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Il Parco diffida Enel a fornire i dati sulle biomasse

14/02/2018



Domenico Pappaterra, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, con una missiva risalente allo scorso 23 gennaio, ha diffidato Enel Produzione a fornire, “entro 10 giorni”, “la documentazione in merito al piano di approvvigionamento di biomasse”, richiesta già in precedenza con due diverse note datate “10 aprile e 18 maggio del 2017”, ma che tuttora “Enel non ha inteso fornire”. La stessa multinazionale “ha manifestato la propria disponibilità – continua la nota sottoscritta da Pappaterra – a fornire i dati richiesti solo se ritenuto opportuno dall’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione (Regione Calabria)”. Tuttavia, il presidente del Parco ha precisato che “la scrivente Amministrazione nell’ambito delle proprie prerogative nella gestione e governo del territorio dell’area protetta in cui è ubicato l’impianto della Centrale del Mercure, ritiene necessario acquisire i dati già richiesti”. La richiesta si fonda anche sulle recenti indagini della DDA di Catanzaro dalle quali è emerso “il coinvolgimento – si legge nell’atto – di alcune ditte boschive che presumibilmente forniscono biomasse per l’alimentazione della Centrale del Mercure in episodi e fatti di criminalità organizzata”. “Nonché alla luce delle vibrate proteste poste in essere dai residenti nei comuni limitrofi alla Centrale medesima evidentemente preoccupati per i fatti riportati sui principali quotidiani e media nazionali”. In ragione di tutto questo “nella seduta del 18/01/2018, il Consiglio Direttivo ha ritenuto non più procrastinabile l’acquisizione dei dati più volte richiesti”. Segnatamente, L’Ente Parco vuole conoscere: “l’elenco di fornitori impiegati”; “quantità di biomassa acquistata”; “volumi acquistati ripartiti per provenienza e tipologie di specie arboree”; “copie certificati di origine rilasciati dai fornitori”; “copia della documentazione attestante la qualità delle biomasse approvvigionate”.

La questione è stata oggetto di un ordine del giorno di una riunione, tenutasi lo scorso 7 febbraio, del Comitato Tecnico Scientifico, organo di verifica e controllo che si riunisce almeno due volte l’anno e di cui fanno parte esponenti di Apacal, Arpab, e della Regioni Calabria e Basilicata. Ebbene, in questa sede Enel ha fatto sapere che per quanto concerne le notizie circa l’approvvigionamento delle biomasse “si impegna a dare riscontro nel più breve tempo possibile”. Ma, dando per scontato che la pec sia stata inviata e ricevuta nello stesso giorno della data della missiva, “l’ultimatum” posto dall’Ente Parco dovrebbe essere scaduto 5 giorni prima, ossia venerdì 2 febbraio.

“Mi sento offeso – commenta Ferdinando Laghi – per come Enel sta trattando l’Ente Parco, non riconoscendoci come interlocutori che invece si sceglie. E ci obbliga a passare per il Comitato Tecnico Scientifico, nonostante il Parco sia di fatto l’Ente di governo del territorio. Eppure – spiega il rappresentate del forum Gioia – per due anni ci ha inviato quelle pochissime informazioni sulle biomasse, mentre ora dicono che dovrebbe richiederli la Regione Calabria e che prima o poi risponderanno”. “Sono molto deluso e contrariato perché si era detto che il Parco avrebbe abbandonato la riunione qualora non fossero starti forniti i dati, cosa che non è avvenuta. Avrei voluto andare anch’io, ma mi era stato detto che sarebbe stato presente anche un legale dell’Ente, che invece e non so come mai, era assente”.
“Non è più ammissibile – tuona il prossimo presidente Isde International – pensare di proseguire ulteriormente questo stucchevole carteggio che va avanti ormai da più di due anni. Ricordo che in tutto questo tempo, nonostante le mie continue richieste abbiamo ricevuto al massimo solo un sintetico documento aggiornato all’aprile 2016 e uno ancora più scarno fino a Marzo 2017. Per cui adesso è il momento di agire”.
“Il Parco non può essere trattato così. Per cui, innanzitutto, si chieda immediatamente il fermo della Centrale. Dopodiché – ci anticipa il primario – , io stesso domanderò al presidente dell’Ente Parco cosa ha intenzione di fare di fronte a questo ennesimo schiaffo. Visto che si accettano i proventi delle compensazioni, si devono però pretendere anche queste informazioni. Ora si agisca in tutte le sedi e nei modi previsti dalla legge per far valere i propri diritti. Nessuna ulteriore inutile sollecitazione. Questo anche a tutela dell’immagine del Parco, che non può essere svillaneggiata da chi dando soldi crede di potersi permettere questo atteggiamento irridente e offensivo, e mi auguro che anche il presidente e i miei colleghi provino le mie stesse sensazioni. Inoltre – sbotta e conclude il primario –, si rammenti che questo andare avanti nonostante i continui appelli di chi chiedeva informazioni e di fermare l’attività dell’impianto nella Valle del Mercure, ha fatto e fa correre rischi sociali al nostro territorio”.

Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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