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''Perchè la vicenda di Masseria La Rocca è una vittoria di Pirro''

13/12/2018



Enzo Di Salvatore, professore associato di Diritto Costituzionale all’Università di Teramo, interviene sulla notizia della respinta, da parte del Consiglio dei Ministri, della richiesta avanzata dalla società petrolifera Rockhopper di poter cercare idrocarburi in Basilicata. Si tratta del progetto denominato "Masseria La Rocca". “La società Rockhopper- scrive Di Salvatore- aveva presentato anni fa una richiesta per poter cercare petrolio in Basilicata. Per ottenere il permesso aveva però bisogno di due cose: di un provvedimento di valutazione di impatto ambientale e dell'intesa della Regione. Nel 2009 la Regione riteneva di non dover sottoporre a valutazione di impatto ambientale il progetto di ricerca, in quanto si trattava solo di acquisire ed elaborare dati sismici già disponibili. Qualora invece si fosse voluto cercare petrolio con il pozzo esplorativo il discorso sarebbe stato diverso. La Regione, quindi, adottava un provvedimento di non assoggettabilità a VIA della durata di tre anni. Nel frattempo, avrebbe dovuto dare l'intesa per il rilascio del permesso di ricerca.
E arriviamo al 2012: il procedimento di rilascio del permesso non è ancora concluso e il provvedimento di esclusione VIA è in procinto di scadere. A quel punto, la società petrolifera chiede che le sia prorogato il provvedimento di esclusione VIA. Ma la Regione non dà seguito a questa richiesta e, anzi, non rilascia neppure l'intesa.
Cosa fa la società petrolifera? Impugna entrambi i "no" davanti al TAR e vince. Successivamente vince anche dinanzi al Consiglio di Stato. Conclusione: poiché la Regione non ha dato l'intesa gli atti devono passare alla Presidenza del Consiglio dei ministri, competente ad esercitare il potere sostitutivo e a superare lo stallo come vuole la legge. Ma la Regione non ci sta e propone ricorso per conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale (un ricorso che ho avuto modo di seguire da vicino e che è tuttora pendente).
E siamo arrivati alla giornata di ieri. A Roma si riunisce il Consiglio dei ministri e alla riunione partecipa anche l'assessore all'ambiente della Regione. Cosa decide il Consiglio dei ministri? Si pronuncia sia sulla VIA sia sulla mancata intesa della Regione: per la VIA non concede la proroga del provvedimento di esenzione; per la mancata intesa sostanzialmente ratifica il "no" della Regione.
Il punto è che il Consiglio dei ministri ha esercitato, nei fatti, un potere che non gli compete, giacché la legge gli attribuisce una sola competenza: superare il "no" della Regione, non già bloccare il procedimento e, quindi, non rilasciare il permesso di ricerca e non rilasciare il provvedimento di proroga di esenzione della VIA. Questi due atti sono, rispettivamente, di competenza del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'ambiente. E quando dico atti del Ministero intendo dire provvedimenti amministrativi, non atti "politici": non è il ministro che li rilascia, ma il dirigente competente. La legge affida una sola e specifica competenza alla Presidenza del Consiglio dei ministri: superare lo stallo esercitando il potere sostitutivo perché il procedimento possa proseguire. La decisione adottata ieri dal Consiglio dei ministri avrebbe richiesto che si modificasse prima la normativa esistente con LEGGE (o con decreto-legge), giacché il Consiglio dei ministri non può attribuire a se stesso un potere che non ha. La soluzione individuata potrà forse anche essere utile a fini elettorali (visto che la Basilicata tornerà presto al voto), ma non porrà al riparo lo Stato da un ricorso dinanzi al giudice amministrativo. Si accettano scommesse”.



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