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L’ultima opera di Carlo Levi è un dono prezioso a San Costantino Albanese

4/05/2013



L’ultimo, grande regalo di Carlo Levi alla Basilicata si trova a San Costantino Albanese ed è frutto spontaneo di una serata di tanti anni fa, di inizio dicembre del 1974, quando Carlo Levi era di nuovo in Basilicata, in quella terra che lui tanto amava, che gli era rimasta nel cuore durante gli anni dell’esilio e nella quale, ad Aliano, avrebbe scelto di riposare per sempre. Un ultimo dono per la Basilicata, per San Costantino e per il popolo di origine albano fona che popola la Valle del Sarmento.
Pochi giorni dopo quella visita, il 4 gennaio del 1975, Levi sarebbe morto in una clinica romana. Per questo l’opera dell’intellettuale torinese è sicuramente l’ultima testimonianza in assoluto.
Il dono è un murales, disegnato con il carbone di un braciere e i gessetti di un maestro di scuola e si trova su un muro di una stanza che, in quel dicembre del 1974, ospitava la Pro Loco di San Costantino Albanese. Il centro arbëreshe del sud della Basilicata fu uno degli ultimi panorami lucani percorsi e amati dagli occhi del grande Levi. Mosso, forse, dal presentimento che non sarebbe più tornato in quella terra che tanto amava, non più da vivo almeno, accompagnato dall’amico fraterno Francesco Esposito, detto “Ciccio”, editore e litografo raccontato, nelle struggenti lettere, come il suo “fratello lucano”, di San Costantino ma emigrato nella Torino di “don Carlo”. Erano tornati in Basilicata per partecipare insieme alla “Settimana Sovietica”, una sorta di scambio culturale tra i due paesi. Era il 9 dicembre e quella sera, nella sala della Pro Loco, lo stesso Esposito chiese a Levi di lasciare un segno del suo passaggio, un ricordo, un dono prezioso. Come era solito, Levi non si sottrasse. Lo scrittore, l’artista, l’intellettuale e medico confinato ad Aliano ai tempi del fascismo, prese il carbone ancora caldo dal braciere e impresse tre figure sulla parete: tre giovani vestiti con i costumi albanesi, come quelli che davvero erano presenti, in carne ed ossa, nella stanza e che tanto avevano colpito l’autore. Li ha voluti rendere immortali. Ora quel dono è al centro di un progetto di valorizzazione della figura di Carlo Levi; progetto voluto dalla famiglia Faillace che ospitò Levi a San Costantino e nella vicina Senise.
Quella notte la comitiva, con le candele accese e le zampogne, cominciò a percorrere le strette vie del paese. La presenza di Carlo Levi sarebbe rimasta per sempre in quel piccolo borgo di Lucania albanofona.
La scoperta dell’ultima opera di Carlo Levi a San Costantino Albanese sarà fonte e ispirazione per un libro che Giusy Chiaradia, presidente dell’associazione “Il cielo è sempre più blu” scriverà per unire San Costantino e Aliano, che dal 26 gennaio del 1975 ospita le spoglie mortali di Levi. “L’idea della pubblicazione- spiega Chiaradia- in collaborazione con Basilicata Futura, nasce dall’idea che la visita di Levi a San Costantino si può inserire in un percorso sociale e politico dell’epoca che ha permesso il suo passaggio naturale in Basilicata”. Si tratta di un progetto che recupera l’identità ma che non si ferma ad essa, ad una semplice celebrazione retorica del “levismo”, ma che vuole, attraverso la storia e l’arte, parlare di una Basilicata che è cambiata, che è diversa, in grado di offrire memoria ma anche patrimonio artistico e culturale in una dimensione turistica, facendo capire alle istituzioni che solo in questo modo si può combattere la piaga dello spopolamento.

Mariapaola Vergallito



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