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Dietrofront 5 Stelle su Masseria La Rocca: il commento di Enzo Di Salvatore

28/12/2018



La decisione della costituzione in giudizio, adottata dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 dicembre, contro il ricorso presentato alla Corte costituzionale dalla Regione Basilicata ha suscitato un vespaio di polemiche.
La vicenda riguarda il conflitto di attribuzioni tra Stato e Regione, promosso dalla Regione Basilicata avverso la sentenza del Consiglio di Stato, circa il permesso di ricerca – noto come “Masseria La Rocca” – a vantaggio della società petrolifera Rockhopper.
“Non so dire se si tratti di un dietrofront politico – ci spiega Enza Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Teramo – ma il 12 dicembre, quando il Consiglio dei Ministri aveva adottato la prima delibera, il Governo si era schierato con la Basilicata ratificando sostanzialmente quanto deciso dalla Regione che si era espressa contro il rilascio del permesso”. Ma la decisione adottata dal Consiglio dei ministri il 12 dicembre per il professore è discutibile. “Ovviamente non nel merito, ma nella scelta del mezzo: bloccare un procedimento non rientra nelle prerogative del Consiglio dei Ministri in quanto l’unica competenza che gli è affidata dalla legge è quella relativa all’esercizio del potere sostitutivo nei confronti della Regione, da esercitare per superare il diniego e non già per bloccare il procedimento. La decisione sul rigetto o sul rilascio del permesso di ricerca compete al Ministero dello Sviluppo Economico”. Ciò che ha reso questa decisione discutibile, secondo Di Salvatore, è, dunque, la strategia messa in campo dal Governo, che finisce per tradursi nel suo esatto contrario. “Così facendo si è offerto alla Rockhopper la possibilità di ricorrere al Tar, facendo valere l’incompetenza. Se volesse, la Rockhopper ci metterebbe un attimo a dimostrare che bloccare quel procedimento non spettava al Consiglio dei Ministri”.
La Regione Basilicata aveva fatto ricorso alla Consulta contro la decisione con cui il Consiglio di Stato era entrato nel merito della questione relativa alla mancata intesa regionale. “Nel conflitto di attribuzione la Corte è chiamata a stabilire a chi spetti la competenza e da ciò potrebbe discenderne l’annullamento della sentenza del Consiglio di Stato. Ma è chiaro che, costituendosi contro la Basilicata, il Consiglio dei Ministri, attraverso l’Avvocatura dello Stato, andrà ora a difendere le ragioni espresse dai giudici di Palazzo Spada e, in ultima analisi, le stesse ragioni della Rockhopper”. Ecco quindi dove risiedono le contraddizioni sbandierate dalle associazioni ambientaliste, con in testa il Comitato Nazionale “NO Triv” che ha parlato di “voltafaccia a 5 Stelle”. “L’on. Mirella Liuzzi del M5S – continua Di Salvatore – sostiene che si sia trattato di un atto dovuto e che comunque si tratti di un atto solo formale. Evidentemente non conosce il processo costituzionale. Per il Governo la costituzione in giudizio davanti alla Consulta non è un atto necessario. E non è vero che si tratti solo di un atto formale, giacché in giudizio si producono memorie difensive, con le quali si entra nel merito delle questioni e le si difende”. Da un punto di vista politico, rimane inspiegabile il cambio di rotta dell’esecutivo gialloverde. “Non so dire cosa sia successo – ha concluso il costituzionalista –, il comunicato stampa non dice di più. Si annuncia solo la decisione di costituirsi in giudizio. Magari qualcuno, non avendo gli atti sottomano, non avrà avuto piena contezza della vicenda e non ci avrà badato, ma non posso pensare che nessuno sapesse qual era il contenuto di quel punto all’ordine del giorno”.

Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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