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''La conservazione della biodiversità nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano'

30/11/2018

Negli ultimi mesi sono apparsi sulla stampa articoli molto critici nei confronti dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, accusato sostanzialmente di cattiva gestione dell’area protetta. Non è mio intento con questa lettera entrare nel merito delle questioni sollevate, su alcune delle quali è ancora pendente un procedimento presso la Corte dei Conti che stabilirà se ci sono state o meno responsabilità e su cui il Ministro dell’Ambiente farà le sue opportune valutazioni, ma piuttosto evidenziare le politiche del Parco in materia di conservazione della biodiversità e di educazione ambientale che, oscurate dalle suddette polemiche, sono probabilmente poco conosciute all’esterno del parco. Tanto al fine di fornire ulteriori elementi di valutazione sulla realtà complessiva del “più giovane Parco Nazionale d’Italia”.
Da quanto sono stato nominato nell’ente parco dell’Appennino Lucano in rappresentanza delle Associazioni Ambientaliste, ovverosia dal mese di giungo 2016, il Consiglio Direttivo si è espresso infatti su diversi ed importanti progetti sulla conservazione della biodiversità, promuovendo una serie di studi e monitoraggi che, aggiungendosi ad altri interventi già avviati, hanno colmato un gap conoscitivo sulla presenza di specie ed habitat presenti nel territorio dell’area Parco. In particolare mi riferisco ai progetti di ricerca sull’avifauna nidificante, sulla lepre italica, sui chirotteri, sul lupo, sui rettili, sui boschi vetusti, sulle orchidee, sulle risorse fungine, sulla lontra, sulle grotte del parco, sui geositi, sull’impatto del cinghiale sulla biodiversità, sugli anfibi. I risultati di questi progetti di ricerca hanno fornito dati estremamente interessanti sull’enorme patrimonio naturalistico che il parco custodisce e che saranno alla base delle future politiche di conservazione della biodiversità.
E’ stata così confermata la presenza di animali rari e protetti come la cicogna nera, il capovaccaio (unico Parco Nazionale Italiano con la presenza accertata di una coppia nidificante), del grifone, che dopo 100 anni è tornato a nidificare in Basilicata, della lontra, la cui popolazione è tra le più rilevanti dell’intero territorio nazionale e del lupo (interessantissimi ed emozionanti i filmati ripresi con le foto trappole); sono stati rilevate 13 specie di rettili, 12 specie di anfibi, 21 specie di chirotteri, 65 specie di orchidee, 500 specie di funghi.
Non solo studi ma anche progetti di conservazione attiva, come quello della reintroduzione della lepre italica o quello relativo al ripristino strutturale e funzionale di un sito acquatico artificiale e la creazione ex novo di piccoli siti acquatici per aumentare gli habitat disponibili per la riproduzione dell’ululone (Bombina pachypus). Lo studio sui chirotteri è stato fondamentale affinché l’Ente parco tutelasse la grotta di Sant’Angelo al Raparo di San Chirico Raparo, che costituisce un sito prioritario per la conservazione dei chirotteri a livello nazionale dato l’elevato numero di individui presenti (oltre 2000 individui appartenenti a 4 differenti specie in allegato II e IV della direttiva habitat) negando l’autorizzazione per interventi turistici che avrebbero inevitabilmente alterato l’habitat. A valle degli studi sul lupo, sono stati consegnati 16 pastori maremmani ad aziende zootecniche in l'attuazione di un programma sperimentale che prevede misure di prevenzione finalizzate a mitigare i conflitti tra gli allevatori ed i lupi.
Di recente il Consiglio Direttivo ha approvato per il 2018 altri interventi di conservazione della biodiversità all’interno del progetto concertato con la Regione Basilicata e gli altri Enti Parco lucani “INNGREENPAF: INFRASTRUTTURA VERDE FRUIZIONE E SOSTENIBILITA”. Questi interventi riguardano, oltre all’attuazione di
buone pratiche per il contenimento della presenza del cinghiale (Sus scrofa) nei territori delle aree protette della Basilicata a salvaguardia degli habitat della Rete Natura 2000, ulteriori studi e ricerche sull’avifauna e sulla flora, in particolare sulle orchidee, nonché il potenziamento di servizi di promozione ed educazione ambientale.
Sempre In tema di educazione ambientale, dopo un incontro nel mese di marzo con tutti i referenti dei Centri di educazione ambientali operanti nel parco, il Consiglio ha approvato uno stanziamento di 40.000,00 euro per finanziare i migliori progetti di educazione ambientale e creare una vera e propria rete di strutture di professionisti del settore che operi in sintonia con l’Ente parco ed i suoi obiettivi, oltre al potenziamento delle strutture suddette mediante la fornitura di beni per ulteriori 60.000,00 euro.
Nell’ultima riunione del direttivo è stato poi deliberato affinché il Parco si doti con apposita convenzione di un Centro di Recupero della Fauna Selvatica, di cui il Parco è al momento sprovvisto, in modo che gli animali selvatici recuperati possano subito trovare le giuste cure per essere poi, laddove possibile, reintrodotti in natura. tal fine è stato avviato da parte degli uffici la procedura con la Regione Basilicata per l’affidamento in gestione dell’attuale centro situato in località Pantano del Comune di Pignola.
Altre disposizioni del Consiglio approvate nell’ultimo anno a difesa del territorio sono state quella relativa al divieto di usare all’interno del parco il glifosato, il famoso diserbante la cui tossicità per l’uomo e le altre specie è oramai assodata, e quella secondo cui il parco potrà contribuire economicamente a manifestazioni locali solo a condizione che non sia previsto l’uso di materiali in plastica usa e getta.
Infine, ma non per ultimo, giova ricordare che lo scorso settembre l’Ente Parco è intervenuto nella procedura di VIA relativa alla perforazione e messa in produzione del pozzo petrolifero Alli 5 dell’ENI esprimendo parere negativo per i possibili impatti sulla biodiversità, pur se l’ubicazione del pozzo non è prevista all’interno del perimetro del Parco ma nell’area contigua.
E’ chiaro che il cammino da fare per assicurare la tutela a questo straordinario patrimonio di biodiversità è ancora lungo ed impegnativo e fondamentale in tal senso sarà l’approvazione del piano del parco su cui sarà necessario un rinnovato impegno degli organi direttivi affinché possa vedere la luce quanto prima. Ma è altrettanto chiaro che per raggiungere gli auspicati risultati conservazionistici si deve ricreare un clima di serenità e di fiducia intorno alla gestione dell’Ente Parco. Auspico perciò che al più presto si possa uscire da questa fase transitoria (ricordo che attualmente l’Ente Parco è senza Presidente, inoltre è in corso il procedimento amministrativo per la nomina da parte del Ministro del direttore) e che il Ministro dell’Ambiente ed il Presidente della Regione Basilicata trovino quanto prima le intese per nominare agli organi di vertice dell’ente persone di alto profilo con competenze in materia di gestione di risorse naturali, anteponendo innanzi a tutto la tutela del bene comune. Solo così il parco potrà svolgere efficacemente il suo ruolo di custode della biodiversità ed al tempo stesso di volano di promozione di un’economia improntata ai requisiti della sostenibilità per il beneficio delle presenti e future generazioni.


Luigi Agresti – Componente del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano
e responsabile dei progetti territoriali del WWF Italia.



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