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Finanziaria, Pittella: "La Regione si sostituisce allo Stato".

20/12/2008

Il crollo del sistema economico-finanziario e l’evanescenza di quello creditizio, con il conseguente crollo del più generale sistema produttivo e dei mercati ci consegna uno spaccato del mondo, non della regione Basilicata, allarmante e di incerto destino. All’interno di esso non scorgo, purtroppo, ad oggi, significative azioni in Italia adeguate alla drammaticità del caso.

Il solo settore dell’industria ci presenta un saldo negativo nel 2008 di 190.000 addetti, con una proiezione per il 2009 di 900.000 o in una forbice che sta tra 600.000 e 900.000 addetti, attestando la disoccupazione in proiezione all’8,4%. I consumi scenderanno dell’1,4% e non ci sarà bassa inflazione che tenga.

Sono dati che in uno agli indici di crescita pari allo zero e ad un PIL che calerà di uno 0,5 quest’anno e di 1.3 l’anno prossimo, con un debito pubblico piuttosto avanzato declinano una congiuntura negativa e reclamano misure urgenti, iniziative anticicliche, che puntano ad irrobustire il settore delle imprese, a tutelare il precariato dilagante, a potenziare gli ammortizzatori sociali, a ridurre la forbice della nuova povertà, a cementare il valore della coesione sociale e della famiglia, a consegnare fiducia e speranza ai nostri cittadini puntando sulla innovazione, sulla formazione, sulla scuola e sulla ricerca.

Così un paese che intende affrontare la sfida globale dimostra la consapevolezza e la volontà a farcela. Un paese che non comprende la necessità di più Europa nel mondo e di più Italia in Europa è un paese a rischio di declino, un paese a due velocità aggredito in questa perversa logica di divisione da provvedimenti incomprensibili quanto deleteri, che evidenziano una miope considerazione della straordinaria opportunità rappresentata dal Mezzogiorno d’Italia.

Il tasso di occupazione alla fine del 2007 ed inizio 2008 era inchiodato al 46,5%, al sud; quello femminile al 30,5%, al sud; entrambi oltre venti punti in meno rispetto al resto del paese. Il lavoro irregolare nel centro-nord è del 9% mentre al sud è del 20% e quello a termine, sempre al sud, è del 18% circa, in assoluta controtendenza rispetto al dato nazionale che è dell’11% e quello europeo che è del 10%.

L’Italia attira capitali nella misura del 2,1% del totale delle risorse internazionali presenti nel mondo, alla ricerca di opportunità di investimento. Di questo 2,1% il 99,6% si dirige da Roma a salire e la maggior parte si dirige in regione Lombardia, solo lo 0,4% nel Mezzogiorno d’Italia.

Certe cose dobbiamo dircele con grande schiettezza. Se è vero che parte della responsabilità del mancato sviluppo del Sud d’Italia è attribuibile anche alla classe dirigente che ha governato da più anni queste nostre regioni, è altrettanto vero che la terapia salvifica certo non è rappresentata da azioni di lungo respiro, che centralizzano e riducono i fondi FAS oppure apportano una manovra sull’ICI sottraendo fondi importanti per il sud Italia attraverso la riduzione degli stessi fondi FAS. Non parliamo di una poco seria e incompiuta pseudo riforma della scuola ed, in ultimo, di una idea di federalismo fiscale per nulla solidale.

Le ultime notizie ci consegnano un governo nazionale diviso al suo interno per l’utilizzo dei fondi per il sud e per il nord. Assistiamo a una presa di posizione durissima del Sindaco di Milano che tende di forzare la mano sul proprio Governo per chiedere più fondi in prospettiva dell’Expo 2015, chiedendo al CIPE di sottrarli proprio a quelli destinati alle opere nel sud d’Italia.

Credo abbiamo l’urgenza di riavviare e rafforzare un rapporto più proficuo con il Governo nazionale al di là del colore, chiedendo con spirito costruttivo e collaborativo che è ai primi posti, ai primi punti dell’agenda politica nazionale vi sia la nuova questione meridionale. E le regioni meridionali devono aggiungere a questo appuntamento elaborando una piattaforma programmatica che nei fatti consegni la missione vera di queste nostre regioni, di questa nostra area, di piattaforma logistica ed energetica nazionale.

A cospetto di uno Stato che arretra di fronte alla crisi mondiale e nazionale, vi è una regione che avanza, con la propria Finanziaria, cercando di arginare il dramma che vivono le famiglie lucane.

Avanza con misure economiche di sostegno all’economia domestica e di sostegno a sacche sempre più copiose di povertà, parliamo del 26.6% di percentuale. A tal proposito è degno di nota cosa porta la nostra finanziaria, una Giunta che elabora annualmente misure finalizzate alla riduzione del costo dell’energia nella regione con le quote parti della risorsa di titolarità Royalties, con una copertura pari ad euro 17.000.000 del bilancio di previsione del 2009, avanza sul fronte dell’aiuto all’anello debole della catena istituzionale con il fondo di coesione. Avanza nel settore produttivo, sostegno alle imprese, all’occupazione, al più ampio campo della competitività nel settore turistico, attraverso i piot attesi, attraverso un mezzo efficace e lungimirante quali potranno essere le comunità locali sull’asse 6, potendo contare su una dote finanziaria pari a circa 500.000 di euro nel 2009 ed è lì che noi andiamo a vincere una sfida da Governo maturo e responsabile. Avanza compensando sulle politiche sociali un mancato trasferimento ulteriore rispetto agli anni passati di 5.000.000 di euro allo Stato e avanza allestendo un fondo per la non autosufficienza piuttosto significativo, avanza anticipando la scommessa vera nel campo dell’energia, autorizzando da sola a procedere per la sola proprietà pubblica, ad investire sul fotovoltaico per abbattere la produzione di energia. Avanza in senso di lotta al precariato l’inserimento nel mondo del lavoro dei portatori di handicap e prevedendo 8 meuro per un fondo di sostegno a reddito per i lavoratori fuoriusciti dai processi produttivi.

Avanza sostenendo le piccole scuole di montagna, gli alunni disabili sul tema del sostegno e avanza le scuole paritarie per gli alunni portatori di handicap, l’ulteriore anello debole, avanza nel mantenimento di servizi importanti come quello del trasporto senza cedere minimamente o flettere rispetto al mantenimento di servizi essenziali, in cifre, io li racchiuderei così, 23.000.000 per la riduzione del costo di energia.

10.000.000 per il fondo di coesione interna, 5 per l’Università, 1 milione inserimento soggetti diversamente abili, 99.000.000 per il trasporto, 9 milioni per un fondo per la non autosufficienza e 6,2 milioni di fondi regionali per la cittadinanza solidale.

Una Regione che con queste azioni non parcellizza la spesa risponde alle difficoltà del presente e nello stesso tempo non rinuncia alla prospettiva. Disegna una propria missione, supporta le linee programmatiche del Presidente De Filippo, descrive l’orizzonte a cui tendere investendo molto su innovazione, ambiente, turismo, energia e saperi.

Una finanziaria che definirei matura e responsabile per la capacità di cogliere le criticità del momento e le opportunità su cui ridare fiducia ai cittadini. Una finanziaria che cade in un momento delicato della vita politica del paese Italia e della nostra stessa regione. Noi non ci nascondiamo dietro un dito.

Il dinamismo politico conseguente alle elezioni scorse definisce una rappresentatività parlamentare anche di questa assise parlamentare, diversa da quella che ha dato vita al Governo del 2005. E’ la transizione politica non del tutto compiuta all’interno della coalizione come anche quella non compiuta all’interno del partito democratico che è parte sostanziale di questa maggioranza ha evidenziato ed ha accentuato aspetti di segno negativo, propri di una vecchia metodologia dello scorso secolo.

A fronte di questa fotografia che io oserei definire verità, non sempre siamo stati forse pronti nella risposta o forse anche all’altezza del nostro stesso compito, parlo di me. Abbiamo dato la sensazione di non comprendere cosa stesse succedendo fuori da queste stanze e abbiamo dato a tutti, nessuno escluso, la sensazione di sacrificare il progetto ed il soggetto con azioni a volte discutibili, a volte litigiose o spesso litigiose, anche all’interno del centro-sinistra ed anche all’interno del partito democratico, minando alle basi la stessa unità di quest’ultimo.

Ad una finanziaria come questa, a rispondere alla morsa recessiva e alla sfida della competitività in un mondo globale, solo il respiro lungo di un partito unito e di una coalizione coesa può salvarsi alla società lucana, consegnando ad esso la giusta dimensione e la giusta dignità amministrativa e politica.

Sono fiducioso che nelle prossime ore se ne colga il senso di questo mio dire, soprattutto si colga il senso del sentimento diffuso che è nell’opinione pubblica che chiede un ulteriore avvicinamento della politica alla società, che si completi cioè il processo di cambiamento nell’approccio, nella concezione, nel linguaggio che una nuova fase impone a tutti.

E’ compito nostro, ancora una volta, dimostrare di aver compreso fino in fondo che è iniziato un nuovo secolo per la politica ed è iniziato anche per i partiti e che a fronte di una società che non può più attendere, non c’è posto per l’indugio, né per la tattica, serve un colpo d’ala coraggioso, storicamente coraggioso lo definisco che parli ai giovani, alle donne di questa regione che consegni loro sfiducia, speranza, orgoglio, dignità che ci sintonizzi con questo mondo, purtroppo sempre più impaurito, per certi versi stanco e per altri disilluso, proprio per recuperare le parole dette dal Presidente De Filippo e c’è una parte di questa risposta che dobbiamo condividere, è politica ed è anche istituzionale. Anch’essa non è rinviabile e né derubricabile, se vogliamo conferire autorevolezza alla massima Assise regionale e dignità al nostro lavoro. Rappresentanza, territorio e consenso da un lato, regole e agibilità istituzionale devono scandire le ore del nostro lavoro e consegnare quella necessaria fisionomia riformista propria della migliore tradizione che ha governato 40 anni di democrazia, una politica capace di un ripensamento, se necessario, di un’autocritica quando dovuta, capace di un suo rilancio non invadente, né prevaricante, ma rispettoso del ruolo degli altri, anche degli altri poteri e geloso custode del proprio.



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