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L'Ordine dei geologi e le 'frane annunciate" dovute all'azione dell'uomo'

27/01/2014



“I dissesti idrogeologici che hanno coinvolto, negli ultimi mesi, la nostra Regione non possono essere semplificati in un unico quadro possibile (eventi piovosi eccezionali), ma devono prendere in considerazione anche una serie di eventi che concorrono a determinare quello che sta accadendo non solo in Basilicata”. E’ quanto affermano, in una nota, Raffaele Nardone e Franco Guglielmelli, rispettivamente presidente e vice presidente dell’Ordine dei geologi di Basilicata.
“Le forme morfologiche dei nostri paesaggi interessate dagli ultimi disastri: Montescaglioso, le infrastrutture di Aliano e Calvera, il fabbricato di Vico Piave ed in ultimo cronologicamente il fenomeno gravitativo di Senise devono farci riflettere su quanto bisogna fare per fronteggiare l’emergenza occasionale e fare in modo che non sia vissuta dalle nostre popolazioni quale attività perenne di Protezione Civile.
In particolare Senise ha vissuto, nel luglio del 1986, una delle pagine più tragiche e tristi della sua storia ricordata dal Consiglio dell’Ordine dei Geologi di Basilicata, dall’Amministrazione Comunale di Senise e dalla Siritide nel 2011 in un Convegno dal titolo “FRANA di SENISE: venticinque anni dopo” l’accaduto e lo stato dell’arte.
Purtroppo ancora una volta siamo di fronte ad una frana indotta dall'uomo. Simile a quella del 26 luglio del 1986 ma, fortunatamente, meno drammatica per non aver fatto vittime, ma creato grande paura per chi vive in quella zona e per chi lavora nell’attività commerciale ed ha riaperto un ricordo che serviva da monito.
Stiamo assistendo al solito meccanismo: attivazione della macchina mediatica, qualunquismo, richieste di aiuto, conta dei danni, accuse più o meno fondate, solidarietà, ma il vero problema rimane sempre lo stesso ed è che la Politica non vuole affrontare seriamente il problema anche per scarse competenze e per la mancanza di quell'umiltà che porterebbe ad avviare i tavoli di concertazione anche con gli ordini professionali.
In Basilicata bisogna mettere in sicurezza il territorio per sanare gli scempi del passato e, nel contempo, avviare una seria politica di prevenzione e gestione del territorio. L’uomo fa parte di questo fantastico meccanismo in connubio con la Natura ma ne esce sconfitto. Dobbiamo ricominciare a rivedere le nostre scelte in funzione delle reali esigenze della popolazione e soprattutto nel rispetto dell’ecosistema in cui viviamo.
Per fare questo è necessario la conoscenza, il ricordo e la resilienza di ogni singola comunità.
Vale a dire che il territorio deve essere tutelato e fruito operando con interventi in grado di garantire la sicurezza alla vita degli abitanti”.
Il presidente dell’Ordine Raffaele Nardone definisce questi dissesti come "frane annunciate" dovute all'azione dell'uomo che con scarsa competenza interviene sul territorio ferendolo gravemente. Perché, allora, non ci chiediamo come mai vengono permesse tali opere? di chi le responsabilità? come si può ovviare a questo? quali azioni la Regione può mettere in campo per la prevenzione di siffatti fenomeni?
Rispondere a questi quesiti non è semplice anche perché significherebbe ammettere il fallimento delle politiche di governo del territorio, ma meglio tardi che mai…! Queste frane, come quella di Montescaglioso, possono essere evitate avviando i controlli e organizzando meglio le strutture Regionali preposte a rilasciare l'autorizzazione sismica ovvero il deposito delle strutture (ex Geni Civili). Perché non ci chiediamo, e se la cittadinanza non lo sa è bene che lo sappia, nelle 4 strutture Regionali dove vengono depositati i progetti per l'autorizzazione sismica non c'è la presenza nemmeno di un Geologo?
Perché sempre gli stessi uffici sono impegnati in progettazioni e non nei controlli e programmazione?

E’ assente, quindi, la percezione del rischio per scarsa conoscenza dei fenomeni. E in mancanza di percezione del problema non c’è richiesta di protezione. Difatti nessuno protesta se vede costruire su un’area palesemente in dissesto, scalzare un argine o il piede di una frana. Nessuno chiede con forza che i fiumi vengano tenuti puliti (officiosità), che il territorio venga presidiato, curato e rispettato, che le opere idrauliche siano mantenute in efficienza, che il reticolo idrografico minore sia abbandonato”.
“Noi Geologi- conclude Guglielmelli- siamo conviti che con piccoli aggiustamenti della macchina Regionale, si possono avere enormi ricadute in termini di prevenzione dal rischio idrogeologico”.



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NEWS BREVI

21/04/2019 Riaperta al traffico la Strada Provinciale 5 (ex SS 176) nei pressi di Craco

È stata riaperta al transito la Strada Provinciale 5 (ex SS 176), all’altezza del km 4+100, lungo il tratto Pisticci - Craco.
Dopo l’immediata ordinanza di chiusura della strada disposta tre giorni fa a seguito di controlli che evidenziavano un cedimento di un muro andatore sui cui poggia la rampa di accesso al noto ponte Bailey, la Provincia di Matera si è tempestivamente adoperata per mettere in sicurezza quella zona e garantire così la pubblica incolumità degli utenti.
Già ieri mattina, infatti, dopo l’intervento di somma urgenza effettuato, si è proceduto alla riapertura della strada provinciale al transito dei mezzi.

20/04/2019 Sospensione idrica oggi 20 Aprile in Basilicata

Potenza: a causa deld protrarsi dei lavori di riparazione, l'erogazione idrica in contrada Poggio Cavallo, contrada Rossellino, via Rifreddo e via De Nicola resterà sospesa fino alla mezzanotte.

19/04/2019 Sospensione idrica a Rionero In Vulture

Rionero in Vulture: per consentire lavori di manutenzione straordinaria del serbatoio cittadino, martedì 23 aprile l’erogazione idrica sarà sospesa dalle ore 14 alle ore 7 del mattino successivo, salvo imprevisti. La sospensione riguarderà l’intero abitato ad eccezione delle frazioni di Monticchio e delle seguenti zone: contrada Scascione, contrada Ventaruolo, contrada Colonnello, via del Brigantaggio, via Padre Tortorella, viale della Bramea, via della Ninfea Bianca, via Alborella Vulturina, via Fontana Castagno e strade limitrofe.

Noi e quella sacrosanta ''cultura del territorio''
di Mariapaola Vergallito

“I lucani conoscono la frana. I contadini lucani sono vissuti da sempre con la frana, l’orecchio teso a quel fremito oscuro, l’occhio attento a scrutare le rughe della terra. Ma un tempo nessuno la violentava la terra. La temevano, la rispettavano. Istintivamente si tramandavano quella che modernamente si è poi chiamata “cultura del territorio”. Oggi, nell’era della scienza, è proprio quella cultura che è venuta meno. Dalle paure ancestrali si è passati al s...-->continua



 



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