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Chiaromonte: a marzo al via progetto di accoglienza famiglie siriane

10/02/2014



Partirà a marzo il progetto di accoglienza di nuclei familiari africani, composti da rifugiati politici, a Chiaromonte. Gli immigrati, probabilmente siriani, soggiorneranno per sei mesi nella struttura dell’ex ostello della gioventù, situato in località Pietrapica. Il progetto, finanziato con fondi europei su disposizione del Ministero degli Interni, in collaborazione con l’ANCI, è stato realizzato e presentato dal comune di Chiaromonte e dalla cooperativa ONLUS “Senis Hospes”, ente gestore.
Per portare a conoscenza del progetto i cittadini della popolosa frazione ed illustrare loro circa ciò che accadrà, il sindaco li ha convocati, ieri mattina, in una riunione pubblica, a cui ha preso parte anche Marcello Cervone, vicepresidente della cooperativa che gestirà il centro.
Il sindaco di Chiaromonte, Antonio Vozzi, ci ha così illustrato il progetto: “Queste persone che arriveranno, ci tengo a sottolinearlo, non sono immigrati di prima accoglienza, ma di seconda accoglienza. Si tratta di progetti per la ricomposizione di nuclei familiari. Arriveranno persone che sono già state in centri di prima accoglienza, che sono state sperimentate ed hanno dimostrato la volontà di voler restare in Italia. Per gran parte sono professionisti, lavoratori. Si tratta di quindici persone, sei nuclei familiari. Resteranno almeno sei mesi e saranno integrati nella nostra società. Posso garantire che non ci saranno problemi di ordine pubblico. I bambini, ad esempio, saranno portati a scuola. Il progetto prevede inoltre una serie di convenzioni con le strutture ed associazioni del posto, proprio per favorirne l’integrazione”. E i vantaggi che possiamo trarre da tutto ciò? “I nostri vantaggi sono: un fine umanitario, l’aumento della popolazione, un ritorno ed un recupero economico e se decideranno di restare, al termine dei sei mesi, sarà un bene per tutti noi. Oltre al fatto che saranno creati posti di lavoro per i locali; nel centro di accoglienza avremo, infatti, bisogno di un mediatore culturale, di uno psicologo e di altre figure professionali”.

Nicoletta Fanuele



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