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La voce della Politica
| Acquedotto Lucano: Csail, c’e’ poco da essere ottimisti |
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12/12/2009 | “Non condividiamo l’ottimismo sparso “a piene mani” sull’attività di Acquedotto Lucano che si appresta ad investire 400 milioni di euro in tre anni senza avvertire il dovere istituzionale e civile di un confronto innanzitutto con le comunità macrofornitrici dell’acqua, come quelle della Val d’Agri e in generale dell’area sud della provincia di Potenza”. E’ il commento del Csail, che come è noto è da anni impegnato oltre che per garantire benefici diretti alle comunità locali per l’estrazione del petrolio anche per benefici diretti dell’altra risorsa strategica che è l’acqua.
“Non sono sufficienti – dice il presidente del Csail, Filippo Massaro – né una Carta dei Servizi e tanto meno gli ennesimi impegni a ridurre i costi di gestione, in quanto sarà pure buona l’acqua che sgorga dai rubinetti di casa dei lucani ma Acquedotto Lucano deve spiegarci perché in media ci costa di più rispetto agli utenti di Milano, Venezia, Verona, Napoli, Palermo, Pescara, Reggio Calabria, ecc.” Il Casil, dopo i risultati dell’assemblea dei soci di AL, rilancia la “battaglia” per l’introduzione di tariffe agevolate in tutti i comuni cosiddetti macrofornitori di acqua e nei paesi delle aree interne. “Accade infatti – sottolinea Massaro – che AL ha introdotto una tariffa “B” per una trentina di Comuni con un risparmio rispetto alla tariffa “A” che è di appena 0,5 cents a mc per i primi 100 mc di acqua consumati per scendere a 0,3 cents oltre i 250 mc. E’ una situazione tariffaria furbesca ingannevole che, sommata alla quota fissa di 20 euro, ai costi per fogna e depurazione, è ancor più intollerabile specie per le utenze che risiedono a pochi passi da sorgenti ed invasi. Per quanto riguarda le tariffe, dal 1 gennaio scorso sono state liberalizzate in base a una delibera del CIPE, ma sono una babele e, ancora una volta, le aziende acquedottistiche, come AL, fanno quello che gli pare pur di difendere innanzitutto le rispettive “poltrone-dorate”. Quanto all’annuncio del Presidente De Filippo di concedere un contributo economico sui costi della bolletta dell’acqua a 1.964 famiglie ha tutto il sapore di un’ennesima elemosina ma col tentativo di “raccattare” voti nelle prossime elezioni. I risultati della gestione di AL e degli interventi della Regione sono tutti negativi perché, con lo stesso metodo di spesa delle royalties del petrolio anche quelle sull’acqua non producono vantaggi concreti ma solo “provvedimenti-rapina”
Quanto al Programma Speciale Senise – per 35 milioni di euro – i comuni sono sempre in attesa dei progetti, a parte quello dell’Apt dedicato allo spettacolo sulla diga di Senise, come se uno spettacolo risolvesse tutti i problemi di sviluppo ed occupazione.
Abbiamo sempre sostenuto le legittime rivendicazioni dei Comuni cosiddetti macrofornitori di acqua perché al trasferimento di quote sempre maggiori di acqua alle comunità della Puglia, come accade da alcune stagioni estive, seguano contropartite adeguate a favore di programmi e di lavori innanzitutto a salvaguardia e a tutela delle sorgenti e degli invasi. Specie questi ultimi – come è il caso del Pertusillo – più che di inutili ed avveniristici ponti hanno bisogno di manutenzione e dell’ammodernamento delle condotte idriche ed irrigue, in gran parte ancora quelle originarie realizzate in fibre di amianto, nonostante nelle altri parti d’Italia si sia provveduto a sostituirle.
Del resto siamo convinti che nessun cittadino verserà una sola lacrima per la chiusura dell’Aato (sempre annunciata e sempre rinviata) che si è rilevato un ennesimo “carrozzone politico mangia-soldi” , per sistemare esponenti politici senza poltrone, dissipare fondi pubblici e burocratizzare ogni attività. Per il Csail è sempre valido lo slogan: sono più gli enti e le poltrone – tra Aato, Al, Consorzi di Bonifica, Arbea, Alsia, Ente Irrigazione - che non l’acqua che arriva dai rubinetti di casa. |
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