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La voce della Politica

Sui-GeneriS su cave in Basilicata

20/09/2009

In rif. Ad un articolo pubblicato dalla “Nuova” a firma di Mario N. Di Dio


A tal proposito, e per fugare ogni dubbio, a tutti coloro i quali,
interessati alla questione, non avessero colto quali sono le motivazioni che
spingono la Federazione Sui-GeneriS, ad occuparsi di questo argomento,
ribadiamo la posizione, aggiungendo nuovi e più interessanti spunti alla
discussione.
Nell’articolo del 8/09/2009 pubblicato sempre dalla Nuova Basilicata,
recante la firma del sottoscritto, veniva posto l’accento rispetto a quanto
succede, ed è già successo a Balvano, in merito alle modalità di
concessione delle aree di cava.
Nell’articolo citato, è stato sollecitato, in quel caso il Sindaco di
Balvano, ma con esso l’intero apparato dell’amministrazione pubblica Lucana,
affinchè, fosse posto l’accento sulla regolarità e la trasparenza degli atti
amministrativi con cui vengono concesse e con cui vengono controllate le
aree di cava.
A questo proposito chiedo che venga fatta chiarezza rispetto a quanto
pubblicato nel B.U.R. del 16/08/2009, sulle motivazioni e sugli effetti che
hanno spinto il “DIPARTIMENTO AMBIENTE, TERRITORIO, POLITICHE DELLA
SOSTENIBILITA’-UFFICIO GEOLOGICO ED ATTIVITA’ ESTRATTIVE, con un atto di
DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE del 25 giugno 2009 con il quale determina una
serie di Verbali di accertamento per mancata comunicazione dati statistici
art. 17 L.R. 12/79 del 11/2005, a numerosi operatori del settore.

Sollecitando gli amministratori lucani a modificare il comma 4° dell’art. 17
della Legge Regionale N. 12 del 27/03/1979 e successive modifiche, non
essendo più pericoloso secretare questo genere di atti, ma questo è solo uno
dei tanti e possibili spunti da aggiungere alla discussione.

Inoltre, e sempre nell’articolo pubblicato l’8/09/2009 veniva chiesto di non
ricorrere alle deroghe amministrative di nessun genere, nel rispetto delle
generazioni presenti e future, alla luce dell’importanza strategica, che un
giusto guadagno proveniente dall’estrazione della sabbia lucana “il petrolio
bianco”, potrebbe essere utilizzato in favore dei cittadini lucani, in modo
da ricavare risorse finanziarie per sostenere una adeguata politica di
sviluppo della Nostra regione.
Proprio per ribadire ciò, la presente, vuole essere da monito per tutta la
comunità politica, economica ed intellettuale della Basilicata, dalla
Regione all’Arpab, dalle associazioni ambientaliste fino agli operatori
economici del settore, affinchè, si uniscano le forze e si metta mano ad un
chiaro e completo disegno di legge regionale sull’argomento, in modo tale da
valorizzare tutte le risorse regionali, salvaguardando chi oggi lavora nel
settore, ma sempre nel rispetto dell’ambiente e nell’interesse di tutti i
cittadini.
Infatti, solo nel 2008, usciva un dossier di Legambiente denominato “Il
punto sulle cave in Italia - numeri, le leggi e i piani,le buone e cattive
pratiche”, in cui, la stessa organizzazione faceva un breve ma dettagliato
resoconto sulla situazione nazionale rispetto all’argomento, e proprio in
quelle pagine, si legge che “ la normativa nazionale di riferimento in
materia sia ancora oggi un Regio Decreto del 1927” oltre al fatto che ”
Veneto, Friuli, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia, Sardegna,
Basilicata non hanno un piano cave. In Calabria addirittura non una Legge,
ne un Piano”.
Scoprire ciò, per i tanti che ancora oggi sono all’oscuro, risulta avere un
duplice e contrastante coinvolgimento emotivo, e da una parte quasi ci
conforta, non è solo la Nostra piccola Regione a soffrire di un vuoto
programmatico, e dall’altro ci spinge a pensare che nonostante i tanti
appelli e le tante assunzioni di posizione, che ogni giorno leggiamo sulle
pagine dei quotidiani locali, anche nella Nostra piccola Regione,
l’inefficienza politica non conosce schieramenti né colorazioni partitiche.
Ma sempre rileggendo il dossier sopraccitato, e riguardando la rassegna
stampa che né segui, si legge che “ Il caos delle cave in Italia in un
rapporto di Legambiente. Miliardi di euro di guadagni, ma al Sud si cava
gratis”, e più nello specifico “Rilevante è il giro di affari di circa 5
miliardi di Euro l’anno, per il solo settore degli inerti. E ancora più
incredibile è che a fronte di impatti tanto rilevanti a fronte di guadagni
sicuri siano estremamente bassi i canoni di concessione, nelle Regioni del
Mezzogiorno addirittura si cava gratis”, si aggiunge lo sconforto che
nonostante tanto interesse economico, resta comunque bassa l’attenzione per
la materia.
Questo è una breve sintesi, certamente molto poco approfondita, rispetto
alla materia, ma certamente è un modo per rappresentare bene, ed in modo
parziale, dal punto di vista di un cittadino e di una organizzazione che
guarda alla crescita del proprio territorio, la situazione.
Ma è altrettanto vero, e questa volta in modo imparziale, che per metter
mano alla situazione, e dare i dovuti aggiustamenti alla materia, in ambito
regionale, visto che come disciplinato dal titolo V della Costituzione
Italiana risulta essere tra le materia di legislazione non esclusiva dello
Stato, c’è necessità che venga istituito un Tavolo Regionale, in cui
prendano parte tutte le componenti interessate, e tra queste anche la
società civile, in modo da salvaguardare l’operato degli Amministratori
Locali, che probabilmente a ragione, spesso paventano la possibilità che in
tali faccende possa interferire la Malavita organizzata, li dove non sia
ancora intervenuto il malcostume politico.


Dott. Giuseppe Macellaro
Consigliere Federazione Sui-GeneriS



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