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La voce della Politica

Carmine Lombardi si dimette dal PD

29/03/2009

"Non c’è peggior pratica nella vita, così come in politica, del tradimento. Non c’è strada meno tortuosa e altrettanto controproducente". Lo afferma Carmine Lombardi vicesegretario provinciale del Pd di Potenza che, in un comunicato stampa, fa sapere di dimettersi dal Pd.
"Fatti salvi la sacrosanta possibilità di ravvedimento ed il principio di buona fede, è risaputo: il premeditato abuso della fiducia altrui è un esercizio che non paga. Fa solo male. Io lascio la carica di vice segretario provinciale del PD per non tradire la fiducia che mi è stata concessa, per non voler sconfessare le mie radici, perché - almeno per me - vita e politica si fondono quando confluiscono nei valori di lealtà e di correttezza, impegno nel camminare, coerenza nel seguire una strada. Io mi dimetto perché la visione alla base del PD che condividevo è stata tradita. Sto parlando in maniera libera e senza coinvolgimenti di natura amicale, che non fanno parte della mia cultura politica e personale, e mi riferisco all’impegno preso a nome di tutti quei cittadini che avevano messo una speranza e una passione chiare nelle nostre mani. E’ quello il mandato che non voglio tradire. Non voglio assistere, e meno che mai contribuirvi, al soffocamento di un progetto che ritenevo giusto in nome dei personalismi, dei meccanismi da scacchiera, di quelle logiche cha hanno ucciso prima e seconda repubblica a che stanno per arrivare sul serio alla porta di casa nostra. Lo devo ad ognuno di quei 73 mila elettori che dicendo sì alla nascita del Partito Democratico avevano affidato a noi il compito di cambiare una società fondata molto sull’io e troppo poco sul noi, che dimentica facilmente l’applicazione del concetto della perequazione, digiuna di reali riforme da troppo tempo. Lo devo a quei 73 mila che, fatto voto allora di una fiducia ed un consenso mai venuti meno nonostante non siano mancate le picconate interne, volevano essere il cemento migliore per costruire il Partito Democratico. Noi dovevamo solo crederci ed investire, mettendoci le nostre facce e il nostro consenso. Ed io l’ho fatto. Personalmente, sono entrato nel PD perché convinto fosse il soggetto politico migliore per tornare tra la gente, interpretare quelle istanze e quei bisogni presenti nella società lucana e italiana, uscire dalle logiche di palazzo per tornare tra e con i cittadini.
Il 14 ottobre in tanti abbiamo sposato quella speranza. In tanti abbiamo voluto e costruito quelle liste fatte di giovani che volevano lavorare davvero alla nascita del PD, che volevano offrire un impegno. Oggi mi chiedo perché in tanti non ci credono più. La risposta è semplice quanto disarmante: quel movimento, nato trasparente, non permette più alla luce di passare. Oggi sono costretto ad ammettere che il PD è diventato altro dalla visione che avevo in mente, e che l’inibizione da parte di pochi dell’esercizio responsabile della libertà di pensiero è fra le cause della degenerazione. Non posso assecondare una direzione troppo vicina alla dittatura e neanche troppo illuminata. Non posso sbagliare nella consapevolezza dell’errore. Ho cercato di mediare. Il mio ruolo me lo imponeva. Posso affermare in totale onestà di non aver mai alimentato scontri interni, guardando alle tante difficoltà come ad ostacoli superabili e non come a steccati dietro cui nascondersi.
Non condividendo assolutamente il metodo con il quale si è cercato di allontanare dal Partito chi ha portato proposte e dibattito, ho lavorato perché il confronto e la discussione costruttivi, sale della democrazia, arrivassero dove regnava l’unanimismo.
Per mesi ho rispettato la tacita regola dell’operoso silenzio, pur di non minare la cagionevole salute di un partito ancor non ben strutturato - tanto che di fatto la segreteria provinciale ad oggi non è mai stata ufficialmente nominata - puntando sempre all’obiettivo finale. Una condizione che mi ha spinto a non infierire nemmeno sui processi di costruzione di strutture giovanili che pure evidenziavano limiti e lati oscuri. Ma non è bastato.
Il mio rammarico più grande nasce dalla incapacità politica del Partito Democratico di pensare meno a se stesso per recepire quella domanda di bisogni della società che si sente sempre più abbandonata al proprio destino.
Il disagio in Basilicata è in crescita costante, sono troppi i territori che vivono in uno stato di sofferenza e la politica lucana continua a non produrre soluzioni. Il PD è riferimento delle maggioranze che guidano la quasi totalità delle istituzioni regionali, eccezion fatta per Matera, Melfi ed altre realtà locali, eppure la sua impronta riformista non arriva alle genti lucane. Quella spinta verso lo sviluppo, più volte sollecitata da mediatici cambi di passo, non c’è mai stata, spesso bloccata proprio dai “frenatori” endogeni al nostro stesso schieramento o peggio ancora da rappresentanti del partito.
Anche quando il governo regionale ha provato a dare attenzione ad alcune tematiche importanti, l’azione di questi ultimi ha frenato l’impegno profuso in primis dal Presidente De Filippo. Mi chiedo quale sia stato il sostegno che il PD ha offerto al governo regionale. Sulla competitività, sugli accordi di programma, sui temi energetici, se escludiamo timidi vagiti della dirigenza PD, non si è sentita l’energia di un partito di Governo che vuole essere guida di un progetto riformista e di sviluppo. A tutto ciò si aggiunge l’incapacità di ascoltare i segnali e le preoccupazioni più volte denunciati dai rappresentanti del mondo dell’impresa, della chiesa e delle istituzioni, che hanno evidenziato quanto siano diffuse le difficoltà nel Sud ed in particolare in Basilicata. Nella nostra regione, che vive in maniera ancora più incisiva la fragilità di un sistema produttivo travolto da una crisi globale, il tasso di povertà ha raggiunto livelli assolutamente preoccupanti (26,3%) e 2800 persone l’anno emigrano.
Un quadro allarmante, che riassume senza lasciare spazio al dubbio le difficoltà di chi vive un quotidiano stato di precarietà sociale senza risposte o indicazioni dalla politica. Questa sordità fragorosa da parte del partito di maggioranza relativa, quale è il PD, mi induce a fare una scelta, di natura personale e politica, sicuramente non poco sofferta e meditata. Questa distanza eccessiva dalla gente mi impone un passo indietro per ricercare altri spazi politici dove poter ascoltare queste istanze e trovare risposte ai problemi quotidiani dei cittadini lucani. Per rendermi utile. A loro affido queste miei riflessioni, scritte con il cuore e la passione che animano un giovane di trent’anni. Volevo e voglio ancora poter cambiare, crescere, insieme con chi ha la mia stessa visione del futuro. Voglio credere che un mondo migliore si possa realizzare, partendo dalle piccole ma significative questioni locali per arrivare alla soluzione dei problemi globali".



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