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In Basilicata poche botteghe, artigianato a rischio

19/09/2014



Gli antichi mestieri stanno scomparendo: in provincia di Potenza sono rimaste solo 119 ditte artigiane storiche - dall’arrotino ambulante al calderaio stagnino che ripara le pentole, dall’artigiano del rame al calzolaio, dal maniscalco per cavalli da corsa o bovini a chi costruisce canestri a chi ripara ombrelli – su un totale di oltre 17 mila in tutt’Italia. Il dato provinciale contenuto in un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese a settembre 2014 corrisponde allo 0,7% del numero complessivo di imprese italiane di antichi mestieri. A riferirlo è Confartigianato di Potenza. Le aziende più numerose – si aggiunge nella nota - sono quelle dei falegnami, poi calzolai e corniciai; resistono anche imprese che lavorano i rame e il ferro. Sono i mestieri più tradizionali quelli che alla fine non spariscono mai. Anzi, complice la crisi, tornano ad affermarsi tra le abitudini dei consumatori che guardano al risparmio, in tutto quello che non è strettamente necessario. E la prima cosa che si taglia, neanche a dirlo, è lo shopping, specchio di come sta girando l’economia. Così, invece di acquistare capi d’abbigliamento nuovi, col cambiare della stagione si aprono le cantine, si rovista nei solai, si cerca nei fondi dei cassetti per tirare fuori abiti vecchi o scarpe, a cui con un colpo da maestro artigiano si può donare nuova vita e anche un tocco modernizzante. Ed ecco che si torna in massa dalla sarta, per accorciare un orlo o rimettere in sesto una giacca. Altra categoria su cui bisogna assolutamente tentare il tutto e per tutto, prima di pensare a un nuovo acquisto, è quella delle scarpe. Nel mondo delle scarpe, vige la regola assoluta: più sono state pagate, più devono assolutamente essere recuperate. Ma è anche giusto così, perchè spesso ci dimentichiamo di avere fin troppo, e che la maggior parte delle cose di cui ci circondiamo in realtà non ci servono, perchè le avevamo già. Magari di un altro colore o di un’altra forma, ma se con dieci euro possono tornare come nuove un pensiero bisogna farcelo.
“Oggi – commenta Antonio Miele, presidente Confartigianato - domina un modello culturale che contrappone il sapere al saper fare, la conoscenza teorica alle competenze tecniche e pratiche. Con il risultato che i giovani non trovano lavoro e le aziende non riescono ad assumere lavoratori. La situazione è addirittura paradossale: da un lato gli imprenditori non riescono a trovare manodopera qualificata, dall’altro abbiamo un esercito di giovani tra 15 e 29 anni disoccupati. Bisogna ristabilire pari dignità tra cultura classica e cultura manuale, tecnica, scientifica, imprenditoriale, creare un rapporto più stretto tra scuola e aziende, rilanciare la formazione professionale e l’apprendistato, orientare i giovani nella scelta della scuola in base alle richieste del mercato del lavoro. Anche per questo Confartigianato ha inteso dare ulteriore sviluppo al progetto Maestros Academy, ideato dall’azienda coreana Samsung per creare un contatto tra sapere artigiano italiano e nativi digitali, con l’obiettivo di accompagnare nuovi talenti a crearsi una professionalità nell’ambito del settore manifatturiero del nostro Paese, sempre più bisognoso di giovani che ne portino avanti la tradizione. Samsung selezionerà alcuni artigiani associati a Confartigianato fornendo loro avanzati strumenti tecnologici e offrendo così “la possibilità ai ragazzi di seguire un percorso formativo e di imparare direttamente dalle parole dei maestri” attraverso video-lezioni in cui gli artigiani svelano i segreti del loro lavoro. Il futuro della nostra tradizione manifatturiera lo devono scrivere i giovani. Confartigianato guida le nuove generazioni alla scoperta di un lavoro gratificante, fa conoscere i segreti di mestieri antichi reinterpretati in chiave innovativa, offre l’opportunità di imparare come si realizzano i prodotti che il mondo ci invidia”.



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