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| Andrea Calabrese in carcere La Cassazione conferma la sentenza di condanna |
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8/02/2010 |
| Si sono aperte le porte del carcere per Giovanni Andrea Calabrese, 56 anni, di Castronuovo Sant’Andrea. La Corte di Cassazione ha, infatti, confermato la sentenza di condanna per l’uomo che tentò di uccidere Emilio Bulfaro, anche lui di Castronuovo Sant’Andrea.
Quindi, immediatamente dopo Calabrese è stato condotto nel carcere di Sala Consilina dove attualmente si trova richiuso. Gli restano da scontare ancora 3 anni, 1 mese e 29 giorni. E’ stato condannato a 6 anni e 6 mesi ma ha potuto godere dello sconto di tre anni per la legge sull’indulto a cui bisogna aggiungere il periodo di carcerazione preventiva. Il suo legale ha preannunciato richiesta, al Tribunale di sorveglianza di Salerno, di affidamento ai servizi sociali. Calabrese era stato condannato, in primo grado, oltre che per il tentato omicidio anche per detenzione abusiva di arma da fuoco: il fucile da caccia con cui sparò a Bulfaro il 27 novembre del 2001.
La condanna a 6 anni e 6 mesi del primo grado fu emessa il 30 maggio 2007 dal Tribunale di Lagonegro. Il 15 gennaio dell’anno scorso è stata confermata dai giudici della Corte d’Appello di Potenza e ora è diventata definitiva, dopo il pronunciamento della Suprema Corte che rappresenta l’ultimo grado di giudizio, non più appellabile. La Cassazione ha confermato anche le pene accessorie, ossia l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni in favore delle parti civile (la moglie e la figlia di Bulfaro), rappresentate rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Arbia e Rosa Marino. Erano all’incirca le 14. 30 di quel 27 novembre quando Bulfaro, che stava rac cogliendo olive in compagnia della moglie e della suocera su un terreno situato in contrada «Marsilio» di Castronuovo, fu raggiunto da un colpo di fucile alla spalla sinistra. A sparare fu Giovanni Andrea Calabrese appostato dietro una siepe. Tra i due c’erano vecchie ruggini, non si sa bene se legate a questioni di terreni o sentimentali. Per i carabinieri non fu difficile arrivare a Calabrese. A metterli sulle sue tracce fu lo stesso Bulfaro che lo aveva visto dietro la siepe.
I militari si diressero immediatamente a casa di Calabrese dove trovarono il fucile con la canna ancora calda. Calabrese fu immediatamente arrestato. Intanto Bulfaro venne trasportato all’ospedale di Potenza dove subì un delicato intervento chirurgico. Per fortuna si riprese ma qualche anno dopo è morto per motivi non legati al fatto di sangue del 2001.
Pino Perciante
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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