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La voce della Politica

E il Pd invoca la responsabilità. Degli altri

12/03/2018

Il Partito Democratico, o ciò che ne è rimasto visto che ormai conta più dirigenti e sezioni che votanti, è arrivato all’inizio della sua ennesima resa dei conti interna in dieci anni di vita. La Direzione Nazionale di oggi si è svolta all’insegna della ‘responsabilità’ (degli altri). “5 Stelle e Lega si assumano le proprie responsabilità”, ha detto il ministro dell’Agricoltura, nonché attuale reggente, Maurizio Martina.
Sarebbero parole condivisibili se non fosse per un piccolo particolare. Chi ha voluto questa assurda legge elettorale (l’ennesima), che ha determinato l’ingovernabilità che ci troviamo ora ad affrontare?
Oltre che sulla responsabilità, già che c’è, dopo aver scelto di non candidare Giuseppe Antoci, preferendogli Casini (amico di Cuffaro), ed essersi alleato con Verdini (ossia la qualunque), il Pd potrebbe dare lezioni anche sulla cultura politica e istituzionale. Magari facendo salire sul pulpito lo stuolo di indagati presentati alle ultime elezioni a illustrare delle slide preparate dal governatore della Campania De Luca su come distruggere Fanpage.
Le stesse dimissioni di Renzi (ennesime anche queste) invece cosa significano? Nulla, poiché colui che ambiva al titolo di “neo padre costituente” tornerà in auge, con l’attuale o un’altra formazione politica. Tanto lui può portare alla deriva il partito, per poi dimettersi e tornare in gioco a suo piacimento, della serie: essere responsabili delle proprie scelte. Non a caso, con questa parentesi di gestione collegiale annunciata durante la Direzione, i renziani vogliono impedire che in questa fase le colpe della sconfitta e della ritirata vengano addossate ad uno soltanto (appunto il ‘rottamatore di se stesso’ di Rignano).
Favoriti anche da oppositori (presunti), come il ministro di Giustizia diversamente laureato Andrea Orlando che, dimostrando di avere le idee chiare, ha affermato: “Nessuna alleanza con i 5 Stelle, né con la Lega. Ma nemmeno possiamo ritirarci sull’Aventino”. Bontà sua.
Adesso, i nostri socialdemocratici in incognito (nel senso che nessuno si è accorto che il Pd sarebbe di sinistra) abbiano un sussulto d’orgoglio e compiano un atto di vera responsabilità provando a sostenere un Esecutivo. Senza più trincerarsi a prescindere dietro uno tattico “stiamo all’opposizione”, dove anche i muri sapevano sarebbero finiti dopo il 4 marzo. D’altronde, visto che perdono le politiche da quando sono nati, suggerendogli di lasciar perdere la tattica gli facciamo anche un favore: ad occhio e croce non sembrano grandi strateghi.
Ma se alla formazione delle maggioranze parlamentari del Bel Paese ormai concorrono tutti (dall’Europa, alla Troika, agli Stati Uniti passando magari per il Nazareno), fuorché il popolo italiano, la colpa è anche, e soprattutto, del Pd e dei voti di fiducia imposti dal Governo Gentiloni per far approvare il “Rosatellum”.
Insomma, il Pd decida con chi stare, ma non reciti la parte di chi si chiama fuori perché non c’entra nulla in quanto è il principale responsabile dello stallo attuale. Certo, negli anni immediatamente successivi alla sua nascita e fino all’abrogazione dell’articolo 18 o all’emanazione del decreto salva-banche, avremmo saputo con chi i Dem non si sarebbero mai schierati, mentre oggi questa certezza è venuta meno. Tuttavia, chi ha votato questa legge adesso ne tragga le dovute conseguenze. Senza nascondersi e, soprattutto, evitando le filippiche.
Il capo dello Stato ha invitato le forze politiche a non “chiudersi nel proprio egoismo”, lo avesse dichiarato prima del varo del “Rosatellum” forse sarebbe stato meglio.


Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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