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La voce della Politica
| Nucleare e petrolio, documento regioni su Ddl |
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18/05/2009 | Sul disegno di legge che avrebbe dovuto promuovere lo Sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese è auspicabile un ripensamento da parte del Governo, affinché le regioni non vengano espropriare di qualsiasi potere di intervento e di decisione su attività delicate come quelle che riguardano il nucleare e le attività estrattive. Ad esternare il disappunto delle Regioni è l'assessore regionale all'Ambiente della Basilicata, Vincenzo Santochirico, al termine della Commissione nazionale Ambiente e Protezione civile, riunitasi nel pomeriggio di oggi a Roma per una valutazione del disegno di legge 1195, il cui testo è stato approvato al Senato e passerà ora all’approvazione definitiva della Camera.
Gli assessori all'Ambiente delle Regioni italiane hanno condiviso un documento con il quale sostengono che le norme contenute nel disegno di legge “incidono profondamente, irragionevolmente e illegittimamente sulla competenze delle Regioni, in relazione a quanto prevede l’art. 117 della Costituzione”. In un documento congiunto, che giovedì prossimo sarà discusso anche dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni, si afferma, tra l'altro che “il disegno di legge accentra nelle amministrazioni o in enti statali competenze e procedure che hanno come minimo denominatore comune la marginalizzazione del ruolo delle Regioni. Ciò appare evidente nell’art. 14 del DDL 1195 relativo alla Delega del Governo in materia nucleare”.
Per la Commissione Ambiente e Protezione civile, “a prescindere dalla valutazione sull’opzione del Governo di riaprire il capitolo della produzione di energia nucleare in Italia, nonostante il pronunciamento popolare contrario col referendum del 1987, scelta sulla quale molte Regioni, tra cui la Basilicata – precisa Santochirico - confermano una decisa avversione quanto meno per gli irrisolti problemi in ordine alla sicurezza e a alle scorie, destano sicura e unanime contrarietà quelle disposizioni che degradano e vanificano il potere e la volontà delle regioni in ordine ai procedimenti autorizzatori degli impianti. In particolare, non è condivisibile e va riesaminato e riformulato l’ art. 14 , che affida a procedimenti unici di competenza statale la valutazione di compatibilità ambientale e l’autorizzazione unica all’esercizio degli impianti di produzione di energia nucleare nonché dei siti di stoccaggio dei rifiuti radioattivi”.
Le Regioni, inoltre, hanno ribadito la “netta e irrinunciabile volontà di subordinare ogni valutazione e decisione relative all’allocazione di impianti ed opere correlate al nucleare al preventivo assenso della regione interessata, che non può essere surrogato dal parere della Conferenza Unificata, che ha diversa e non coincidente funzione”. Così come è “assolutamente incondivisibile l’espropriazione delle competenze regionali in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi per cui la residua attività di valutazione di impatto ambientale, irragionevolmente limitata alla sola attività di perforazione, viene sottratta alle Regioni per essere affidata all’Unmig, che é organo periferico del Ministero per lo Sviluppo economico, e l’autorizzazione sia per i permessi di ricerca che per la coltivazione dei giacimenti di idrocarburi viene riattribuita allo Stato in maniera esclusiva, attraverso un procedimento unico, azzerando l’accordo del 2001 in sede di Conferenza Unificata, che aveva sancito lo strumento dell’Intesa Stato-Regioni in materia”.
In definitiva, il disegno di legge 1195 alimenta “la conflittualità istituzionale”, per cui sarebbe “auspicabile un ripensamento che favorisca ed esalti un processo di condivisione, che metta le Regioni nelle condizioni di sostenere con forza il potenziamento della capacità di produzione energetica del Paese secondo principi di sostenibilità”.
basilicatanet.it |
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