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| Letture pasoliniane a Moliterno |
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18/02/2011 | Coccolato e strapazzato tanto da una parte che dall’altra. Pier Paolo Pasolini amato e criticato in egual misura dalla sinistra e dalla destra…Di certo, però, si deve ammettere che il poeta e scrittore friulano si riconosceva comunista. Poi si può aggiungere che il comunismo di Pasolini è stato umanitario e messianico, molto gramsciano e poco marxista. Un comunismo di forte denuncia contro i soprusi della borghesia, dalla parte delle ragioni dei ceti deboli e tanto distante dalle ingessature e dalla burocrazia del vecchio Pci. Ma va anche detto che lo scrittore-poeta-regista dei ragazzi di vita è stato l’intellettuale per eccellenza (ed eccezione) di fama internazionale, libero nel pensiero al punto di saper parlare e coinvolgere nel dibattito mondi culturali (e politici) diversissimi e lontani. A tal proposito è uscito per la storica casa editrice fiorentina Vallecchi “Una lunga incomprensione”, saggio interessantissimo scritto a quattro mani da due autori provenienti da esperienze politiche opposte, da Gianni Borgna, docente universitario e già assessore a Roma con Rutelli sindaco, amico di Pasolini al tempo in cui dirigeva nella capitale la Federazione Giovanile Comunista, e Adalberto Baldoni, giornalista e scrittore (ma anche bravo documentarista), già segretario nazionale della Giovane Italia e consigliere comunale per Alleanza Nazionale . Borgna (intellettuale finissimo) e Baldoni delineano di Pasolini “un ritratto su due fronti”, aggiungendo degli spunti riflessivi e delle testimonianze del tutto inedite. Nella prima parte Borgna ricostruisce l’opera pasoliniana attraverso il vissuto: dalla tragica morte del fratello Guido, ucciso dai compagni di Resistenza, allo scandalo della sua omosessualità che lo portò a fuggire dal suo Friuli, dalla scure della censura e dei processi al riscatto e
all’ affermazione attraverso il cinema, dalle battaglie contro la società consumistica che stava azzerando la cultura contadina agli attacchi “corsari” contro il potere e i vecchi-nuovi fascismi, fino ad arrivare all’ultimo scandalo della morte, avvenuta tragicamente nel novembre del 1975 e che molti amici di Pasolini hanno sempre ritenuto che fosse di natura politica. Si possono leggere di Borgna anche il testo pronunciato al funerale di Pasolini a Campo dé Fiori e un lungo ed appassionato articolo apparso nel 1977 su l’Unità, ma da tutte le sue pagine viene fuori l’ intellettuale, la voce del dissenso, che – secondo Borgna – “ha scelto sempre (al di là delle incomprensioni e delle polemiche e contro le sue stesse irrisolte contraddizioni) i comunisti come i suoi compagni, i suoi veri interlocutori”. Adalberto Baldoni, invece, seguendo un percorso più personale delle vicende politiche di oltre un ventennio ci presenta il Pasolini irriverente che subiva attacchi, pestaggi, odio da tutti i fronti fascisti. Alla luce della storia, però, Adalberto Baldoni ritrova sì il Pasolini ideologico, che condannava il fascismo in quanto surrogato della corruzione esercitata dai poteri, e tuttavia è tanto intellettualmente onesto da sviare i luoghi comuni e rintracciare oggi nell’opera pasoliniana approdi ed interpretazioni culturali condivisibili tanto sinistra che a destra. Dei testi di Pasolini presenti nel libro di Borgna e Baldoni verranno letti questa sera (ore 21.30) allo Spazio Sankara.
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