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Basilicata e voto di scambio: intervista a don Marcello Cozzi

18/10/2017



La corruzione ha toccato almeno otto famiglie italiane su 100. Questo dice l’Istat in un rapporto in cui emerge che in Italia il 7,9% delle famiglie italiane nel corso della vita (il 2,7% negli ultimi tre anni, l'1,2% negli ultimi 12 mesi) è stato coinvolto direttamente in eventi corruttivi quali richieste di denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi o agevolazioni. Allarmante il dato sul voto di scambio: ad oltre 1 milione e 700 mila italiani (il 3,7% della popolazione fra i 18 e gli 80 anni) sono stati offerti denaro, favori o regali per averne il voto alle elezioni amministrative, politiche o europee. La contropartita più frequente nella dinamica corruttiva è il denaro (60,3%), seguono il commercio di favori, nomine, trattamenti privilegiati (16,1%), i regali (9,2%) e , in misura minore , altri favori (7,6%) o una prestazione sessuale (4,6%). Il 2,7% delle famiglie che hanno fatto domanda di benefici assistenziali ( contributi, sussidi, alloggi sociali o popolari, pensioni di invalidità o altri benefici ) si stima abbia ricevuto una richiesta di denaro o scambi di favori . In cima ai ‘settori’ dove emerge maggiormente questo dato c’è la sanità. In ambito sanitario episodi di corruzione hanno coinvolto il 2,4% delle famiglie necessitanti di visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, ricoveri o interventi. Le famiglie che si sono rivolte agli uffici pubblici nel 2,1% dei casi hanno avuto richieste di denaro, regali o favori. E in Basilicata? La nostra regione presenta valori a dir poco preoccupanti, perché si trova in cima alla lista per quanto riguarda il voto di scambio. In pratica una persona su dieci conosce molto bene la pratica del voto chiesto in cambio di favori o posti di lavoro. Ancora: la richiesta di effettuare una visita privata prima del trattamento in una struttura pubblica è elevata in Puglia (20,7%) e proprio in Basilicata (18,5%) ; seguono Sicilia (16,1%) e Lazio (14,4%) .
Gianfranco Aurilio ne ha parlato con Don Marcello Cozzi, dell’associazione Libera.

Come commenta il dato Istat che vede la Basilicata al primo posto nella classifica del voto di scambio?
Questa notizia ci ha fatto riflettere e ci ha colpito in quanto è certamente negativa per l’immagine della Basilicata. Adesso stiamo cercando di capire in base a quali indicatori scientifici è scaturita questa considerazione. Ma è chiaro che, se accertato scientificamente, questo dato non ci dice nulla di nuovo perché il problema è di carattere culturale e non riguarda solo i politici.

Intende dire che dipende anche dai cittadini?
È un po’ la storia del cane che si morde la coda. Non potrò mai dimenticare la vicenda di una mamma che venne da me anni fa con il foglio di convocazione per il figlio per svolgere le prove di un concorso, raccontandomi che un politico appartenente a un ente lucano, di cui mi fece il nome e cognome, gli sconsigliò di far partecipare il figlio a quel concorso perché i posti erano già stati assegnati, promettendole poi di dirle a quale invece avrebbe dovuto partecipare. Allora io le consigliai di sporgere denuncia, ma lei mi rispose che non lavorava, il marito era in cassa integrazione e che il figlio aveva 32 anni ed era disoccupato. Allora il problema è quello che dice Papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato sì’, ossia che noi abbiamo a che fare con una politica che non ha visioni e che vive del consenso immediato e la gente, per i problemi che ha, asseconda questo tipo di politica. Per cui, non è solamente una questione di politici corrotti bensì è un problema culturale ed è necessaria una vera e propria rivoluzione etica. Non me la sento di andare a denunciare questa mamma in quanto omertosa, perché parliamo di una persona costretta a vivere “attaccata alla canna del gas”.

Come si fa allora a trovare una soluzione, proprio alla luce di queste difficoltà che oggi colpiscono soprattutto i giovani?
Pretendendo coerenza e rigidità da chi occupa un ruolo di responsabilità, che ha il dovere di smetterla di giocare con i problemi e le necessità della gente. Chi ricopre incarichi istituzionali ha l’obbligo di comportarsi in modo da interrompere questo circuito così malefico.

Ma non è anche una conseguenza del decadimento dei valori?
Questa crisi, per giunta ancora nemmeno superata, non è stata solo economica perché ha determinato l’abbassamento degli anticorpi della società. Oggi pur di avere un lavoro si è disposti a tutto, a lavorare in nero e a cedere a qualunque tipo di ricatto. Quindi c’è stato un forte abbassamento dei lavori. Ecco perché parlavo di cambiamento sotto il profilo etico, affinché si provi a riconsiderare il livello di quell’asticella oltre la quale non si può più andare.


Gianfranco Aurilio
Mariapaola Vergallito
lasiritide.it



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Se la tecnologia aumenta il baratro tra le generazioni
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