda. «Ma i sindacati hanno chiuso con Fiat per tutto?» si è informato il ministro e di fronte alla conferma si è impegnato a riavviare il confronto e ha parlato dell’«importanza, in questo momento, di mantenere, al di là del reddito, i rapporti di lavoro in essere. Per il reddito - ha spiegato - il governo dà il suo sostegno: abbiamo già trasformato la cassa integrazione straordinaria in ordinaria, e poi c’è quella in deroga. Le aziende lo sanno, ma Fiat fa finta di non capire perchè non gli va di risedersi al tavolo per fare un nuovo accordo».

E quando gli si fa notare che, pure a fronte di una sua circolare esplicativa, ci sono resistenze anche nell’Inps, senza mezzi termini dice: «Se c’è qualche funzionario troppo zelante lo prenderemo per un orecchio». «Prima avevo un contratto a termine con Ergom - dice un ragazzo in sala - poi sono stato passato interinale e da un mese sono senza lavoro. Ho 3 figli e non so che fare». «Almeno - riprende Cillis - confermino tutti gli interinali Ergom e Sistemi Sospensioni e poi si riapra il tavolo». «Interverrò su Fiat» ripete Sacconi tra gli applausi». Quei lavoratori, ora, hanno un speranza in più: il ministro è con loro. E le speranze, forse sono due. Perchè anche Confindustria Basilicata aveva fatto qualcosa in più che ascoltarli. Anche in quel caso un «faccia a faccia» tra lavoratori e sindacalisti, e presidente e direttore di Confindustria Basilicata, Attilio Martorano e Giuse ppe Car riero, sulla piazza davanti al teatro. «Bisogna dare opportunità ai lavoratori lucani», dicono i sindacati «non c’è dubbio - risponde Martorano - l’ho scritto pure io. Mi sto adoperando per risolvere una questioen che può degeneerare». E poi nel teatro, Mortorano tornerà sull’argomento parlando col ministro: «Un appello a nome dell’imprenditoria lucana - dice - non dei lavoratori, non dell’impresa: se dovesse tornare la situazione della protesta dei 21 giorni sarebbe qualcosa che pagheremmo tutti. Auspico che lei faccia un’importante opera di mediazione presso l’azienda». Come dire che la richiesta di muoversi è di tutta la Basilicata.

di GIOVANNI RIVELLI



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