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La voce della Politica
| Centro oli Viggiano, Digilio (Pdl): tavolo istituzionale |
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5/01/2010 | “Ben vengano le indagini ad ogni livello – ambientale (su quest’aspetto in Commissione Ambiente del Senato solleciterò la istituzione di una specifica commissione di inchiesta), per la salute dei cittadini (con l’impegno dei medici di famiglia) ed anche di carattere tecnico-amministrativo – per accertare cause e natura delle forti emissioni di gas dal Centro Oli Agip di Viggiano, ma ritengo che non siano sufficienti. Per affrontare la questione alla radice c’è bisogno di un progetto che, all’interno del P.O. Val d’Agri e quindi utilizzando risorse finanziarie certe e disponibili, affronti con un’ottica globale i problemi presenti e futuri dell’attività petrolifera e dell’area industriale di Viggiano”. A sostenerlo è il sen. Egidio Digilio (Pdl) componente della Commissione Ambiente del Senato.
“Vorrei ricordare ad ambientalisti dell’ultima ora ed amministratori locali che, purtroppo, solo in occasione dell’immancabile cosiddetto incidente all’impianto Eni scoprono i rischi, la mia lunga battaglia da consigliere regionale, quando– sottolinea Digilio – ho trascorso alcune notti davanti l’ingresso del Centro e posso garantire che realmente l’aria era irrespirabile. La questione della tutela ambientale e della salute pubblica è però più complessa di quanto possa apparire perché chiama in causa innanzitutto gli organismi istituzionalmente preposti al controllo. E leggere dai giornali che i dati rilevati nell’area da Arpab e Agrobios sono in contrasto tra loro, per non parlare di quelli di fonte Eni, disorienta ed allarma ancora di più. Come – continua il senatore del Pdl – si è persa ogni traccia dell’istituzione dell’Osservatorio per il Monitoraggio Ambientale previsto dagli Accordi Regione-Eni a Marsiconuovo.
Ci sono poi problemi occupazionali strettamente intrecciati: secondo dati dell’Eni di fine 2008 sono una cinquantina le ditte che lavorano in appalto per il Centro Olio con un’occupazione complessiva di circa 600 unità (sia pure la presenza giornaliera nell’impianto si riduca al 10%) alle quale aggiungere le unità impegnate in altre attività di manutenzione dei pozzi o per ricerca ed estrazione di idrocarburi. Dunque non si può affrontare semplicisticamente il problema senza pensare all’occupazione diretta ed indotta (dai montaggi e gli allestimenti meccanici, alle pulizie sino al controllo di sicurezza).
Di qui la proposta di un tavolo di confronto con la presenza oltre che di Regione ed Eni anche dei Ministeri Ambiente e Sviluppo Economico perché il Distretto Energetico della Val d’Agri abbia tutte le caratteristiche di tanti Distretti petroliferi sparsi nel Mondo dove lavoratori e cittadini residenti convivono senza rischi di sorta”. |
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