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Medico notturno Calvera-Carbone,ripristinato il servizio ma resta alta la guardia

16/07/2014



Ha rischiato di far scatenare una vera e propria guerra il trasferimento, per quindici giorni, del servizio di guardia medica nel comune di Calvera. L’assaggio si è avuto nella serata di lunedi 14 luglio quando, decine e decine di persone, si sono presentate davanti all’ambulatorio (molte, per la verità, erano già dentro per effettuare le consuete visite) con l’intento di manifestare tutto il loro disappunto per la decisione dell’Asp. Fino al 30 luglio la guardia medica si sposta a Carbone, comune neanche troppo lontano se non fosse per le difficoltà oggettive legate, soprattutto, al numero di anziani presenti in queste comunità e alle spesso difficili condizioni delle strade. Il trasferimento è dovuto al fatto che il medico presente a Carbone non c’è per tutto il mese di luglio e così, invece di sostituirlo, la guardia medica, in questo mese, è rimasta a Calvera per i primi 15 giorni e sarà a Carbone per i prossimi. Mercoledi sera apprendiamo che l’Asp ha inviato un altro medico a coprire il servizio di guardia medica a Carbone, in modo che entrambi i paesi abbiano il servizio notturno. Situazione risolta? Per ora sì, ma i cittadini non abbassano la guardia. “Quello che temiamo- dicono i cittadini- è che questi quindici giorni rappresentino un esperimento per un trasferimento definitivo dall’autunno in poi, quando il medico di Carbone, da quello che sappiamo, potrebbe andare in pensione”. “Il diritto alla salute va garantito sempre- dicono i cittadini- ma qui ci devono dire chi deve morire prima tra i cittadini di Calvera e quelli di Carbone e perché i tagli riguardano sempre i servizi essenziali da garantire alla povera gente e non ai capi”. I cittadini temono qualcosa che, già qualche anno fa si era verificata. “Pochi anni fa avevano proposto l’accorpamento a coppie di comuni ma Carbone e Calvera si rifiutarono di firmare un verbale che già aveva previsto la guardia medica unica- spiega il sindaco di Carbone Mario Chiorazzo- ci rifiutammo sbattendo i pugni e dicendo che l’accorpamento poteva esserci qualora avessero dimostrato che non c’era altro da poter tagliare. Ma non mi pare sia così”.

Mariapaola Vergallito

il video della protesta di Lunedi 14-07-2014



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