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Csail: le dichiarazioni di Blasi sul caso Arbea

13/02/2010

La pesante dichiarazione di venerdì 12 febbraio di Giuseppe Blasi, direttore generale dello Sviluppo rurale del Ministero Agricoltura, per di più proprio in occasione dell’”evento di lancio” del PSR Basilicata 2007-2013, dovrebbe far riflettere, e non poco, i vertici regionali, tutti presi dalle vicende pre-elettorali:

“Il vero neo [che impedisce alla Regione Basilicata di spendere i soldi del Piano di Sviluppo Rurale] è la grande carenza dell'Organismo Pagatore. La Commissione [europea] invierà una lettera pesante perché il sistema che non paga comporta rischi seri”

Non è difficile immaginare a quali “rischi” allude il direttore Blasi: stiamo parlando delle “rettifiche finanziarie” che gravano su ARBEA. Per i non addetti ai lavori: la Commissione Europea si accinge a non pagare di tasca propria tutte le spese effettuate dall’ARBEA, dal riconoscimento come “Organismo Pagatore” (che non paga) del 2005 ad oggi.

Una somma pari a varie centinaia di milioni di euro che, come già denunciato dal CSAIL, finirà per essere pagata interamente dalla Regione Basilicata ovvero, inutile girarci intorno, con il denaro delle tasse dei cittadini. Non solo: per i meccanismi finanziari dell’Unione Europea, il cosiddetto “disimpegno automatico”, il mancato riconoscimento della spesa effettuata da ARBEA metterà a rischio l’intero piano finanziario del PSR, il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata. Al danno si aggiunge la beffa: la totale incapacità di ARBEA, vanificherà l’intero lavoro svolto sul PSR.

Per una volta c’è da essere contenti che l’”Organismo Pagatore” della Regione Basilicata, che dal 2001 insieme a tanti altri carrozzoni infesta la Lucania dei cittadini onesti e laboriosi (ma fa molto felici stipendiati e convenzionati di lusso, oltre ai pochi “fortunati” che ricevono puntuali e generose elargizioni), sia tanto carente nella spesa.

Se togliamo i quasi 200 milioni di euro pagati solo grazie ad una “convenzione” con AGEA (che ha il sapore della sudditanza scopo sopravvivenza poltrona) per il “Regime di Pagamento Unico”, rimangono i quattro spiccioli pagati a pochi “fortunati” da un “ente” che costa cinque milioni di euro all’anno, per la maggior parte spesi in generose “indennità” ad una selva di “responsabili”, di “posizioni organizzative”, e per la graziosa poltrona del vecchio Gabriele Di Mauro.

Un fallimento, quello di ARBEA, al di là di ogni scusa ed intempestivo “piano di salvataggio”, ed al quale non sono estranee le vicende giudiziarie di Gabriele Di Mauro, da altri spacciate come “vicende umane” separate da quelle amministrative, ma in realtà tutte legate alla sua prebenda di “Direttore” (artistico?) di ARBEA: l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, una vicenda che il 5 marzo p.v. promette nuovi risvolti con una “udienza straordinaria” volta ad appesantire i capi di imputazione; la condanna per danno erariale della Corte dei Conti, sentenza 2009/240/EL, legata a vicende di sottoutilizzo di alcuni dipendenti che parlano chiaro sui criteri con cui veniva gestito questo “ente” buono solo a produrre “responsabili” (di fedeltà incondizionata al feudale sovrano Di Mauro) e convenzioni a titolo oneroso; ed ultimo il falso in atto pubblico per l’approvazione del “Bilancio di previsione” 2010 di ARBEA, in sostanza una nuova generosa elargizione di denaro pubblico volta ad aumentare le clientele ed i già ricchi stipendi dei fedelissimi del Di Mauro.

Un fallimento, quello di ARBEA, che costa e costerà caro agli agricoltori (quelli veri, non quelli che millantavano di occuparsi dei terreni ma in realtà non lo facevano né potevano farlo) e più in generale ai cittadini lucani, e che non è privo di responsabilità da parte della Regione.

Una Regione che ha riconosciuto la natura di criminale, condannato in quanto tale dalla magistratura (ancorché PER IL MOMENTO solo quella contabile), di Gabriele Di Mauro, nel momento in cui con la D.G.R. n. 1748/2009 ha intascato la condanna inflitta dalla Corte dei Conti; ma che paradossalmente, e colpevolmente, ha confermato la facoltà di continuare a gestire il pubblico denaro della Comunità Europea ad un condannato dalla magistratura contabile.

Una Regione che, a fronte delle bocciature pervenute dalla Commissione Europea, dal Ministero, da due organismi di controllo internazionali, non ha trovato di meglio che istituire, con D.G.R. n. 1324/2009, una “Commissione di vigilanza” su ARBEA che ha avuto il solo scopo, preannunciato dal CSAIL, di accompagnare Gabriele Di Mauro ad una non meritata pensione; una “Commissione” che ha prodotto (né poteva non produrre) una impietosa relazione, i cui contenuti sono ormai noti a tutti, ma dei quali la Regione si rifiuta ancora di prendere atto.

Una Regione che ha sempre fatto il gioco delle tre scimmiette di fronte a casi come quello di Tommaso Antonio Romeo, il “responsabile dei sistemi informativi” di ARBEA che, a fronte di una delega totale al SIAN di AGEA (per di più in affidamento diretto, in spregio della vigente normativa sugli appalti pubblici: una vicenda sulla quale la Corte dei Conti bene farebbe a pronunciarsi al più presto), non solo ha intascato le generose indennità mensili di “responsabile”, ma ha anche sfruttato la propria posizione per mettere in pagamento, tramite il SIAN che gestiva, le domande di “ricostituzione del potenziale forestale” Mis. 226 del PSR, per un importo di un milione di euro all’anno, presentate dalla Comunità Montana “Collina Materana” di cui è Commissario dopo esserne stato presidente, per tutti gli anni della sua permanenza in ARBEA.

Il Dipartimento Agricoltura della Regione non ha trovato di meglio che garantire una via di fuga ed una possibilità di dignitoso pensionamento al Tommaso Antonio Romeo, come l’ha già garantita al Gabriele Di Mauro: ha istituito uno “sportello informativo” ad hoc a Stigliano, presso i locali che la Comunità Montana “Collina Materana” ha messo a disposizione a titolo gratuito, con “misteriosa” generosità.

A fronte di tali accadimenti, poco conta l’intempestivo riconoscimento dei “malfunzionamenti e/o funzionamenti discontinui del sistema informatico SIAN”, come la Regione ha dichiarato nella D.G.R. n. 110 del 26.01.2010, di proroga delle scadenze dei Bandi per le Misura 112 ed 121 del P.S.R. I “malfunzionamenti” del SIAN sono stati più volte denunciati da almeno un anno a questa parte: riconoscerli oggi, ha il sapore di una tardiva scusa, e poco più.

Una Regione che ha delle pesanti responsabilità nell’aver avallato il falso in atto pubblico commesso dal Di Mauro con proprio Decreto n. 236/2009 per farsi approvare il “Bilancio di previsione” 2010. L’aver bloccato, per il momento, l’ultima possibilità del riconosciuto criminale di sopravvivere a se stesso, ovvero i 15 concorsi “pre-elettorali” per tecnici Cat. C, suona più come una stretta necessità: quella di liberarsi di Gabriele Di Mauro, al quale evidentemente non bastava essere arrivato alla naturale scadenza del proprio contratto, per mantenere una poltrona libera in vista degli inevitabili sconvolgimenti elettorali. È molto significativo, in proposito, l’innaturale silenzio sceso da metà novembre 2009 ad oggi sulla criminale vicenda ARBEA.

Il mantenere in vita l’inutile carrozzone noto come ARBEA non farà che aggravare i già tragici problemi dell’agricoltura lucana. La semplice sostituzione dell’ormai compromesso Gabriele Di Mauro con qualche trionfatore di spartizione da Manuale Cencelli non potrà certo rimettere in efficienza un “ente” ormai allo sbando, per di più imbottito di “responsabili”, le cui generose indennità mensili sono figlie esclusivamente delle clientele (se non peggio) di Gabriele Di Mauro. L’unica soluzione sarebbe l’ammettere quale tragico errore sia stata l’istituzione dell’”Organismo Pagatore” lucano e legiferarne, con o senza il disciolto Consiglio che più volte ha approvato generosi rifinanziamenti del bilancio ARBEA, l’immediata chiusura.

Noi del CSAIL siamo però i primi a dubitare che la naturale conclusione della criminale vicenda di ARBEA rientri fra gli interessi del Presidente De Filippo: sia quelli politici del “tuttappostismo”, sia quelli più domestici legati al fatto che la moglie, Rosa Tutino, è, guardacaso, un “alto funzionario” di ARBEA.

CSAIL – Filippo Massaro





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