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Coop Estense, attenzione rivolta ai lavoratori

26/09/2009

Coop Estense acquisisce la rete pugliese e lucana di Carrefour mentre questa è fortemente in crisi in tutto il Sud Italia, tanto che nello scorso mese di agosto ha concluso presso il Ministero del Lavoro un accordo relativo alla chiusura di due ipermercati, con la conseguente perdita di 200 posti di lavoro e la collocazione in cassa integrazione di 270 lavoratori in altri quattro ipermercati.
Il presidente di Legacoop Basilicata, Donato Scavone, plaude al coraggio dell'azienda, disposta ad investire nel Mezzogiorno e in Basilcata in un periodo di congiunture economiche non certo favorevoli, sottolineamdo con orgoglio le modalità di risanamento individuate da Coop Estense, in piena linea con i princìpi di tutela del lavoro su cui si fonda il movimento cooperativo. «Mentre la gravità della situazione e l’urgenza dei tempi avrebbero portato qualsiasi altra azienda ad affrontare il risanamento dei conti economici, della riorganizzazione e del costo del lavoro con due interventi drastici, ovvero con l’espulsione, attraverso procedure di mobilità, dei lavoratori con mansioni e contratti di lavoro non coerenti con la nuova impostazione organizzativa e con il taglio delle retribuzioni - dichiara Scavone - Coop Estense, d’intesa con le OOSS nazionali, ha deciso di percorrere una strada più lunga, più onerosa e più incerta, ma più consona alla sua natura cooperativa». Il percorso tracciato insieme alle Organizzazioni Sindacali nazionali si fonda sulle seguenti linee guida:
1. Riconoscere da subito ai lavoratori ex Carrefour gli stessi diritti e le stesse condizioni degli altri lavoratori della cooperativa, che in pratica si traduce nell’applicazione del CCNL Coop, del contratto integrativo aziendale di Coop Estense e delle condizioni organizzative applicate al Nord e al Sud.
2. Attuare il cambiamento organizzativo facendo ricorso alla Cigs, anziché alla mobilità, senza licenziare nessuno e per attenuare e diluire nel tempo l’impatto sui lavoratori.
3. Recuperare nella massima misura offerta dalla rete Coop Estense, in Puglia e in Emilia, le professionalità esistenti, attraverso qualificati interventi formativi.
«La scelta di queste linee di condotta dal forte contenuto sociale - continua Scavone - non può però prescindere, nemmeno per un momento, da un concetto fondamentale: la tutela reale del lavoro e dei lavoratori è possibile solo in aziende sane, col conto economico positivo». I dirigenti della cooperativa hanno innanzitutto il dovere di assicurare questa condizione, sia verso i soci che verso gli altri 5.500 dipendenti in Emilia e in Puglia.
La soddisfazione del presidente Scavone è dettata anche dal fatto che le Organizzazioni Sindacali nazionali hanno attribuito un valore particolarmente positivo al progetto di risanamento e rilancio, sia per la dichiarata volontà di salvare tutti i posti di lavoro di questi ipermercati che per il consolidamento della presenza di Coop al Sud e del suo radicamento sociale in un territorio nel quale conta già 230 mila soci, 1.500 dipendenti e una vasta rete di attività economiche con i produttori locali.
L’adozione delle misure porta a una riduzione dell’incidenza del costo del lavoro dal 12% al 10%, data fondamentalmente da una riduzione annua di circa 35 mila ore di lavoro. Questa riduzione di ore la si può ottenere in due modi: espellendo dall’ipermercato una ventina di lavoratori full time, oppure portando da full time a part time una sessantina di persone.
A Matera, tolti i capi – per i quali sono stati già avviati valutazioni professionali e percorsi formativi – i lavoratori che hanno un contratto di lavoro non compatibile con la nuova organizzazione sono in tutto 55, mentre altri 60 addetti alle vendite hanno già contratti che non richiedono modifiche. È giusto preoccuparsi dei lavoratori che per salvare il proprio posto di lavoro devono passare a un contratto meno remunerativo, ma nello stesso tempo non bisogna dimenticare quei lavoratori che già guadagnano di meno dei loro colleghi e che hanno nella riorganizzazione la difesa del loro futuro.
«Certamente, quei lavoratori che devono cambiare contratto per mantenere il lavoro devono affrontare un reale peggioramento del loro reddito; e la cooperativa e il sindacato hanno il dovere di ricercare, come hanno fatto con l’accordo quadro, tutte le soluzioni possibili per attenuare questi contraccolpi. Nello stesso tempo - conclude Scavone - bisogna sapere che l’alternativa al cambiamento è il fallimento del progetto e la perdita del lavoro per un numero molto maggiore di lavoratori».



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