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Le pesti di oggi nell'omelia di don Cesare.'Non delegate il vostro pensiero'

22/08/2014



È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo.
Lo affermava S. Ignazio di Antiochia, successore di San Pietro, morto verso il 107 d. C. sbranato dalle belve durante la persecuzione di quel tempo.
San Rocco avrà saputo di essere santo quando si sarà sentito dire da Dio: “Vieni benedetto ricevi l’eredità preparata per te”.
Era cristiano di nome e di fatto per questo interruppe il suo pellegrinaggio verso i luoghi santi della cristianità per prestare soccorso agli appestati del suo tempo.
Peste che dilagava in Europa e contro la quale non vi era alcun rimedio, ma erano i tempi e le condizioni igieniche che portavano questo flagello.
Vi è una pagina del Manzoni di una liricità stupenda che parla della peste di Milano, è il racconto della Madre di Cecilia. Una bambina che viene sopraffatta dalla morte e che la madre porta sul carro dei monatti e che vuole sistemare lei raccomandando di non toglierle nulla di dosso anzi dando un compenso a quell’uomo truce che voleva strappargliela di mano.

[…] Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Nè la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sul l’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno.[…]
Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così». […]e disse l’ultime parole: «addio Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri». Poi voltatasi di nuovo al monatto, «voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola».


Quante pesti nel nostro tempo che conosce ben altre condizioni culturali, sanitarie, di comportamento a tutti i livelli ecc.
A numerarle tutte queste forme ci vorrebbe del tempo, e quello dell’omelia è alquanto breve.
- Pensate però all’egoismo, che uccide l’amore nel cuore dell’uomo.
- Pensate al prevaricare dell’uno sull’altro riuscendo a vedere solo il proprio interesse e ostacolando la crescita delle persone.
- Pensate al potere vissuto come ricerca del proprio tornaconto e non come forma eminente di servizio. (E NON PARLO DEL PECCATO DI CUI L’UOMO SI MACCHIA).
- Pensate, pensate e non delegate a nessuno il compito di pensare per voi.
Sempre nei Promessi sposi si parla degli UNTORI di coloro che venivano ritenuti responsabili del propagarsi della peste, perché con indumenti appartenenti agli appestati cercavano di indurre al contagio le persone sane.
Ci sono oggi le pesti che ci angosciano e che nascono dal propagarsi dei cimiteri dei rifiuti, la cui natura ci sfugge.
Non sfugge però il pianto delle mamme che vedono morire figli giovani.
Penso al sacerdote mio alunno morto a 37 anni in poco meno di un mese.
Penso a tanti nostri fratelli e sorelle di Sant’Arcangelo e dintorni.
Che ci sia una peste anche oggi e non ce ne rendiamo conto?
San Rocco interceda per noi presso Dio, ma noi non abbassiamo la guardia e facciamo sentire la nostra voce. Se non pensiamo a noi stessi guardiamo almeno a chi ci segue ed è più giovane e forse più esposti a queste pesti.
Una festa non può essere solo momento di evasione, deve essere spazio per la riflessione e per una ripresa della propria identità umana e cristiana.
Sia così per noi. Amen.

don Cesare Lauria, parroco di Sant'Arcangelo
omelia nel giorno di San Rocco



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