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La voce della Politica

Distretto ‘G’, Giordano (Ugl): “Progetto da 65 milioni di Euro fermo da 40 anni”

16/02/2017

“Il lavoro che manca, il lavoro che esiste, ma per cavilli e ciccioli burocratici non si può attingere, in una regione che si pensa solo ed esclusivamente a proclami propagandistici e clientelismo spicciolo. Quando si parlano di opere di ‘Grandi’ dimensioni, la macchina burocratica và in crisi a discapito di un territorio che stà morendo”.
Lo sostiene il segretario regionale Basilicata dell’Ugl Industria, Pino Giordano per il quale, “l’Ugl, mettendo in campo iniziative sul come reperire possibili posti di lavoro nel territorio pur di trattenere i giovani nel territorio, si rende conto dell’esistenza di una spigolosa al quanto incredibile vicenda che si protrae da oltre 40 anni: ‘Distretto G’, un progetto da 65 milioni di Euro, inserito nel più ampio schema irriguo Basento-Bradano, tassello fondamentale che riguarda l’infrastrutturazione irrigua di un ampio comparto agricolo (14.000 ettari) posto a ridosso del Bradano che interessa direttamente i comuni di Irsina, Banzi, Genzano e Oppido e che indirettamente potrebbe riflettersi in opportunità lavorativa per centinaia di persone. Occupazione toccasana per donne e aziende lucane, che contribuirebbe sicuramente al contempo a dare nuova forza al progetto di rilancio dei nostri consorzi e far fiatare il settore edile in crisi come non mai. Il completamento funzionale di tale schema irriguo rischia di non vedere mai la luce dopo circa 40 anni di attesa e di una marea di soldi pubblici spesi – rimarchia chiaro Giordano -. Per l’Ugl, è d’obbligo che qualcuno ai lucani faccia definitivamente capire del perché il Consorzio è stato ostacolante nonostante trattasi di un progetto così importante, andato in gara nel 2012, interessato dalla revoca del finanziamento, beneficiato del rifinanziamento nel 2014, che ha esperito le procedure di gara individuandone il vincitore, che ha concluso tutte le successive fasi di verifica e di controllo, che ha visto concludersi l’iter degli immancabili ricorsi, prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, che ha riconosciuto la correttezza degli atti confermandone l’aggiudicatario il quale dopo esplicita richiesta del Consorzio di Bonifica, da giugno ha prodotto le garanzie definitive per la definitiva stipula dello stesso contratto. Dopo di tutto ciò, sembrerebbe che il Consorzio continua a richiedere pareri questa volta all’Anac! La governance lucana bene sa e conosce la delicata questione: la Regione Basilicata e il Consorzio di Bonifica Vulture Alto Bradano sono ad un passo dal perdere 65 milioni di euro destinati ai lavori di completamento delle opere di adduzione e distribuzione irrigua a valle di Genzano, ma a tutto si aggiungerebbe la beffa ossia che, la Regione potrebbe pagare danni per 7 milioni di Euro. L’auspicio dell’Ugl – conclude il segretario Giordano – è che le Istituzioni intervengano, sono in rischio posti di lavoro, possibili lavori che non guardano solo gli agricoltori ma tutta la filiera delle aziende locali del settore edile che operano nell’indotto che scontano una lunga crisi dal 2008 e stremate da promesse mai realizzate. Come Ugl, chiederemo inoltre l’immediato intervento della Corte dei Conti su delle spese che all’o.s. non appaiono chiare, non logiche. Il nostro appello è che la Politica intervenga subito ed in maniera decisa affinché questa vicenda abbia un fine per le immaginabili disastrose conseguenze che avrebbe sul Consorzio e sulla Regione dove a pagarne comunque le dovute spese risarcitorie pubbliche, sono come sempre solo ed esclusivamente i cittadini”.



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Bullismo, al di là del fatto di cornaca
di Nino Cutro*

Picchiavano e violentavano coetanei e postavano le immagini sui social, quasi come un trofeo
Bulli quindicenni: sono loro i protagonisti di questo fatto di cronaca avvenuto a Vigevano (ma non è la location che interessa) che ripropone un problema purtroppo sempre più diffuso che, sebbene monitorato a più livelli, non trova ancora strategie idonee a circoscriverlo.

Perché questo accade?
Accade perché molte volte l’allarme scatta a cose fatte; perché non siamo riusciti a leggere per tempo i segnali premonitori di un disagio nell’adolescente che potrebbe sfociare, come spesso accade, nella violenza contro coetanei. Ovviamente coetanei più deboli, vittime scelte per “accreditarsi” con se stesso e con gli altri.
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