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Pittella, Cassazione: ‘Non emergono gravi indizi di colpevolezza’

11/12/2018



Non emergono "gravi indizi di colpevolezza", che giustifichino "esigenze cautelari" a carico di Marcello Pittella. Lo evidenzia la ‘Quinta Sezione Penale della Cassazione, nelle motivazioni alla base della sentenza dello scorso 26 novembre con cui veniva accolto il ricorso degli avvocati Coppi e Nicodemo, difensori del governatore lucano attualmente sospeso per effetto della legge Severino. “Il tribunale di Potenza – prosegue la Suprema Corte - non ha assolto all'obbligo motivazionale, limitandosi a evidenziare una serie di elementi indiziari omettendo una reale autonoma valutazione critica e sostanzialmente aggirando le obiezioni difensive con generiche letture 'probabilistiche' del ruolo di Pittella ed errate valutazioni. Sulle intercettazioni, "manca ogni concreto riferimento a elementi e circostanze desunte" che "consenta di cogliere unitariamente i motivi per cui esse siano state ritenute quali significativo supporto del quadro indiziario a carico di Pittella". “Non risultano – proseguono gli ermellini – i rilievi difensivi, sufficientemente esplicitati i caratteri di gravita', precisione e concordanza degli elementi di fatto meramente elencati dal tribunale in maniera frammentaria e con uso di una tecnica redazionale spesso segnata da superflui giudici di carattere moralistico".
“Il Riesame di Potenza – secondo i giudici – non ha individuato elementi indiziari dai quali desumere che Pittella abbia fatto sorgere, ovvero rafforzato, il proposito criminoso nei coindagati". Nemmeno da un punto di vista del pericolo di inquinamento probatorio, poiché "risulta generica e
caratterizzata da una serie di giudizi su 'perduranti collegamenti politici' di Pittella, mentre il pericolo per l'acquisizione o la genuinita' della prova deve essere identificato in tutte quelle situazioni dalle quali sia possibile desumere che l'indagato possa realmente turbare il processo formativo della prova, ostacolandone la ricerca o inquinando le relative fonti". Infine, la Suprema Corte 'boccia' il Riesame anche sul punto del pericolo di reiterazione dei reati. "La circostanza che l'indagato possa contare su nuovi incarichi nel partito o in settori comunque di influenza che gli darebbero rinnovate occasioni di inserirsi, seppure in modo indiretto, in ambienti amministrativi con potenzialità significative di distorsione dei pubblici apparati' risulta allo stato meramente eventuale e ipotetica, nonchè basata su argomentazioni generaliste in ordine all'esercizio illecito di pubbliche funzioni". Adesso la pala torna al Riesame di Potenza.

Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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