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Pagliuca Pdl: Vertenza lasme, “democrazia O FALSA democrazia”

20/11/2009

L’ assemblea dei lavoratori della LASME, chiamata a ratificare l’ipotesi di accordo siglata lo scorso lunedì al Ministero dello Sviluppo Economico, l’ha respinta “a maggioranza”
L’Azienda a seguito di tale risultato ha comunicato alla Regione ed al Prefetto di aver fatto partire le lettere di licenziamento per tutti i lavoratori.
Fin qui la cronaca divulgata dagli organi di stampa e con essa la fine di ogni speranza di soluzione positiva di questa vertenza.
In tutto questo, la cosa che mi ha colpito è che, quasi mai, ho sentito parlare dei numeri dell’assemblea in questione che, approfonditi, hanno suscitato in me molti dubbi e perplessità sull’obiettività della decisione assunta.
173 erano i lavoratori messi in mobilità dalla LASME, di cui solo 103 hanno preso parte alla votazione assembleare. Di questi 103, 54 hanno votato contro l’ipotesi di accordo e 49 a favore. Il risultato comunicato è stato quello su richiamato della bocciatura dell’accordo “a maggioranza”
Con questi numeri mi sono chiesto se la democrazia era stata realmente rispettata. Certo, la democrazia basata sulle maggioranze, almeno formalmente, è stata rispettata, in quanto in un’assemblea regolarmente convocata, la maggioranza dei votanti ha risposto “no” e si sa che, anche un solo voto di scarto, può determinare una maggioranza. In questo caso, i voti di scarto sono stati “ben 5”.
In realtà , i decisori del destino di tutti i lavoratori rappresentano poco più del 30% degli stessi, la vera maggioranza è quella di coloro che non hanno votato, per i quali non si sa quale fosse la volontà reale e quale il motivo della mancata partecipazione al voto.
La carta costituzionale, atto fondamentale della nostra democrazia repubblicana, per essere variata abbisogna di una maggioranza qualificata dei 2/3 delle assemblee legislative ed una procedura rafforzata di doppia lettura. Per approvare una legge ordinaria è sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti ed una sola lettura.
Perchè faccio questo paragone?
Perchè ritengo che decidere “sull’ avere o non avere un lavoro” utilizzando la stessa democrazia necessaria a decidere ad es. su aspetti meramente organizzativi o di miglioramento della base retributiva, non sia corretto.
Dietro questo mancato accordo ci saranno drammi familiari, persone impossibilitate a trovare un nuovo posto di lavoro, che una minoranza di colleghi lavoratori avrà la responsabilità di aver determinato, il tutto, apparentemente, all’interno di una regola di democrazia.
A me sembra assurdo che non si sia sentito il bisogno di far esprimere tutti, nominativamente, sull’accordo in questione, perchè fondamentale per la vita o per la morte lavorativa di ciascun lavoratore.
Si è scelta una strada che, salvando le apparenze, ha determinato nella sostanza una situazione di difficile soluzione.
Fin qui tutta la mia delusione ed incredulità . Rispetto la tesi dei 54 che hanno votato contro l’accordo ma, ripeto, non sono convinto che quella maggioranza potesse essere ritenuta sufficiente per la sua bocciatura definitiva.
Ora la vertenza è in un vicolo cieco, per uscire dal quale è necessario che l’intera base lavorativa, e quindi tutti i 173 lavoratori, decidano di esprimersi con chiarezza ed inequivocabilità sull’accordo, componendo una maggioranza almeno pari al 50% +1 degli aventi diritto al voto. Con questo risultato sarà possibile avere tutto il supporto delle Istituzioni affinchè la vertenza si riapra.



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