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Le responsabilità del Governo Renzi sull'emergenza incendi

16/07/2017



L'emergenza incendi al Sud Italia, oltre a provocare ingenti danni, ha sollevato un vespaio di polemiche.
Ciò che sta facendo più discutere è la riforma del Corpo Forestale delle Stato, voluta dal Governo Renzi e statuita con il decreto Madia dello scorso agosto. È indubbio che molti incendi siano dolosi o colposi, ma è altrettanto vero che non siamo diventati all'improvviso un popolo di piromani o sprovveduti. Così come non si può negare che questo inizio estate sia stato particolarmente caldo e torrido, ma non è la prima volta che capita e non sarà l'ultima. Il provvedimento che porta il nome dell’attuale ministra della Semplificazione e Funzione Pubblica, disponendo l'assorbimento nell'Arma dei Carabinieri, impedisce al Corpo Forestale dello Stato (da allora Carabinieri Forestali) di occuparsi dello spegnimento degli incendi. Affidando questo compito ai Vigili del Fuoco (cui sono stati trasferiti solo circa 390 ex forestali sui quasi 8000 in servizio), lasciando ai forestali integrati nei carabinieri (circa 6500 uomini) esclusivamente compiti ispettivi: ovvero appurare la natura dell'incendio ed, eventualmente, arrestare i responsabili. Resta la funzione di controllo, mentre l'attività di soccorso è stata affidata alla Guardia di Finanza, nei cui ranghi sono stati trasferiti i forestali specializzati nel soccorso alpino.
Ma nella pratica i risultati sono stati pessimi. Se consideriamo quanto accaduto all'interno del Parco Nazionale del Pollino, ci accorgiamo immediatamente che gli appartenenti al Corpo Forestale (di seguito cfs) erano in numero maggiore rispetto ai Vigili del Fuoco (di seguito vvff). A questo aspetto bisogna aggiungere la questione esperienza, nel senso che fino allo scorso anno gli incendi boschivi erano appannaggio esclusivamente del cfs, che era in grado di esercitare un controllo capillare sul territorio di propria competenza. Basta fare un esempio pratico: l'intera superfice del Parco può fare affidamento su 21 presidi del cfs, due di questi nella sola Valle del Mercure (Rotonda, dove ha sede anche il reparto Carabinieri Parco del Pollino che coordina tutti gli ex CTA, e Viggianello); a fronte dei soli 4 presidi (compreso Castrovillari) dei Vigili del Fuoco.
Prima del decreto Madia, l'organizzazione prevedeva la distinzione tra incendi boschivi, nei centri urbani e di interfaccia (boschivi che si estendono ai centri abitati e viceversa). Il coordinamento negli incendi boschivi era, ed è, affidato al Dos (direttore operazioni di spegnimento), figura del cfs; in quelli urbani al Ros (responsabile operazioni di spegnimento), appartenente ai vvfs; nell'interfaccia agivano entrambi, ma le evacuazioni erano decise dal Ros. I responsabili chiedono l'invio dei mezzi, per cui, negli incendi boschivi, dovrebbe essere il Dos a richiedere un Canadair e coordinare gli interventi anche di enti diversi (regioni, comunità montane, protezione civile, consorzi di bonifica). Tuttavia, i Dos, dopo l'assorbimento nei vvfs, spesso non sono operativi, non ci sono o ne fano le veci quelli della Protezione Civile. Comunque qualcuno che non può avere l'esperienza e le conoscenze maturate dopo anni da un forestale. Il Dos infatti era il più alto in grado presente sul posto. Questa eventualità favorisce i ritardi negli interventi e nelle decisioni che, unito alla penuria di uomini e di mezzi, può provocare le conseguenze cui abbiamo assistito nei giorni scorsi. Ma le difficoltà sono anche di ordine burocratico. Gran parte dei quasi 390 del cfs passati ai vvff non sono attivamente impegnati nelle attività di spegnimento poiché non hanno frequentato i corsi specifici previsti dall'ordinamento interno del corpo. Inoltre, molti moduli sono ancora fermi e in possesso del cfs, in attesa di essere consegnati. Gli aerei ed elicotteri in dotazione al cfs, per metà sono passati ai carabinieri, per cui non verranno più usati a scopi di spegnimento. Altri mezzi sono fermi per ragioni tecniche o economiche.
In aggiunta, fino allo scorso anno, a prescindere dalle competenze, tra forestali e vigili del fuoco c'era collaborazione e la si vedeva nei casi di incendi di interfaccia, che poi sono quelli maggiormente registrati in questi giorni soprattutto in Basilicata. Ma oggi non è più possibile che ciò avvenga per ragioni logistiche e di equipaggiamento: basti pensare alla mancanza di semplici tute ignifughe, non in dotazione ai carabinieri forestali.
Un sistema nato, come al solito in nome della razionalizzazione e dell'efficienza, ma che in realtà è andato nella direzione opposta, mostrando la sua inadeguatezza in diverse circostanze. Come nell'incendio nei pressi della diga di Senise, divampato a un "centimetro" dal più grande invaso artificiale in terra battuta d'Europa, senza che si sia riuscito a evitare che facesse danni. Questo è un caso di scuola, perché acqua per domare le fiamme ce n'era in abbondanza, evidentemente mancava altro.


Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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