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Sarmentana: il progetto fantasma che "è meglio non far resuscitare"

7/01/2013



“Lei ha mai sentito parlare della ‘questione Sarmentana’?”. “Certo…ma meglio non resuscitare i morti”.
Ci sono momenti in cui ti trovi davanti a situazioni che ti imbarazzano davvero, semplicemente perché se sei abituato a ragionare con un po’ di logica e di etica, noti che, in quelle situazioni, la logica e l’etica non esistono, sono state celate oppure sono state semplicemente accantonate senza motivi apparenti o, forse, per interessi più grandi. La storia della Sarmentana è una di quelle vicende in cui la logica non sembra aver mai avuto un ruolo, ma sia stata subalterna e dimenticata. La vicenda Sarmentana è stata, da sempre, almeno per gli abitanti di Terranova, una storia oscura, inspiegata, spesso un tabù. Eppure a volte ti accorgi che, nonostante il tempo sia passato e non ci sia più nulla da fare, è necessario comunque che venga fatta un minimo di chiarezza e che almeno la verità riappaia alla Luce del sole; ed è una questione semplicemente di onestà intellettuale, perché quando toccano la tua terra è come se toccassero la tua vita. Un giorno, intervistando un’ Istituzione provinciale, mi venne all’improvviso da chiedergli: “Lei ha mai sentito parlare della ‘questione Sarmentana’?”. “Certo” mi rispose. “E secondo lei perché il CIPE decise di de-finanziare l’opera?”. Egli rispose “Perenzione amministrativa”. “Quindi?” replicai. “… meglio non resuscitare i morti” concluse; chiudemmo il discorso lì, con quella risposta che definirei neologisticamente “pilatesca”, ma quella frase mi colpì molto e fu proprio in quel momento che il mio animo irrequieto mi spinse a fare il contrario, a “voler resuscitare i morti”. Iniziai così a cercare, a chiedere, ad informarmi, convinto di riuscire a togliermi quel dubbio che tanto mi angosciava. Così ricercai i documenti e mi accorsi che erano di per sé abbastanza eloquenti, basta semplicemente ricostruire il puzzle.
Ed eccoli, i documenti. Un verbale del “Dipartimento per le Politiche di Sviluppo- UVER unità di verifica degli investimenti pubblici” mette in luce come le disattenzioni, la negligenza e il disinteresse di “chi avrebbe dovuto” ha sancito definitivamente la morte di un territorio.
Della Sarmentana si iniziò a parlare già negli anni Settanta nel corso della realizzazione dell’invaso della diga di Monte Cotugno di Senise. Nei primi anni ‘80 vengono elaborate diverse ipotesi progettuali. L’ipotesi più costosa prevedeva che il tracciato seguisse l’alveo fluviale fino a valle dell’abitato di Terranova. Negli stessi anni 80 la Sarmentana viene realizzata fino all’altezza del ponte di Noepoli. Nel 1986, il Parco del Pollino (allora Regionale e non Nazionale) da il via all’iter di approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC); tuttavia il suddetto PTC viene attuato solo a seguito dell’istituzione del Parco Nazionale del Pollino, avvenuta nel 1993. (Ricordiamo questo stillicidio di date perché la sequenza temporale, in questa storia, è importante, se non addirittura essenziale!). E’ evidente pertanto che l’approvazione del PTC è stata di gran lunga successiva al progetto Sarmentana.
Con la delibera n. 52/99, il CIPE prevede la prosecuzione del progetto originario fino al ponte di Terranova di Pollino, per una lunghezza di 1.699 m. Il progetto, cosi come previsto inizialmente, si poneva in contrasto con le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) adottato dall' Ente Parco Nazionale del Pollino, e “presentava,” – come scritto nel rapporto UVER -“ altresì, notevoli problemi di rischio idrogeologico (attenzione a questo fattore, utile successivamente!, n.d.r.). Di conseguenza, il CIPE, con delibera n. 67/2002, ha autorizzato la Regione Basilicata ad utilizzare il finanziamento per il completamento dei lavori già effettuati dall'ANAS fino al ponte di Terranova e per l'esecuzione di altri interventi dal predetto ponte fino all'abitato di Terranova. Ciò ha comportato la rimodulazione della sede stradale di tipo F2, anziché C2, nonché l'individuazione di una serie di interventi di ristrutturazione e risagomazione della sede stradale onde eliminare tratti particolarmente dissestati e pericolosi per la viabilità”. Il 29/09/2004, la Provincia di Potenza “procede all’affido definitivo dell’incarico di progettazione preliminare, definitiva esecutiva, nonché direzione lavori, contabilità, coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione,studio geologico e studio di impatto ambientale per l’acquisizione del VIA, per il completamento dell’adeguamento funzionale della Strada Sarmentana, fino all’abitato di Terranova di Pollino”. La relazione della Provincia di Potenza, firmata dal direttore Ing. Antonio Mancusi, sottolinea che “sono pervenute n. 7 offerte. E’ risultato aggiudicatario il Raggruppamento RPA (capogruppo)- SDIA PROGETTI SS da Perugia per l’importo di € 303.123, 71”.
Nonostante tutto, però,avviene qualcosa di strano. Con un contropiede, nella seduta del 22/03/2006, dopo ben sette anni, il CIPE procede definitivamente al de-finanziamento dell’opera con la seguente motivazione: “E' da osservare, in via preliminare- si legge nel verbale –che la riconfigurazione del tratto di viabilità in argomento e la sua messa in sicurezza, con l'eliminazione delle maggiori criticità, rimane un'esigenza primaria sia, e soprattutto, per gli abitanti del contesto geografico, che per gli utenti, anche occasionali, delle infrastrutture di zona. Ciò premesso, va, però, rilevato che il CIPE, con la delibera n. 67 del 02/08/2002, ha autorizzato la Regione Basilicata ad utilizzare il finanziamento, già concesso per il completamento della Strada Sarmentana fino al ponte di Terranova del Pollino, per l'esecuzione di altri lavori, a causa delle difficoltà insorte con gli Enti locali interessati dall'intervento originario. La modifica progettuale così autorizzata non è, però, valsa ad accelerare i tempi di realizzazione, dal momento che, a distanza di circa quattro anni, l'unica progettazione finora disponibile è quella preliminare, dal momento che non risulta ancora approvata quella definitiva. Considerando, quindi, l'iter procedurale ancora da compiere prima di poter dare effettivo inizio ai lavori, si ritiene opportuno procedere al definanziamento dell'opera, onde poter liberare risorse finanziare da destinare ad interventi di più rapida realizzazione”.
Il CIPE pertanto, pur riconoscendo l’importanza e l’esigenza di quella strada, ne revoca il finanziamento in quanto manca un progetto definitivo e quei soldi possono e devono essere utilizzati a finanziare opere di più rapida realizzazione. Il dato di fatto è che oggi il piccolo paese, che sorge nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, a grande vocazione turistica, sta quasi per restare isolato, con l’unica arteria che lo collega al resto del mondo (la famigerata SP92, di cui abbiamo parlato in abbondanza) che versa in condizioni deplorevoli. Ogni giorno chi si reca fuori per lavoro o per studio e i turisti che giungono sul Pollino devono affrontare un viaggio che si rivela essere un’autentica odissea, come se a Terranova, fra poco, ci si dovesse giungere esclusivamente con il calesse.
Una serie di ritardi e di disattenzioni da parte di “Chi di dovere”, di una classe politica distratta e disattenta hanno costato alla comunità di Terranova un prezzo eccessivamente ingente. Resta quindi da chiedersi: di chi è la colpa di tanto ritardo? E soprattutto: Cui prodest?. Perché quello stesso Parco Nazionale che nel 1999 respinse, riecheggiando le norme della PTC, il progetto Sarmentana ha autorizzato nei pressi della stessa zona, che come diceva il succitato verbale presenta notevoli problemi di rischio idrogeologico, la costruzione di un teatro vegetale? Ennesima pseudo-salvaguardia arbitraria?. Nonostante gli interrogativi aperti su questo caso restano comunque tanti, quando ti accorgi che “tacere è una colpa” e “parlare è un obbligo, un dovere civile e morale”, allora avverti anche l’esigenza di provare a “resuscitare i morti!” o almeno nel tuo piccolo ci provi, consapevole anche che a qualcuno forse quei “lazzari resuscitati” fanno un po’ di paura.

Mario Golia



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