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| Gallicchio, scuola-autismo: il caso passa alla Procura della Repubblica |
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25/05/2013 |
| Qualche settimana fa (8 maggio) c’eravamo occupati di quanto avvenuto nella scuola primaria di Gallicchio dove, il genitore di uno scolaro con handicap, riferiva della non partecipazione del figlio alle prove di evacuazione terremoto. Nel pezzo si riferiva della denuncia che la persona aveva sporto presso la locale stazione carabinieri. Seppur consapevole dell’atto forte, il genitore si era detto costretto a passare alla denuncia poiché non era la prima volta che la cosa accadeva. In pratica sarebbe stata una consuetudine come anche il fatto che il figlio rimanesse chiuso in aula con l’insegante di sostegno e un’altra educatrice e proprio lì li aveva trovati una volta recatosi a scuola mentre tutti gli altri alunni e insegnanti si erano portati fuori per le prove del caso. Nel caso dell’educatrice, trattasi del personale della cooperativa che per conto dei Servizi Sociali del comune di Gallicchio, si occupa dei (SAP) Servizi di Assistenza alla Persona per Portatori di Handicap. L’insegnante aveva riferito al genitore come la mancata partecipazione del bimbo all’esercitazione fosse dipesa dal fatto che lo stesso si trovava scalzo. Situazione che lo stesso genitore poteva costatare, ma che non serviva a placare la sua rabbia. "Preferirei che si ferisse ai piedi piuttosto che recuperarlo sotto le macerie, nel momento in cui la scossa dovesse essere reale", ci aveva detto. Dalle pagine della Siritide la vicenda era finita sui giornali e poi sulle frequenze di un’emittente radiofonica locale, dove, in seguito (16 maggio) era stato ospitato in studio il genitore il quale, oltre che a confermare quanto riportato nell’articolo, non avendo la necessità di stare nei limiti di “battute”, sollecitato dal conduttore e dagli interventi dei radioascoltatori, ha raccontato altri particolari della vicenda. Un resoconto è stato poi riportato il giorno seguente sulle pagine de “La Nuova” a firma di Maria Grazia Trezza. Lo stesso genitore ci ha poi riferito di essere stato in radio ancora il giorno dopo, il 17. "Sono stato invitato a prendere visione dei tanti attestati di solidarietà inviati dagli ascoltatori. Nel frattempo l’unica novità intervenuta in ambito scolastico era la sostituzione dell’educatrice e il conseguente pensiero del genitore di "non mandare più il figlio a scuola, per il timore che la situazione già poco piacevole potesse aggravarsi dopo la denuncia. Solo un pensiero perché a oggi il bambino, com’è giusto che sia frequenta regolarmente la scuola", conferma il papà. Non conosce se la decisione di sostituire l’educatrice è conseguente a una richiesta della stessa o della direzione della cooperativa dalla quale dipende. Se i media hanno fatto la loro parte nella diffusione della vicenda, anche se soprattutto grazie al genitore -ricordiamo a proposito che nel primo articolo si raccoglieva la voce del dirigente scolastico il quale confermava di "Essere stato informato dell’accaduto e della denuncia", sarà ora chi di dovere ad appurare fatti e responsabilità. A quanto è dato sapere nei giorni scorsi i carabinieri hanno già sentito le persone coinvolte. Circostanza confermataci dal dirigente scolastico e dalla direzione della cooperativa. Quest’ultima, contatta al fine di capire dell’avvicendamento delle educatrici, tramite mail riferisce che "In merito alla problematica di cui vi state occupando e che riguarderebbe un educatore dipendente da questa Cooperativa sociale, ritengo doveroso precisare che della questione se ne sta occupando la Procura della Repubblica cui rimetto ogni decisione e valutazione su presunte eventuali responsabilità, non ritenendo di intervenire in merito con una intervista nel corso delle indagini". Condividiamo! Dal dirigente scolastico riceviamo "L’appello ad abbassare l’attenzione mediatica e lasciare che siano gli organi preposti a raccogliere quanto necessario al fine di accertare responsabilità". Anche in questo caso, non possiamo non condividere dopo aver solo assolto al dovere di cronaca riferendo sui nuovi elementi e cioè che del caso si occuperà la Procura della Repubblica. Sempre per il dovere di cronaca, riferiamo che della vicenda ci eravamo occupati a maggio 2012. Allora il piccolo frequentava la scuola dell’infanzia e tante erano state le incomprensioni tra famiglia e scuola e tra questa e personale della cooperativa. Risultava, infatti, che per alcuni giorni fosse stato impedito al personale della cooperativa di accedere all’aula per assolvere al proprio compito. Il tutto trova conferme dalle comunicazioni scritte tra le parti. Un peccato davvero essere arrivati alle vie legali. "Questa volta non mi restava che questo passo" è stata l’amara conclusione del genitore di cui si è letto e ascoltato nei giorni scorsi.
Paolo Sinisgalli
redazione Agri-Lasiritide.it
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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