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La voce della Politica
| Scaglione su caso mancata apertura associazione a Laurenzana |
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27/10/2009 | “E’ sempre la burocrazia la cattiva consigliera o invece c’è una sorta di ostacolo ad intraprendere nuove iniziative di lavoro tentando di rispettare le norme legislative? E la loro interpretazione è sempre frutto di un condiviso ragionamento o di personali interpretazioni?
Sono gli interrogativi che ci dobbiamo sempre porre – precisa il consigliere regionale Luigi Scaglione, analizzando il caso registrato a Laurenzana con il diniego alla licenza di apertura di una nuova attività multifunzionale e associativa – nell’interpretare rigidamente norme che se è vero che vanno rispettate in maniera precisa, devono sicuramente essere prese in considerazione di volta in volta per il tipo di attività da realizzare.
Un circolo ricreativo, una sede di un’associazione se legata ad esempio al recupero funzionale dell’immobile, ad una sua multifunzione che in un comune piccolo dell’hinterland lucano, come Laurenzana, consenta anche di realizzare un internet point ed un momento aggregante capace anche di verificare la evoluzione della gioventù locale, non può essere associato ad un esercizio commerciale ed ai limiti imposti dalle normative. Altrimenti avremmo commissariato una regione, una intera rete di servizi associativi e di plurifunzioni che un piccolo imprenditore immagina di mettere a disposizione dei cittadini. E’ riduttivo – prosegue Scaglione – immaginare che nella multifunzione dell’attività prevalga il giudizio negativo sulla parte della sala giochi, se poi anche nei progetti finanziati dai maggiori enti locali e finalizzati a creare nuova occupazione, tale attività venga considerata alla pari.
Ci si dirà – aggiunge Scaglione – che il contenzioso nel caso specifico è di lunga durata e coinvolge più soggetti, dal parere sanitario a quello comunale, ma nella interpretazione, ad esempio, delle leggi regionali (la 5/98 e la 10/2000) che riguarda il “recupero dei sottotetti e dei locali seminterrati” si consente l’utilizzo per uso terziario e o commerciale purchè si rispettino le prescrizioni dei regolamenti edilizi e quelle sulla ventilazione. Cosa che nell’attività in questione è stato preso in considerazione e che nella richiesta di cambio di destinazione, non prevede modifiche delle quote di aree pubbliche. Dunque, e qui ritorna il quesito, la burocrazia o la politica burocratizzata mettono il bastone tra le ruote? E per quale imperscrutabile motivo se spesso sosteniamo la esigenza di favorire la nascita di nuove attività che incrementino l’occupazione senza ricorrere al posto fisso e investendo risorse private? A Laurenzana qualcuno non si pone il problema e spesso si invocano norme per applicarle soltanto con una interpretazione che non ci convince ”.
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