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'Verità sulla morte di mio figlio':la lettera del padre di Antonio Rossi

11/06/2014



Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che il signor Vincenzo Rossi, padre di Antonio, un ragazzo lucano ucciso un anno fa in Brasile e di cui abbiamo più volte raccontato, ha inviato alle Istituzioni e alla stampa. E’ ormai trascorso più di un anno e mezzo da quel tragico giorno (era il 21 Marzo 2013) in cui ha perso la vita mio figlio Antonio: un giovane come tanti altri di questa nostra amata Regione che un po’ per scelta un po’ per necessità e per seguire le orme paterne, si era ormai praticamente trasferito in via definitiva nella fiorente città di Curitiba, capitale dello Stato del Paranà in Brasile, dove appunto ha trovato la morte.

Un anno e mezzo fatto di silenzi: silenzi delle Istituzioni locali, silenzi degli Organi di Stampa, silenzi degli Organismi internazionali: un silenzio talmente assordante che mi ha costretto come padre a prendere l’iniziativa a scrivere questa lettera a cuore aperto, affinché mio figlio Antonio non venga dimenticato, ed affinché vengano assicurati alla giustizia i colpevoli di questo scellerato delitto.

Un anno e mezzo che mi ha purtroppo regalato solo due certezze: la prima più scontata che mio figlio non c’è più e la seconda ( forse altrettanto scontata) che la morte non è uguale per tutti: che ci sono morti di serie A e morti di serie B; che forse se questo tragico fatto di cronaca avesse interessato qualche notabile locale, avrebbe avuto ben altro risaldo mediatico e forse, quel che più conta, avrebbe doverosamente obbligato tutte le Autorità a cimentarsi con il caso, ad affrontarlo ed a risolverlo.

Nulla di tutto ciò è accaduto sino ad oggi: i colpevoli della morte di mio figlio sono ancora liberi, benché, come dirò a breve, si sappia chi siano e dove si trovino.

La colpevole latitanza delle istituzioni mi ha fatto assumere personalmente le vesti di un inquirente, costringendomi nuovamente a recarmi in Brasile, per cercare di fare luce il più possibile in questa assurda vicenda.

Ecco che nel gennaio di questo anno mi sono recato in Brasile, convinto ovviamente che la morte di Antonio non fosse il frutto di una maldestra rapina, ma fosse solo il risultato di un piano criminoso architettato da mandati e portato a termine da vili esecutori, ben conosciuti al mandante.




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Recatomi quindi in Brasile, prendevo contezza che tutti gli elementi in mano agli inquirenti brasiliani avrebbero dovuto traghettarli naturalmente verso la soluzione del caso. Da qualche anno mio figlio Antonio si era ben inserito nel contesto lavorativo e sociale di Curitiba, gestendo in qualità di amministratore un “ Super condominio” occupato da centinaia di famiglie. Sono rimasto trenta giorni in Brasile e leggendo le carte in mano agli inquirenti locali, ho avuto modo di leggere con attenzione le circa 300 pagine di risultati investigativi.

Nel fascicolo di Antonio aperto per omicidio, si ricostruisce con assoluta precisione la dinamica del delitto, il suo mandante, e l’architettura complessiva dell’intento criminoso.

Tre risultano chiaramente essere i protagonisti morali e materiali dell’effettato omicidio:
Il primo è il “ finto rapinatore” che si è avvicinato ai miei figli Antonio e Carmine e che ha sparato freddamente prima ad Antonio uccidendolo e cercando di colpire Carmine che per pura fortuna si è sottratto alla furia del Killer.
Il secondo era il palo rimasto in piedi e che ha dato l’Ok all’esecuzione materiale per colpire ed il terzo ( fratello del finto rapinatore) il complice in macchina che ha facilitato la fuga servendosi di una golf nera.

Nelle sommarie informazioni acquisite dagli inquirenti emergono molte contraddizioni: ad esempio, prima un teste riferisce che la Golf nera usata dai Killer fosse rimasta quel giorno in officina;
poi invece usata dai malviventi viene dichiarato dall’autista della moglie del presunto mandante, che quel giorno era ferma sotto casa sua. Dichiarazione, successivamente, smentita dallo zio del sig. Alexandro dichiarando che la golf usata dal nipote non e’ stata mai parcheggiata sotto casa sua.

La dichiarazione esposta dal parcheggiatore che ha venduto il grattino che per una settimana parcheggiavano sempre alla stessa ora ( 12.30 / 13.30) mentre il giorno 21/03/2013 alle 13.15 notando che il conducente della Golf nera era agitato ed ansioso, preoccupandosi addirittura di coprire con la propria persona la targa dell’autovettura.

Risultano agli atti anche le minacce telefoniche e per via telematica, subite da mio figlio dal mandante dell’omicidio e poi confermate per mezzo mail dal Sig. Marcus dell’Ufficio per l’impiego del Lavoro di Curitiba

La complessa ma per me chiara genealogia dell’omicidio, si colora in seguito di ulteriori precise ed univoche circostanze: viene ucciso in circostanze misteriose lo stesso killer di Antonio e soprattutto il presunto mandante dell’omicidio dopo pochi mesi e precisamente l’11/06/2013 lascia impunito il Brasile, insieme alla sua famiglia, per fare retta su Monaco in Germania, dove tutt’oggi vive indisturbato.

Una copia del fascicolo della polizia brasiliana è stata da me consegnate presso l’Ambasciata brasiliana in Roma, nelle mani del Sig. JOAN PAULO TAVARES ( Segretario dell’ambasciatore) il quale è stato uno dei pochi personaggi delle Istituzioni a starci vicino ed a cercare di risolvere definitivamente tutta la situazione, al fine di scoprire la verità, saziando la legittima sete di giustizia del sottoscritto e di tutta la mia famiglia.




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Per ovvie ragioni in questa sede non posso nominare per ovvie ragioni il vero responsabile dell’omicidio di Antonio, il mandante: ma tutte le indagini si orientano in un’unica direzione; non si può sbagliare: basterebbe solo leggere il fascicolo ed attivarsi. E’ proprio questo che chiedo a tutte le autorità: di attivarsi prontamente, di accelerare le indagini, di catturare ed assicurare alla giustizia questo losco individuo.

Voglio precisare, inoltre, che mio figlio Carmine il giorno 22/03/2013, presso la stazione dei Carabinieri di Villa d’Agri, ha fatto il riconoscimento fotografico del killer e del conducente dell’autovettura ( che troverete in allegato). Vorrei sapere e capire dove sta fermo questo verbale.

Inoltre Vi informo che mio figlio Carmine, si è recato direttamente nella polizia omicida dove ha riconfermato che il giorno 21/03/2013 i veri killer individuati sono quelli in quanto al momento dell’aggressione erano a viso scoperto.

Io ovviamente, rimango a disposizione di tutti: della Magistratura, degli Organi di stampa, delle istituzioni: mi sta a cuore solo e soltanto una cosa ormai, non potendo più abbracciare e baciare mio figlio: che si faccia giustizia e che il mandante insieme all’organizzazione messa in piedi, di un delitto tanto vigliacco, quanto feroce, passino il resto della loro vita in galera.




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“Dice che era un bel progetto e serviva a creare/ la deviazione di un torrente per distrarlo dal mare; ma dall’idea alla realizzazione passarono 40 anni, giusto il tempo di essere deviata e l’acqua cominciò a far danni”.

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