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La cultura non può essere affidata a figure tecniche prive di adeguate competenz

13/05/2009

“La cura del bene culturale, essendo patrimonio indiscutibile di un’intera comunità e bene pubblico d’interesse nazionale, la cui tutela è sancita e garantita dalla Costituzione, non può essere affidata a figure tecniche prive di una specifica preparazione accademica e adeguate competenze scientifiche e professionali nel settore”. E’ questo il fondamento che il legislatore ha il dovere di ricordare nell’atto di formulare una selezione pubblica di figure chiamate a svolgere attività professionali di tutela e valorizzazione dei beni culturali in qualsivoglia struttura e territorio nazionale.
Il concorso pubblico per “Specialista tecnico addetto alla tutela e valorizzazione del patrimonio museale e dei beni culturali (cat. D1) - Regione Basilicata” (www.basilicatanet.it), non viene criticato in quanto tale dall’Associazione Nazionale Archeologi, ma in alcuni suoi contenuti: livelli dei titoli accademici minimi di accesso, materie d’esame e valutazione dei titoli.
In linea con quanto affermato dal Presidente della Regione, Vito De Filippo, circa la necessità di “Insistere sul patrimonio delle intelligenze di cui è ricca la nostra terra, saperne valorizzare fino in fondo e senza alcun pregiudizio il livello di merito e di competenza e garantire procedure massime di partecipazione e di trasparenza concorsuale” e per la delicatezza e l’importanza della materia da gestire, l’Associazione Nazionale Archeologi ritiene che sarebbe stata opportuna la scelta di parametri di selezione più rigorosi e più adeguati, nel rispetto dell’alta formazione accademica e competenza professionale che caratterizza la maggior parte degli archeologi operanti nel territorio della Regione Basilicata e nel resto del territorio nazionale.
E’ plausibile il dubbio che il bando in esame verta non tanto in favore di una reale attività di tutela e valorizzazione del patrimonio museale e dei beni culturali della Regione Basilicata, esercitata con rigore e competenze scientifiche e professionali da figure specifiche, ma alla definizione giuridica ed amministrativa di realtà lavorative ibride preesistenti.
Il bando in questione dimostra, ancora una volta, l’urgenza del riconoscimento legislativo in Italia della professione di archeologo e delle altre figure professionali operanti nel settore dei beni culturali. Un vuoto normativo che nel mondo del lavoro si traduce in gravi anomalie, difficoltà e negazioni di tutele e di diritti agli archeologi e agli altri professionisti dei beni culturali, provocando una scorretta concorrenza di soggetti non qualificati e di professionalità prive di competenze specifiche a danno di professionisti qualificati, che spesso sono costretti, come altre figure professionali, ad abbandonare definitivamente il territorio regionale.

Ada Preite
Associazione Nazionale Archeologi



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