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Impianto rifiuti a Senise: tutto tace. Ma la vicenda approda in Parlamento

1/10/2014



Il 30 luglio 2014 la Nep Italy s.r.l. a Senise, nella stanza del Sindaco, diceva: “La Nep non è in possesso della scelta tecnologica innovativa in quanto sta vagliando le migliori tecnologie presenti sul mercato e si è presa l’impegno di presentare questa documentazione entro il mese di settembre. Ad oggi abbiamo depositato il processo produttivo, che sono atti pubblici che possono essere visionati e richiesti alla Regione Basilicata”. Oggi, 1 ottobre 2014, il Comitato "PerSenise: Rifiuto!" segnala che tutto tace. "Ieri è scaduto il termine che la società si era dato per presentare i mancanti atti eppure dall’amministrazione comunale non vi è giunta notizia. Nessuna novità dicono i consiglieri e il Sindaco, rispetto il consiglio comunale dell’ 11 settembre, che a sua volta non aveva nessuna novità rispetto quello del 23 giugno. E la ridicola Commissione Speciale che fine ha fatto? Data la gravità della vicenda che ormai da mesi agita la comunità senisese, il Sindaco ha acquisito il progetto tecnico esecutivo al fine di tranquillizzare l’intera cittadina? Bè a quanto dice non ha acquisito neppure le informazioni ambientali! E solo quando avrà tutte le carte deciderà. Per non parlare poi dell’opposizione presentata dalla società stessa per riservatezza d’impresa, contro l’istanza di accesso agli atti alla Regione sottoscritta dal comitato. Peccato che alle fiabe non ci crede più nessuno. Smettiamola con queste prese in giro e diciamoci chiaramente come stanno le cose, di quale accordo di reindustrializzazione o rifiuti parliamo? Dietro quale opificio (perfetto nome per addolcire la pillola) ci nascondiamo pur di non dire che la causa della tragedia rifiuti che sta colpendo Senise e l’intera Basilicata, è l’articolo 35 del decreto 133/2014 conosciuto come Sblocca Italia. Vergognoso il consenso del Governatore Pittella, disposto a svendere la Regione e del Sindaco stesso, che attraverso la scusante dei 53 posti di lavoro ha svenduto Senise. Purtroppo non possiamo neppure chiedere loro di vergognarsi, se conoscessero cosa fosse la vergogna non si sarebbe arrivati a tanto! Lotteremo in nome dell’ormai defunta democrazia, del nostro territorio e soprattutto della salute, promettendo battaglie legali e forti azioni di protesta affinchè non si realizzino le sorti annunciate per la Basilicata e per Senise: discarica d’italia e non solo".

E mentre il Comitato “Per Senise:Rifiuto!” segnala come, ancora una volta, sembri tradito il termine ultimo per avere lumi rispetto al progetto dell’impianto dei rifiuti, che si vorrebbe realizzare a Senise, nell’ambito del programma regionale di reindustrializzazione, il tema approda in parlamento.
Il senatore campano Bartolomeo Pepe, alla vicenda dedica una interrogazione in cui chiede se risulti “veritiera la notizia che aziende che hanno visto i propri amministratori arrestati per gravissimi reati legati al traffico internazionale di rifiuti pericolosi, smaltimento illecito di rifiuti, truffa, falso ed associazione a delinquere normale o di tipo mafioso, abbiano partecipato, vincendole, a gare per servizi di raccolta e smaltimento rifiuti”, senza che intervenissero “le prefetture di Potenza e di Matera. Di seguito il testo integrale dell'interpellanza:

PEPE - Al ministro degli interni, Al ministro della giustizia, Al ministro dell'ambiente della tutela del territorio e del mare, Al ministro dello sviluppo Economico, Alla presidenza del Consiglio dei ministri



da notizie di stampa apprendiamo della pubblica denuncia di uno stato di totale illegalità relativamente agli appalti in essere ed alle erogazioni di finanziamenti a fondo perduto nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti in terra di Basilicata.

relativamente al cosiddetto opificio per il trattamento dei rifiuti con produzione di CSS che la Regione Basilicata ha deciso, con Delibera Giunta regionale della Regione Basilicata del 12 marzo 2013 sulla reindustrializzazione del sito produttivo inattivo ex Me.com srl Senise (Pz).

“Con la Delibera della Giunta Regionale della Regione Basilicata n. 808 del 27 giugno 2014 è stata dichiarata la ricorrenza dei presupposti di cui all’art.25 comma 1 Legge regionale n.17/2011 per la realizzazione e o ampliamento degli impianti di recupero rifiuti, e in particolare dell’impianto di recupero di rifiuti non pericolosi per la produzione di CSS, la valorizzazione dei rifiuti da raccolta differenziata ed il recupero di rifiuti inerti in area compresa tra la località “Manche di Marconi” e “Santa Lucia” del Comune di Senise (PZ) proposto dalla società NEP Italy s.r.l.”.
Nella richiamata delibera si legge che tale dichiarazione è stata emessa sulla base dell’istanza presentata il 18 giugno 2014 dalla società Nep Italy s.r.l. con sede legale in contrada Fontana Camillo 11 , 85050 Tito (Potenza).

Con la delibera della Giunta Regionale della Regione Basilicata n.825 del 27 giugno 2014 sarebbe stato deliberato un contributo in conto capitale di 8.414.444,11 euro alla società Nep Italy s.r.l., con sede legale in contrada Fontana Camillo 11 , 85050, Tito (Potenza), per la realizzazione del programma di investimento finalizzato alla realizzazione di un impianto multifunzionale per il trattamento di rifiuti solidi.
La Nep Italy s.r.l. con sede legale in contrada Fontana Camillo 11 , 85050Tito (Potenza), risulta costituita il 24 marzo 2014 e iscritta alla Camera di Commercio in data 26 marzo 2014, con un capitale sociale di 10.000 euro di cui versati 2.500 e due soci con pari quota del 50% del capitale sociale : Bonaventura s.r.l titolare del 50% del capitale pari a 5.000 euro, di cui versati 1.250 euro e Pellicano Verde spa con capitale del 50% pari a 5000 euro, di cui versati 1.250 euro. L’impresa sociale così costituita risulta “inattiva”.

Uno dei soci della Nep Italy s.r.l., nella sua qualità di amministratore delegato con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione relativamente alle attività amministrative e finanziarie della società, è stato condannato per violazione dell’obbligo di vigilanza sull’andamento della gestione ex art.2392 cc, insieme ad Altri dal Tribunale di Milano con sentenza in data 22 marzo 2012 a pagare la somma di 1.306.245,56 euro.

Da informazioni contenute in relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, nell’ordinanza applicativa di misura cautelare del 6/12/2011, contro imputati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, emessa dal Gip presso il Tribunale di Lecce, vi è menzione di legali rappresentanti pro tempore e un procuratore speciale della società “Pellicano Verde” spa, imputati con altri del reato di cui all’art.416 comma 1 e 2 c.p. e art. 4 l. n. 146/2006, quali partecipi nel sodalizio esportando illegalmente kg.763,090 di rifiuti speciali a mezzo di 38 container mediante la predisposizione di documenti doganali e commerciali ideologicamente falsi per un illecito giro di affari pari a 130.607,00 euro in Taranto e Napoli dal 24/01/2008.

la ditta Nep Italy s.r.l. pare abbia avuto accesso alla somma di 8.414.444,11 euro, quale contributo assegnato al ( soltanto un caso di 11 prescinde da ogni indagine sulle pregresse carriere dei soci che non possono essere ignorate anche se la Nep Italy s.r.l. è stata costituita proprio al momento in cui doveva concorrere per l’appalto in questione.

relativamente alla realizzazione, finanziata al 100%, di un opificio in area sin (sito di interesse nazionale da bonificare) di Tito Z. Ind.le, per trasformazione di rifiuti in cdr combustibili da rifiuti da parte della società AGECO il cui amministratore è stato arrestato per associazione a delinquere, smaltimento illecito dei rifiuti, truffa e falso e la cui società Cambiava l’assetto societario nominando amministratore la coniuge del precedente amministratore e continuano a percepire finanziamenti, a vincere appalti mentre il manovratore il 30 ottobre sarà sotto processo a Potenza per il caso Monnezzopoli.

La stessa società tecnoparco pare sia sotto indagine della D.I.A. di Basilicata per smaltimento illecito di rifiuti pericolosi derivanti dalle estrazioni petrolifere per cui sarebbero stati emessi almeno 11 avvisi di garanzia dagli inquirenti

Alcune associazioni di cittadini denunciano pubblicamente sui loro blog che sia stata inoltrata richiesta di accesso agli atti e di informazioni ambientali e che le autorità interessate negano tali informazioni in violazione della normativa europea e della convenzione di Aarhus.

Nella fattispecie, pare, si registrino assegnazioni di fondi pubblici ad aziende di società già oggetto di arresti per associazione a delinquere ordinario e/o di stampo mafioso sia nella erogazione di milioni di euro di fondi'', in particolare ''per la realizzazione di opifici per produrre combustibili da rifiuti sia negli appalti per la raccolta che per il deposito e lo smaltimento dei rifiuti.

Ai termini della nuova normativa sulla documentazione antimafia, Come puntualmente riportato da Basilicata24.it, La pubblica amministrazione non dovrebbe più consentire la partecipazione alle gare e agli appalti pubblici, nonché all'accesso ai finanziamenti pubblici, alle società attenzionate dalla magistratura per fatti gravi, pur in presenza di variazioni degli assetti societari finalizzate all'elusione dei controlli e alle prescrizioni di legge.
Secondo le stesse norme, I Prefetti dovrebbero, in ogni caso, emettere interdittiva antimafia.


Si chiede

• se risulti veritiera la notizia che aziende che hanno visto i propri amministratori arrestati per gravissimi reati legati al traffico internazionale di rifiuti pericolosi, smaltimento illecito di rifiuti, truffa, falso ed associazione a delinquere normale o di tipo mafioso, abbiano partecipato, vincendole, a gare per servizi di raccolta e smaltimento rifiuti

• E se risponde a verità la denuncia del mancato intervento delle prefetture dei distretti di Potenza e Matera

• se corrisponde al vero che diverse aziende i cui amministratori sono stati sottoposti ad arresti per associazioni a delinquere di stampo mafioso e non siano tra le beneficiarie dei fondi perduti per realizzare "opifici" che altro non sono mega stoccaggi di rifiuti pericolosi e non pericolosi per trasformazione in combustibili da rifiuti (CDR)


• Se i ministri interessati ritengano di invitare I Prefetti a svolgere accertamenti preliminari sulle imprese del luogo dove si eseguiranno i lavori per le quali è maggiore il rischio di infiltrazione mafiosa ed, in caso di accertamento di tale situazione, di emettere l'informativa interdittiva senza aspettare l'esito dei processi e delle inchieste in aderenza alle direttive della nuova normativa sulla documentazione antimafia

• Se e quali iniziative i ministri, per quanto di loro competenza, vogliano intraprendere per le questioni di loro competenza in questo ambito.

lasiritide.it



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