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La voce della Politica
| L'Associazione Mutuo Soccorso di Lauria sui tagli alla scuola pubblica |
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1/10/2009 | I tagli indiscriminati operati dal Governo nazionale nei confronti della scuola pubblica, resi drammaticamente evidenti dalle proteste dei precari, sembrano non risparmiare, purtroppo, altri importanti settori dell’istruzione pubblica.
In un sistema che sembra volersi accanire contro i più deboli, assistiamo all’ennesimo drastico taglio relativo alle ore di sostegno attribuite a favore degli alunni diversamente abili.
I nodi nella scuola vengono al pettine e a rimetterci, purtroppo, sono i più deboli.
Il quadro, anche nella nostra realtà, è allarmante ed è rappresentabile in una ingente riduzione delle ore di sostegno, perpetrata soprattutto ai danni di alunni che iniziano un nuovo percorso di studi, passando da un grado d’istruzione all’altro.
A riprova di quanto affermato basti pensare a quello che avviene ad esempio nell’I.P.S.S.C.T. di Lauria dove esistono 18 alunni disabili (di cui 6 distribuiti in due classi prime!) e 8 insegnanti di sostegno (nemmeno in ragione del rapporto di 1 a 2) o, ancora, a quello che avviene al Primo Circolo “G. Marconi” dove su 8 bambini disseminati in più plessi, distribuiti su un territorio vasto e distanti tra loro anche oltre 13 km di curve (di cui molte su strade di montagna), ci sono solo 5 insegnanti di sostegno.
A nulla valgono le richieste delle famiglie, delle scuole, delle ASL né gli handicap certificati ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92: nell’assegnazione delle cattedre di sostegno si è operato tenendo conto esclusivamente del vincolo connesso alla complessiva riduzione del personale scolastico e, quindi, ad esigenze di bilancio.
Le attuali disposizioni fanno in modo che non si guardi ai bisogni individuali, ma ci si preoccupi invece che gli insegnanti per il sostegno siano numericamente gli stessi dell’anno scolastico 2008-2009, mentre gli alunni con disabilità, nel corrente anno scolastico, sono aumentati.
Le scuole e gli insegnanti,in questi giorni hanno tentato di arrangiarsi, facendo del loro meglio per garantire la qualità dell'insegnamento.
Ma nelle situazioni di emergenza o di guerra per la sopravvivenza, si vive alla giornata e i nostri figli rischiano quotidianamente di essere affidati a più figure (che vanno dall’insegnante o da più insegnati di sostegno, all’assistente specialistico fornito dal comune) in barba ad ogni continuità e programmazione didattica ed educativa facendo perdere al disabile qualunque punto di riferimento. Nei casi estremi, i ragazzi rischiano di essere “tenuti insieme” in spazi separati dal resto, della classe, cosi', sotto la spinta dalla contingenza, vengono a ricrearsi le classi differenziate, in barba ad ogni politica di inclusione sociale e di integrazione e, quanto è peggio, nel pieno disprezzo di quello che è l’obiettivo fondamentale della scuola italiana: quello di formare cittadini di uno stato democratico, antirazziale e ugualitario.
Ciascun alunno diversamente abile ha diritto alla formazione in tutto il territorio nazionale come a tutta una serie di servizi che, purtroppo, ad oggi, nel territorio a livello di distretto scolastico o regionale non sono garantiti. La stessa ministra Gelmini, nel recente documento per l'inclusione scolastica afferma che "il contesto è una risorsa potenziale che qualora sia ricca di opportunità consente di raggiungere livelli di realizzazione e autonomia delle persone con disabilità, che in condizioni contestuali meno favorevoli sono invece difficilmente raggiungibili.” Dunque “il contesto, si adatti ai bisogni delle persone con disabilita".
Il contesto qui da noi nel Sud Italia e nelle periferie, quello che dovrebbe stimolare il disabile per fargli raggiungere l'autonomia, è composto solo di risorse umane, non esistono mezzi e strutture (non ci sono spazi per il gioco, per lo sport per i laboratori) ed ora, che anche le risorse umane vengono tagliate.... quale futuro avranno, i nostri figli?
Il taglio degli insegnanti di sostegno ha origini lontane e su di esso si innestano responsabilità di tutti gli schieramenti politici.
Già i governi precedenti anni or sono, fissarono il rapporto insegnanti di sostegno disabili in ragione di 1 a 2, motivando la scelta con l'esigenza di integrare sempre più il disabile alla classe, perché si intravedeva il rischio di far diventare il docente di sostegno l'unico docente del bambino disabile, scaricandogli addosso oneri ed onori nella valutazione.
Ma prima di tagliare i docenti di sostegno si sarebbe dovuto formare e riformare la scuola italiana, preparando tutti i docenti a fare i conti con la diversità e attrezzando le scuole che nella maggioranza dei casi a Sud sono depositi per bambini, dove è impossibile pensare o fare attività diverse e semplici come l’attività fisica...
Il progetto di vita scolastica del disabile spesso, troppo spesso, grava soltanto ed esclusivamente sull’insegnante di sostegno senza il quale cade ogni punto di riferimento.
Per queste ragioni occorre, anzi urge, che sia aperto un tavolo di trattative tra i sindacati, gli Enti locali (in primis la Regione che già in maniera lungimirante si è mossa stanziando risorse a riguardo, anche se esigue), il ministero e l’ufficio scolastico regionale,le ASL e le associazioni di genitori per garantire nel rispetto del principio di sussidiarietà economica, quella cooperazione fruttuosa e quella governance dell’emergenza, negata nel momento stesso in cui come una mannaia, si è operata la politica dei tagli indiscriminati.
In assenza di maggiori risorse e maggiori unità di sostegno le famiglie dovranno necessariamente organizzarsi e adire e vie legali, per vedere ristabilito un diritto negato, ancora una volta sole nei confronti di uno Stato sempre più estraneo alla vita di ognuno. Che nazione è l’Italia che vara una legge che “condona” gli evasori fiscali, in genere ricchi e in salute, e taglia il sostegno a dei bambini e dei ragazzi più deboli? Certamente, per noi, è una compagine che difende i diritti dei più forti e indica la spesa sociale come un vano orpello, in barba ad ogni etica umana o religiosa.
Mentre il governo presenta, con continui spot pubblicitari, il 4 ottobre 2009 giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche, noi nella scuola italiana, ci troviamo ad osservare le fondamenta di un muro alto, atto a relegare i nostri figli nel ghetto della diversità, prima a scuola e poi nella vita quotidiana.
Molte sono le storie che noi famiglie in questi giorni, anche via internet, ci siamo raccontate, ma ci siamo soprattutto trasmesse l’immagine delle istituzioni che sovente ci ascoltano, ma alzano le spalle, quasi a voler sottolineare la loro impotenza o incapacità e quando aprono la bocca lo fanno per cercare di dare un senso ad una storia che un senso non ce l'ha. Di fronte a questo, di fronte al domani dei nostri figli, noi, nell’interesse di tutti non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo smettere di cercare di dare un senso alla loro esistenza.
Lauria, 01 ottobre 2009
Il Presidente
Elena Santa CARLOMAGNO
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