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Un teatro per la Terra in un paese ferito dalla terra

20/07/2011

Quando sabbia e sangue si mescolano a impastare il Dolore, solo il Teatro, o la Musica, o il Silenzio possono avvicinarsi ed entrare, in punta di piedi, in quel territorio misterioso delle lacrime dove “anche un respiro può fare rumore”. Teatro, Musica e Silenzio, infatti, sono stati gli ingredienti fondamentali, anzi, i “personaggi” di uno spettacolo di Teatro Civile che sarà messo in scena dalla Compagnia lucana S.A.M.S. (Società Artistica Mutuo Soccorso) di Senise (PZ), aderente alla UILT Basilicata (Unione Italiana Libero Teatro), in collaborazione con la testata giornalistica on-line www.lasiritide.it nella serata del 26 luglio 2011.
L’occasione: la ricorrenza dei 25 anni da quando, all’alba di un altro 26 luglio, quello del 1986, una collina intera, sovrastante l’abitato di Senise, in provincia di Potenza, scivolò inesorabilmente a valle e ingoiò un intero quartiere in una voragine di oltre trenta metri apertasi nelle visceri della terra. Causò otto morti, tra coloro che non fecero in tempo a fuggire perché sorpresi nel sonno: quattro bambini e quattro adulti, padri e madri di famiglia. Altri tre bambini furono estratti in extremis dalle macerie e si salvarono. Centinaia di persone evacuate dalla propria casa che, da luogo di protezione si trasformò improvvisamente in trappola mortale.
Una tragedia che inferse alla comunità di Senise una ferita incancellabile. Tutti i giornali nazionali se ne occuparono a lungo. Ed è stato proprio dagli articoli di quelle testate giornalistiche che, oggi, dopo 25 anni, su iniziativa di Mariapaola Vergallito, direttrice della testata on-line www.lasiritide.it , Leonardo Chiorazzi, direttore artistico
dell’associazione teatrale S.A.M.S. di Senise, con entusiasmo ha raccolto l’invito ad elaborare una sceneggiatura e a dirigerne la successiva messa in scena, con la collaborazione di Rocco Abalsamo, Maria Bellusci, Vincenzo Benvenuto, Eleonora Berardi, Giusy Chiaradia, Vittoria Chiorazzo, Rosy Cosentino, Isabella De Fina, Enza De Stefano, Franco Dragonetti, Egidio Falcone, Gabriella Leone, Rosanna Magnelli, Luciano Maselli, Sonia Miele, Antonella Orofino, Nicla Ponzio, Antonio Ricciardi, Aldo Santalucia, Vincenzo Terracina, Giuseppe Tuzio, Mimmo Tuzio, Mariapaola Vergallito, Antonello Mauro, Luigi Lo Fiego, Franco Pizzo, Franco Tricarico, Luciano Pellegrino: tante professionalità e capacità diverse, dalla recitazione alla musica, dal canto alla scenografia, dalle relazioni pubbliche all’illuminotecnica, ma tutti uniti da uno scopo civico ed artistico condiviso che ha coinvolto giovani, adulti e famiglie.
Dalla drammaturgia finale è emerso un intenso Memorial di Teatro Civile che, mentre rievoca sulla scena un evento che ha segnato a fuoco la comunità, dà vita, per mezzo del Teatro, alla celebrazione di un vero e proprio Rito di Elaborazione Collettiva. E’ il Teatro atavico della Condivisione Comunitaria dei grandi eventi della vita, della Catarsi delle anime ferite, del Parlarsi a cuore aperto. E’ il Teatro della Partecipazione e del riconoscersi parte comune della stessa umanità, della stessa carne fragile, della stessa materia vulnerabile e bisognosa degli altri per scambiare una osmosi di forza e di coraggio morale e civile. Un impianto drammaturgico così impostato non poteva che poggiare sulle solide, indistruttibili colonne culturali di un Teatro ancestrale di cui tutti siamo figli: le fondamenta patriarcali del Teatro dell’antica Magna Grecia.
Di conseguenza, lo stile di regia è stato impostato su due colonne fondamentali: da una parte la CORALITA’ , dall’altra la COSCIENZA CIVICA. Coralità a cominciare dall’aprire la scena non solo ai componenti della compagnia S.A.M.S., ma a chiunque, nella comunità, sentisse la voglia (e il bisogno) di partecipare e di “esserci dentro”; coralità nell’espressione comunicativa; il popolo della città come “coro”, sulla scia ereditaria delle antiche forme comunitarie di cantare il Dolore nel Teatro eschileo e sofocleo. Coro come una vox populi in cui, però, è volutamente bandita ogni forma di vittimismo o di soggiacenza passiva dei mortali ad un presunto “destino” dominato da forze cieche e oscure. Coro, invece, inteso come forza di uomini coscienti, di uomini di oggi che, se pur sottoposti alle necessità e feriti nella loro profondità emotiva, elaborano sulla scena un’adeguata misura di compensazione razionale di fronte agli eventi che sembrano ineluttabili e, contemporaneamente, impongono un principio di responsabilità sociale nelle scelte di potere che riguardano la gestione delle troppe “tragedie annunciate”. E’ questa, infatti, l’altra colonna su cui è impostata la regia dello spettacolo: la Coscienza Civica. Coscienza come denuncia motivata di un pericolo che, dopo 25 anni dall’evento catastrofico, continua a persistere, frutto dell’incuria e dell’assuefazione, quando non di manovre illecite. Coscienza come grido di indignazione, come voglia di buona volontà e di chiarezza, come legittima ricerca della verità e stimolo a collettive riflessioni propositive, affinchè nel “Paese sulla sabbia” , dopo l’insabbiamento figurato di eventuali colpe, responsabilità e informazioni su altri pericoli incombenti, non si ripetano ulteriori insabbiamenti fisici, tragicamente veri e ancora una volta annunciati, di altre case, di altre famiglie e di altri bambini. Anche il Teatro e la Musica possono aiutare l’uomo e a volte lo possono svegliare in tempo e salvare.
Leonardo Chiorazzi



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